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Cronache
E ora è paura attentati anche in Italia


Nessun "allarme specifico", ma massima "allerta su tutti gli obiettivi sensibili". Con il consolidarsi dell'Isis e dopo la diffusione del video dell'esecuzione di James Foley, l'incubo terrorismo torna a materializzarsi anche in Italia. E a due giorni dalla circolare inoltrata dal dipartimento di pubblica sicurezza a prefetti e questori, in tutta Italia sono state ulteriormente rafforzate, in chiave preventiva, le misure di sicurezza su sedi istituzionali, ambasciate e consolate dei Paesi piu' teoricamente esposti a rischio, luoghi di culto, aeroporti, porti, stazioni e luoghi in genere molto frequentati dal pubblico.

In realta', l'intelligence monitora da tempo e con estrema attenzione quella che al momento viene considerata la minaccia principale, quella rappresentata dai cosiddetti "foreign fighters", i volontari europei andati a combattere nei teatri della jihad (in questi giorni sui giornali ci sono soprattutto Siria e Iraq ma non vanno dimenticate nemmeno le crisi maliana e somala) e di ritorno nel vecchio Continente: nell'ultima relazione al Parlamento dei nostri servizi di informazione e sicurezza, c'e' un capitolo ad hoc dedicato al fenomeno del cosiddetto "reducismo", "in relazione all'eventualita' che combattenti di estrazione 'occidentale', dopo aver sviluppato sul posto legami con gruppi qaidisti ed acquisito sul campo particolari capacita' offensive, decidano di ridispiegarsi in Paesi occidentali, Italia compresa, per attuare progetti ostili ovvero tentare di impiantare reti radicali". E' una realta' complessa, eterogenea, che mette assieme immigrati, anche di seconda e terza generazione, e convertiti dell'ultim'ora all'Islam radicale, rendendo estremamente difficile se non impossibile quantificare il numero delle partenze: possibile che siano alcune migliaia, soprattutto dalla Gran Bretagna, mentre per l'Italia sarebbero poche decine. Il 6 agosto, in audizione davanti al Copasir, era stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'intelligence Marco Minniti, a ribadire l'allarme, sottolineando come l'indottrinamento avvenga soprattutto on line: non a caso nel mirino dei nostri 007 c'e' soprattutto quella galassia di siti, blog e forum "d'area" che mescolano proselitismo e istruzioni operative, rappresentando spesso il primo passo dell'impegno militante. Di fatto, in assenza sul nostro territorio di "reti o di cellule organiche alle organizzazioni qaediste", a preoccupare resta sempre il fenomeno della "jihad individuale", condotta magari con mezzi artigianali (dall'ordigno fai-da-te all'arma da taglio) e da soggetti solitari o microgruppi auto-organizzati.

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