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Batterio mangiacarne, l’Iss spegne l’allarme in Italia: ecco perché il rischio nei nostri mari è “estremamente basso”

Il Vibrio vulnificus può infettare attraverso ferite aperte o frutti di mare crudi. L’Iss indica le precauzioni da seguire

Batterio mangiacarne, l’Iss spegne l’allarme in Italia: ecco perché il rischio nei nostri mari è “estremamente basso”
Immagine creata con l’IA

L’Istituto superiore di sanità ridimensiona i timori sul Vibrio vulnificus, il microrganismo spesso definito “batterio mangiacarne”. Nelle acque italiane il rischio di infezione è “estremamente basso”. Le condizioni più favorevoli in Europa si registrano soprattutto nel Mar Baltico e nel Mar Nero.

Ferite aperte e frutti di mare crudi: così può avvenire l’infezione da Vibrio vulnificus

Nei mari italiani il Vibrio vulnificus trova condizioni molto meno favorevoli rispetto ad altre aree europee. L’Istituto superiore di sanità indica come uno dei fattori determinanti la salinità. Il batterio prolifera in condizioni ottimali con temperature superiori ai 18 gradi e una salinità compresa tra 15 e 25 parti per mille, mentre quella media dei mari italiani si aggira intorno alle 36 parti per mille.

L’attenzione sul microrganismo è aumentata dopo alcuni casi registrati negli Stati Uniti, dove ogni anno provoca alcune centinaia di infezioni e dove recentemente è stato segnalato in Florida il primo decesso dell’anno. In Italia se ne è tornati a parlare anche per uno studio dell’Università di Messina che nel 2005 aveva rilevato tracce di Vibrio vulnificus nelle acque dello Stretto di Messina.

A luglio anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, Ecdc, aveva richiamato l’attenzione sul possibile aumento estivo delle infezioni provocate dai batteri Vibrio. Le condizioni europee più favorevoli alla loro proliferazione riguardano soprattutto Mar Baltico e Mar Nero.

Il Vibrio vulnificus può entrare nell’organismo in due modi principali. Il primo è il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti. In questi casi possono comparire disturbi gastrointestinali che generalmente si risolvono senza terapia. Il secondo riguarda il contatto di ferite aperte con acqua marina o salmastra contaminata.

L’infezione attraverso una ferita può avere conseguenze più serie. Può provocare rossore, vesciche e bolle emorragiche e, nelle forme più gravi, evolvere in fascite necrotizzante, da cui deriva la definizione giornalistica di “batterio mangiacarne”. Raramente, soprattutto quando manca un trattamento antibiotico adeguato, può rendersi necessaria anche l’amputazione dell’arto interessato.

Secondo i dati statunitensi riportati dall’Iss, circa il 5% delle infezioni può evolvere in sepsi. Le conseguenze più gravi riguardano soprattutto le persone immunocompromesse.

Il quadro ambientale europeo viene seguito anche attraverso il Vibrio Map Viewer dell’Ecdc, che combina dati satellitari sulla temperatura e sulla salinità delle acque per elaborare un indice di idoneità ambientale. Secondo l’Iss, lo strumento individua attualmente le condizioni di maggiore rischio nel Mar Baltico e nel Mar Nero, mentre assegna rischio pari a zero alle acque dell’Europa meridionale.

Le indicazioni preventive sono due. L’Iss raccomanda di non entrare in mare con ferite aperte, soprattutto alle persone con compromissione del sistema immunitario, e di non consumare frutti di mare crudi o poco cotti.

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