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Cronache

"Sono tornato al lavoro tra miei dipendenti, mi hanno fatto anche un pensiero..." Cosi' Andrea Calevo, l'imprenditore di Lerici rapito lo scorso 16 dicembre e liberato con un blitz il 31, poco prima di entrare nell'ufficio dell'azienda edile che guida da anni. "E' un'emozione trovare tutto questo e tornare alla normalita'. Ora sono tranquillo - aggiunge - abbiamo delle forze dell'ordine che lavorano bene e pensano alla mia sicurezza". A salutare l'imprenditore anche alcuni vecchi clienti.

LE INTERCETTAZIONI - Una pizza perché "c'aveva fame", la fatica di organizzare i turni di guardia e "impegnarsi la sera", le frasi dettate dal nervosismo tipo "mo' gli stacco un dito", il metadone da sciogliere nell'acqua "che così lo fa dormire". Sono i dettagli del sequestro dell'imprenditore Andrea Calevo, rapito domenica 16 dicembre e liberato con un blitz due giorni fa. Emergono dal decreto di fermo e dalòe informative dei carabinieri e della polizia. Raccontano di un nonno e di un nipote, Pier Luigi Destri e Davide Bandoni, che sono l'uno la mente e l'altro  il braccio operativo nella gestione dell'ostaggio per il quale vogliono un riscatto da otto milioni di euro, come riporta il Corriere della Sera.

imprenditore rapito Andrea L'mprenditore  Andrea CalevoGuarda la gallery

Una delle conversazioni chiave dell'inchiesta dalla quale i magistrati sono arrivati poi a un filmato che incastra nonno e nipote, riguarda una pizza per il sequestrato. Davide: "Vuole la pizza, glielo portiamo un pezzo di pizza?" Destri: "Stasera no, cos'ha detto?... che c'aveva fame? La frutta c'aveva...". Ancora Davide: "Lo mangiamo anche noi un pezzo di pizza? All'Ipercoop, un pizzone così con 5 euro (...) noi la tagliamo e gliela portiamo un pezzettino". Vanno all'ipermercato, il gps installato sul furgone segue i loro passi, le telecamere li filmano mentre escono, Davide ha il cartone della pizza fra le mani: "Senti com'è buonissima, metà gliela diamo a lui e metà ce la mangiamo noi".
 
Il sequestrato nelle intercettazioni è quasi sempre "lui", che adora la pizza. "La strategia di Bandoni - dicono le carte - è cercare di accontentare le abitudini alimentari di Calevo per farlo stare più calmo possibile". Per la stessa ragione Bandoni, tossicodipendente, decide di sciogliere nell'acqua il metadone che dovrebbe prendere lui per la terapia contro la dipendenza. "Se rompe i c... gliela diamo davvero capito? Ne sto prendendo tanta così, guarda nonno... poca eh...". Risparmiava sulle dosi per se stesso per darle a "lui" e farlo stare buono. "Bisognerebbe darcela" si convince Pier Luigi Destri. E il nipote: "Voglio provare a buttarla nel bottiglione intera... hai visto con quel pochino come ha dormito quel giorno?". Davide è spregiudicato e spesso si innervosisce per nulla. Come quando i familiari di Andrea chiedono la prova in vita dell'ostaggio: "Gli stacco un dito" si arrabbia Davide che in un'altra intercettazione dice al nonno: "Posso un po' gonfiarlo, c'ho voglia di pistarlo" (picchiarlo, ndr ). "Adesso no" risponde il vecchio.


 

 
LIBERAZIONE CALEVO:GRAZIE A TELECAMERA SI E' ARRIVATI A RAPITORI - Una telecamera di sorveglianza ha ripreso la macchina di Andrea Calevo la notte del rapimento e un furgone bianco che li seguiva. A causa del buio gli inquirenti non sono riusciti a leggere la targa ma dopo un lungo lavoro hanno intercettato il furgone e sono cosi' arrivati al Destri che al momento dell'arresto era in compagnia di un'albanese di 20 anni risultata estranea ai fatti. 

LIBERAZIONE CALEVO: 15 PERSONE COINVOLTE, PRIME AMMISSIONI - Sono quindici le persone, a vario titolo, coinvolte nel sequestro dell'imprenditore spezzino Andrea Calevo. Il dato, confermato da fonti confidenziali vicine agli inquirenti, e' contenuto nella prima informativa depositata in procura dopo i primi arresti e la liberazione dell'ostaggio. Tra gli arrestati, uno di loro avrebbe gia' ammesso le proprie responsabilita', fornendo agli uomini del Ros e dello Sco indicazioni sullo schema organizzativo della banda che ha messo in atto il sequestro. Dei quindici nominativi indicati dagli inquirenti, non tutti sarebbero allo stato indagati, ma interrogatori e accertamenti potrebbero in breve portare all'iscrizione dei loro nomi sul registro degli indagati come concorrenti e fiancheggiatori nel sequestro di persona.

LIBERAZIONE CALEVO: PRESO QUARTO RAPITORE  - Un quarto uomo di origine slave e' stato arrestato nell'ambito del blitz che ha portato alla liberazione di Andrea Calevo, si tratta di uno slavo amico degli altri tre accusati di aver rapito l'imprenditore. Si chiama Simon Halilaj, 23 anni, albanese residente a Sarzana, la quarta persona fermata oggi dai Carabinieri insieme alla Polizia nell'ambito del sequestro di Andrea Calevo. Si legge in una una nota congiunta di Carabinieri e Polizia di Stato. Il giovane era stato gia' perquisito ieri nel corso del blitz di Ros e Sco che ha portato alla liberazione del 31enne imprenditore e nel quale sono finiti in manette l'imprenditore Pierluigi Destri, 70 anni nonno di Davide Bandoni, 23 anni. Arrestato ieri anche anche un secondo albanese, Vla Fabjion.  

LIBERAZIONE CALEVO: NON CONOSCEVO DESTRI, MAI PROBLEMI CON CLIENTI - "Non ho assolutamente capito chi erano e non conoscevo nemmeno Destri. Mi hanno detto che e' un mio cliente, ma non l'ho mai conosciuto. Non ho mai avuto problemi con clienti e con nessuno. Abbiamo avuto sempre degli ottimi rapporti con chiunque e nella mia vita e' la prima volta che mi capita una scorrettezza da parte di qualcuno. Non ho mai avuto nessuna minaccia e nessuna ritorsione e non ho mai litigato per questioni di soldi. Sono una persona che piuttosto che litigare cerca di trovare un accordo". Cosi' Andrea Calevo parlando con i giornalisti. "Quando mi hanno portato via non parlavano tanto, stavano sulle loro e all'inizio non pensavo che mi volessero sequestrare, - continua l'imprenditore - ma che mi volessero liberare per poi liberare mia madre, mi sono accorto di essere sequestrato quando mi hanno portato dentro la stanza. "I rapitori arrivavano sempre con il volto coperto, - racconta Calevo dei momenti della prigionia - mi davano da mangiare, parlavano poco e mi trattavano bene, ma dopo 15 giorni che non succedeva nulla, gli animi si potevano scaldare e dicevano che poteva succedermi qualcosa. Dicevano che mi avrebbero venduto e che i nuovi rapitori, mi avrebbero trattato peggio di loro. Non mi hanno mai malmenato. La catena non era fissata bene e quindi potevo muovermi un po di piu', ma non potevo liberarmi da solo da quella prigione". 

 

 

 

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