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Cronache

di Lorenzo Lamperti

 twitter@LorenzoLamperti

"Una bugia ricorrente è che le bevande gassate sianno dissetanti. E attenzione all'acqua: spesso guardando le etichette si scopre di poter spendere meno". Dario Bressanini, ricercatore ed esperto di temi legati al cibo, svela in un'intervista ad Affaritaliani.it tutti i rischi che si corrono facendo la spesa. E in particolare le bugie sui cibi "da estate": "Quando fa caldo si mangiano molte insalate e spesso gli ingredienti sono pomodorini, mozzarella di bufala e tonno. Ma questi alimenti hanno dei segreti che nessuno dice..."

 

 

LEGGI L'ESTRATTO DEL LIBRO "LE BUGIE NEL CARRELLO" (per gentile concessione di Chiarelettere)

Le bugie nel carrello Bressanini

Cos’è esattamente il Kamut®? Perché è meglio non mangiare troppo tonno? Le patate al selenio fanno bene alla salute? La mortadella 100 per cento naturale esiste davvero? Dopo il successo di PANE E BUGIE (Chiarelettere 2010), il libro sulla disinformazione in campo alimentare, Dario Bressanini ci accompagna tra gli scaffali di un supermercato immaginario e ci aiuta a capire cosa raccontano, e cosa nascondono, le etichette dei prodotti che acquistiamo. Scopriremo, tra l’altro, che l’equazione “naturale... buono” è uno dei pregiudizi più radicati e più usati dalla pubblicità, che un prodotto che l’etichetta descrive come a “chimica zero” i conservanti li contiene, che il prezzo di una bottiglia di vino ne influenza l’apprezzamento e che il tonno più buono non si taglia con un grissino.

Dario Bressanini è ricercatore presso il dipartimento di Scienza e alta tecnologia dell’Università dell’Insubria a Como. Cura da diversi anni il fortunato blog “Scienza in cucina”.

Dottor Bressanini, stiamo entrando in estate. Quali sono le tipiche bugie sui cibi da consumare quando fa caldo?

Una bugia ricorrente è che le bevande gassate siano dissetanti. In realtà la cosa migliore da fare per dissetarsi è bere acqua, e comunque non alcolici. E parlando di acqua venduta al supermercato, non tutti sanno che spesso si trova in vendita la stessa acqua, dalla stessa fonte, a prezzi diversi e con marchi diversi. Molte acque con un marchio della grande distribuzione (Auchan, Coop, Esselunga etc..) sono imbottigliate dalle stesse aziende e con un po' di attenzione, leggendo l'etichetta e lo stabilimento di imbottigliamento, si può comprare la stessa acqua a un prezzo inferiore. Restando inteso che la cosiddetta "acqua del sindaco" non ha nulla che non va (solo che a volte ha un cattivo sapore).

Quali altre avvertenze dovrebbero tenere presenti i consumatori?

In estate si mangiano molto le insalate e gli ingredienti spesso coinvolgono pomodorini, mozzarella di bufala e tonno. Su tutti questi tre ingredienti ho dedicato un capitolo nel libro. Per i pomodori di Pachino spiegando che hanno una origine israeliana. Sono buoni ma non sono "autoctoni". Sulla mozzarella di bufala raccontando come a volte quella che acquistiamo nei mesi estivi, quando la richiesta è maggiore, sia "tagliata" con latte vaccino commettendo una truffa ai danni del consumatore. E sul tonno raccomandando di non mangiarne troppo sia per motivazioni ambientali (è un pesce troppo pescato) sia sanitarie visto che in alcuni casi le sue carni contengono un quantitativo di mercurio superiore ai limiti legali.

Quali sono i rischi maggiori che si corrono facendo la spesa?

Il rischio maggiore è quello di spendere più di quanto si dovrebbe. Tutti i prodotti venduti sono controllati e raramente ci sono rischi sanitari. Ma spesso si paga di più per un prodotto equivalente a un altro perché ci si illude che abbia chissà quali effetti miracolosi. Si pensa che acquistando un prodotto addizionato con zinco, selenio o Omega-3 si possa sostituire un normale regime alimentare bilanciato. Ma non è così.

E' il caso delle patate al selenio?

Se ci fosse una carenza diffusa di un certo micronutriente le autorità sanitarie nazionale sarebbero già intervenute, come hanno fatto sul sale iodato. Nel caso del selenio invece non l'hanno fatto. Lo stesso Iss (Istituto superiore di sanità, ndr) dice che nella dieta media di un italiano non manca selenio. Certo, magari un vegano può avere carenza di selenio (contenuto soprattutto in carne e pesce), ma uno non può saperlo se non fa qualche analisi dal medico. Assumere selenio e spendere di più solo perché ci viene detto che fa bene è sbagliato.

In che modo si crea il luogo comune sul cibo?

Il meccanismo è molto sottile. Prendiamo il caso del selenio. Sulle etichette non c'è scritto che il selenio fa bene ma semplicemente che quealla sostanza è presente. Non ti dicono mai la quantità necessaria per avere un contributo utile al benessere. Si fa in modo che il consumatore, bombardato per anni dal messaggio che il selenio fa bene, faccia da solo l'associazione mentale selenio=benessere. Personalmente sono molto diffidente verso tutti i prodotti dove è stato addizionato qualcosa. Normalmente se si segue una dieta bilanciata non se ne ha bisogno.

 

 

TUTTE "LE BUGIE NEL CARRELLO"

- KAMUT, il grano dei faraoni del Montana. La strategia che ha portato al successo una normale varietà di grano orientale

- PATATE. Un brevetto del 1998 consente di arricchirle di selenio. Ma serve davvero?

- POMODORO DI PACHINO. Le origini israeliane del ciliegino

- MORTADELLA. Le verità nascoste nella lista degli ingredienti

- MOZZARELLA DI BUFALA. Le scoperte sul tipo di latte utilizzato

- VINO. La relazione tra prezzo e gradimento

- UOVA. Galline allevate all'aperto e diossina

- LATTE. Davvero berlo è innaturale?

- BURRO. Il metodo di produzione italiano a scapito della qualità

- TONNO. Sovrsfruttamento, rischi di intossicazione e contaminazione da mercurio

(dall'indice del libro "Le bugie nel carrello")

 

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