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Cronache
Pulizie ospedali, appalto milionario. I pm calabresi contro la coop emiliana
 

Dritta e breve è la strada che da Reggio Emilia porta in Calabria.

Negli ultimi anni sono tante le associazioni più o meno suggestive che collegano le due aree del Paese.

Tra queste il disvelamento, dopo decenni di connivenze, della presenza della ‘ndrangheta in Emilia, confermata dal processo Aemilia; il clan dei cutresi Grande Aracri in pianta stabile a Brescello, paesino noto per la saga di Guareschi su Don Camillo e Peppone; la principale strada di accesso a Reggio Emilia, inaurata da Graziano Del Rio, che prende il nome di Città di Cutro (vista la consistente presenza di cutresi nel capoluogo reggiano). 

 

Da qualche giorno una vicenda di tenore economico interessa ancora una volta i due territori.

Con un blitz congiunto guardia di finanza e carabinieri sono entrati nell'Azienda Ospedaliera di Cosenza acquisendo gli atti d’aggiudicazione dell’appalto milionario (25 milioni di euro) con il quale la cooperativa di Reggio Emilia Coopservice si è aggiudicata le pulizie di un nosocomio calabrese. Sarebbero almeno dieci le persone interessate da un possibile provvedimento. Su tutti aleggia il reato di truffa per il quale potrebbero essere rinviati a giudizio. Alcuni dipendenti di Coopservice sarebbero stati sentiti dagli inquirenti ma non è chiaro capire a che titolo. Dal palazzo della Procura le bocche restano cucite, dato lo stretto riserbo che vi è sul caso.

 

Coopservice è un colosso del mondo cooperativo con un fatturato, attribuito al gruppo, superiore ai 780 milioni di euro, più di 18.000 dipendenti ed appalti in tutta Italia.

Le indagini, partite nel 2016, anche con un intervento dei Nas che hanno predisposto verifiche sulle condizioni igienico-sanitarie dell’Ospedale Civile di Cosenza, hanno fatto emergere criticità e incongruenze nella gestione dell’appalto.

 

L'ipotesi di indagine è che attraverso sofisticati meccanismi contabili, la cooperativa avrebbe attestato falsamente a suo vantaggio lavori superiori a quelli fattibili dal personale in servizio. Anche l’ufficio competente dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, che doveva eseguire i controlli, ha sorvolato sulle attività della cooperativa anche se il monte ore era visibilmente sovrastimato e incompatibile con il numero di lavoratori in servizio per ogni turno.

 

E’ capitato che i dipendenti lamentassero difficoltà nel tempo assegnato per le pulizie. In quattro ore, un lavoratore part time, avrebbe dovuto pulire circa 10-12 stanze degenti, i servizi igienici, l’infermeria, i corridoi e in alcuni casi anche le scale. In totale, in media, 20 stanze, 17 bagni, mobili, letti, comodini, sanitari, passamano e porte. E così dopo le proteste di diversi cittadini è intervenuta la procura che vuole vedere chiaro sull’appalto e sulle dimensioni delle pulizie. I calabresi si sarebbero trovati a pagare pulizie ‘fantasma’, cioè mai eseguite.

 

Un’esasperazione del carico di lavoro è stata denunciata nell’aprile del 2018 anche dalle addette alle pulizia di Coopservice che operavano però nell’Ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia: “Carichi di lavoro aumentati, ma stesse ore di lavoro”. Nel presidio fatto le lavoratrici spiegavano che con il subentro della cooperativa reggiana nella commessa dell’ospedale erano stati raddoppiati i metri quadri di competenza di ciascun dipendente senza alcuna altra indicazione. “Siamo stremate e sfinite”, spiegavano. Difficile dire se il sistema è lo stesso o se quello calabrese resta un caso a sé, isolato. La dinamica reggiana potrebbe essere la normale evoluzione di una tensione tra lavoratori e impresa.

 

In Calabria sarebbero stati coinvolti nel sistema sotto indagine degli inquirenti dei funzionari amministrativi che sono accusati di  aver predisposto false attestazioni sulla regolarità dell’esecuzione dell’appalto, necessarie per la liquidazione delle fatture. I reparti e le sale che Coopservice avrebbe dovuto pulire restavano sporchi con il rischio, come sappiamo, che le infezioni, sempre pericolose, si trasformino in un evento mortale per i degenti. I controllori calabresi avrebbero accettato la prassi senza denunciare quanto accaduto e anche solo senza eseguire i controlli.

Il volume di affari, le denunce e le attività della cooperativa hanno insospettito la procura di Cosenza che su disposizione del procuratore capo Mario Spagnuolo sta eseguendo ulteriori verifiche all’ospedale Annunziata utilizzando i carabinieri del Noe e del Nil (il Nucleo carabinieri Ispettorato del lavoro).

 

 

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