Attentato Ranucci, ecco chi è il presunto mandante Lavitola
Colpo di scena nel caso dell’attentato a Sigfrido Ranucci, dopo l’arresto dei quattro esecutori, i carabinieri adesso avrebbero individuato anche il possibile mandante. Il nome della presunta mente dietro all’attentato nei confronti del giornalista di Report è noto in diversi ambienti, uno su tutti quello della politica e anche dei tribunali. Valter Lavitola è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di essere il mandante, insieme a un’altra persona. Le prove a supporto però, al momento, sono al vaglio. Infatti non sono state chieste misure cautelari per l’ex editore.
Ma chi è Valter Lavitola?
Valter Lavitola, nato a Salerno il 16 giugno 1966, viene definito un “faccendiere”. Ha ricoperto diversi ruoli, tra cui quello di direttore de L’Avanti, ex giornalista e attualmente imprenditore. Lavitola è stato coinvolto in qualche modo in diversi casi giudiziari spesso riguardanti anche la politica. La casa di Montecarlo di Fini, la latitanza del 2011, le accuse di corruzione internazionale e truffa ai fondi pubblici, la “compravendita di senatori“, la condanna a 2 anni e 8 mesi per tentata estorsione a Silvio Berlusconi e ancora la richiesta della Corte dei conti di restituire i 23 milioni di contributi pubblici ottenuti negli anni.
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La casa di Montecarlo di Fini
Lo scorso anno, rilasciando un’intervista a La Repubblica, fu lo stesso Lavitola ad auto-accusarsi per quella vicenda costata molto cara a Gianfranco Fini, costretto a dover dire addio alla politica. “Non lo rifarei. La ragione principale per cui ne sto parlando è che mi pesa aver innescato una vicenda che può portare a una condanna ingiusta. Sono certo – aveva detto Lavitola – che all’inizio Fini non sapeva che la casa fosse stata acquistata dal cognato con i soldi di Corallo, l’imprenditore delle slot. Fu Corallo a organizzare la cosa da Saint Lucia, dove aveva due casinò, insieme ai Tulliani e ad altri intorno a Fini, che ha saputo solo dopo“.
Tentata estorsione a Berlusconi
Quando scoppiò il caso del “Bunga Bunga”, Lavitola avrebbe tentato di trarne vantaggio cercando di ottenere denaro da parte di Berlusconi in cambio del suo silenzio. Ma il cavaliere denunciò questo tentato raggiro. In particolare, secondo l’accusa Lavitola, tentò di ottenere da Berlusconi la somma di 5 milioni di euro. Per questa vicenda, l’ex direttore de L’Avanti fu condannato a 2 anni e 8 mesi. Nel corso delle indagini, gli inquirenti sequestrarono una lettera, scritta da Lavitola durante il periodo della sua latitanza all’estero e indirizzata, ma mai recapitata, al Cavaliere, in cui l’ex giornalista elencava e rinfacciava presunti favori ricevuti dall’ex premier.

