“Di mamma ce n’è una sola. Ma alle volte ne servono di più”. È questo lo slogan di “Allattami”, la banca del latte umano donato di Bologna che in un anno ha arruolato 44 donne e raccolto 3.618 biberon (equivalenti a circa 416 litri di latte materno). I biberon già utilizzati sono stati 2.980 di cui 874 nella Terapia intensiva neonatale e 1.254 nella neonatologia del Sant’Orsola. Il buon funzionamento del percorso ha consentito di estenderlo prima alla Neonatologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna, dove sono già stati utilizzati 852 biberon, e da un mese al Sant’Anna di Ferrara, dove sono arrivati i primi 20 biberon, pur essendo il bacino di raccolta ristretto sempre a Bologna e ai Comuni limitrofi. Le potenziali donatrici, reclutate dall’associazione Il Cucciolo, dopo gli esami al Sant’Orsola, vengono ammesse al programma. Il latte in più viene ritirato a domicilio da Granarolo. Ogni biberon viene poi controllato, sigillato, pastorizzato e conservato nella banca allestita presso la sede bolognese del gruppo industriale, che garantisce la tracciabilità di tutto il percorso e la consegna dei quantitativi di latte richiesti direttamente alle Terapie intensive neonatali degli ospedali coinvolti.
Un servizio fondamentale: il latte umano – è dimostrato – aumenta, infatti, la possibilità di sopravvivenza dei neonati prematuri che lottano ogni giorno contro mille difficoltà, infezioni e gravi complicanze. Spesso però le madri dei bambini nati prima del termine, sottoposte a grandi stress fisici e psicologi, subito non hanno latte a sufficienza. “L’aiuto ricevuto da Allattami – spiega Luigi Corvaglia, responsabile della Terapia intensiva neonatale (Tin) del Policlinico di Sant’Orsola – rende più serene anche le mamme dei prematuri, che possono stimolare e attendere la propria montata lattea con maggior tranquillità. Risultato? Da quando esiste Allattami anche l’incidenza di utilizzo del latte della propria madre non solo non è calato ma è aumentato del 10 per cento”.
“Credo che questa iniziativa sia molto bella – racconta la mamma di Anita, ospitata nella Terapia intensiva neonatale del Policlinico di San’Orsola – Io, mamma di una bambina nato prematuramente, non ho latte. Stress e paura, per questi bambini, fanno sì che alla mamma, il latte venga meno. Per me è importante che lei abbia latte materno anche se non il mio…”. La banca del latte è la prima a essere stata realizzata in partnership tra un’azienda sanitaria, il Sant’Orsola, e un’impresa privata, Granarolo Spa. Un’alleanza che funziona dato che, come spiega il direttore generale del Policlinico di Sant’Orsola Sergio Venturi, “con un costo per il pubblico prossimo allo zero, riusciamo a garantire un servizio sicuro e di qualità, nel quale anche il volontariato vede garantito un ruolo determinante. In un campo così delicato stiamo sperimentando insieme una soluzione che può rivelarsi utile in tanti altri casi”.
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