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Cronache
bambina e imma

di Fabio Frabetti

Un'altra bambina strappata alla sua mamma, al fratello, agli amichetti. A quella che per sei anni era stata la sua vita. Il 27 settembre scorso il padre e gli assistenti sociali del pronto intervento del comune di Milano, su ordine del tribunale, sono andati a prelevarla a scuola. Al culmine di una separazione conflittuale è stata presa in carico dai servizi sociali con collocamento presso il padre.

AFFIDATA A CHI NON LA VOLEVA - Nadia (nome di fantasia) ha sei anni. Per la giustizia italiana la stessa madre che dalla sua nascita ad oggi era stata in grado di crescerla e accudirla improvvisamente sarebbe diventata non idonea a causa di un disturbo schizo-tipico di personalità che non si sa bene quando sarebbe sopraggiunto. Disturbo fermamente negato dal prof. Alessandro Meluzzi che ha effettuato sulla donna una valutazione psicopatologica in cui si critica fermamente la decisione di affidare la figlia in via esclusiva all'altro genitore e il giudizio di inadeguatezza formulato dal perito del tribunale a svolgere il ruolo di madre «Solo ora che la bambina è cresciuta bella e serena – spiega Immacolata Cusmai - completamente inserita nel contesto del paese in cui ha vissuto, il padre l'ha voluta con se, strappandola alla madre e allontanandola dal fratello. Un uomo che ha più volte dichiarato di non aver mai desiderato la nascita di questa bambina. Lo ha detto anche al consulente tecnico indicato dal giudice. Stranamente però, questo particolare è sfuggito nella sua relazione finale. Cosa ha spinto questo padre ad accanirsi in modo disumano e controproducente per il benessere psicofisico di mia figlia tanto da aprire una finanziaria per mettere in piedi una battaglia legale per il suo affidamento? Forse per un infantile desiderio di rivalsa nei miei confronto perché lo avevo lasciato».

Malagiustizia2

INCUBO SENZA FINE - Il matrimonio tra Immacolata e il marito naufraga quando Nadia ha circa 13 mesi. Per due volte infatti in presenza del padre la piccola cade dal lettino. Secondo l'uomo non si era fatta niente. La madre insiste per portarla al pronto soccorso dove verrà invece riscontrata la rottura della clavicola. Questo episodio, insieme alla natura violenta e immatura del padre, induce la donna a lasciarlo chiedendo la separazione nell'ottobre del 2008: «Per concedermela lui ha preteso che ritirassi le denunce che avevo presentato per maltrattamenti. Nonostante ci fossimo lasciati ci teneva sotto controllo: Per cinque anni, tra alti e bassi, siamo state monitorate, fotografate e registrate. Questa vicenda ha travolto la nostra esistenza. Sono una madre che ha subito i più riprovevoli torti, ho evitato di reagire alle provocazioni, ai chiari segni di violenza fisica e psicologica promessi e talvolta ricevuti, ma ho sempre preferito concentrarmi sui miei figli e sulle loro esigenze. L'anno scorso, ignara a quello a cui potevo andare incontro ho chiesto il divorzio. Mi si è aperto uno scenario di fronte talmente squallido e colmo di colpi bassi da far rabbrividire chiunque: bugie, calunnie, vessazioni, pura cattiveria. Fino a strapparmi dalla mia bambina».

“TE LA SEI GIOCATA” - Lo scorso 27 settembre Nadia viene dunque prelevata alla scuola elementare di Vittuone che stava frequentando da due settimane. La mamma non sa niente anche se il provvedimento era nell'aria. Per questo aveva tentato di preparare la bambina per evitarle il più possibile il comprensibile trauma: «Quando ho provato a dirglielo ha reagito malissimo. Stavamo passeggiando per le strade del paese e mentre gli stavo comunicando la notizia ha perso conoscenza, è letteralmente svenuta. Siamo dovute andare al pronto soccorso. La bambina non accetta di allontanarsi da me, dal fratello e dai suoi luoghi cari». Immacolata può sentire al telefono la figlia solo una volta alla settimana ed in presenza del padre. Sarebbero previsti degli incontri in uno spazio neutro, ancora però non programmati. Tanto che il 4 ottobre scorso, avvolta da un dolore lancinante per questa privazione, la mamma non ce l'ha fatta più e si è recata fuori dal cancello dell'abitazione del padre chiedendo di poterla almeno salutare: «L'ho fatto con calma, con le dovute maniere. Mi era stato detto che era serena e felice. Invece quando l'ho vista ho percepito molta tristezza nei suoi occhi. Anche in questa circostanza il padre ad un certo punto voleva far credere che io la volessi portare via. Ha chiamato i Carabinieri. Per fortuna hanno compreso e infatti hanno poi dichiarato come io non avessi quell'intenzione: anzi avevo convinto proprio io la bambina a rimanere con il papà. Lui mi ha detto in sua presenza: dovrai mangiarti i gomiti. La bambina ormai te la sei giocata».

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