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Cronache

Il divorzio "imposto" alla coppia "che sia stata 'attraversata' dalla rettificazione di sesso di uno dei suoi componenti" e' "discriminatorio" e viola diritti fondamentali della persona. Lo sottolinea la Cassazione, rilevando che "le scelte appartenenti alla sfera emotiva ed affettiva costituiscono il fondamento dell'autodeterminazione" e "si esplicano al di fuori di qualsiasi ingerenza statuale". Il matrimonio, osservano gli alti giudici, "e' fondato in via esclusiva" sul "canone indefettibile del consenso".

Dubbi di legittimità costituzionale sulle norme che impongono lo scioglimento automatico del matrimonio di chi, sposato, decide di cambiare sesso. A sollevarli e' la prima sezione civile della Cassazione, che, con un'ordinanza depositata oggi, ha deciso di inviare gli atti alla Corte costituzionale. Il collegio di 'ermellini', presieduto da Maria Gabriella Luccioli, chiede, in particolare, alla Consulta di verificare la legittimita' degli articoli 2 e 4 della legge n.164/1982, che regola le rettificazioni di sesso.

Per la Suprema Corte, infatti, tali norme violerebbero gli articoli 2 (diritti inviolabili della persona), 3 (principio di uguaglianza), 24 (diritto di difesa) e 29 (famiglia e matrimonio), nei punti in cui dispongono che "la sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso provoca l'automatica cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con rito religioso senza la necessita' di una domanda e di una pronuncia giudiziale" e che, sia chi cambia sesso che il coniuge, non abbiano "diritto di opporsi allo scioglimento del vincolo coniugale" in alcun tipo di giudizio. Inoltre, nell'ordinanza depositata oggi, la Cassazione solleva dubbi di violazione del principio di uguaglianza per "l'ingiustificata disparita' di regime giuridico tra l'ipotesi di scioglimento automatico, operante 'ex lege' del vincolo coniugale" previsto dalla norma sulla rettifica di sesso e alcune ipotesi previste dalla legge sul divorzio.

La vicenda, in particolare, riguarda una coppia emiliana: il marito, nel 2009, decide di cambiare sesso. Dopo la pronuncia di rettifica di sesso, l'ufficiale di stato civile aveva annotato nel registro degli atti del Comune di Bologna, la cessazione degli effetti civili del matrimonio del transessuale. La coppia, dunque, si era rivolta al giudice civile per chiedere la cancellazione di questa annotazione e il tribunale di Modena aveva dato loro ragione, rilevando che "l'annotazione di scioglimento del matrimonio per l'avvenuta rettificazione di attribuzione di sesso puo' eseguirsi solo in ragione di una sentenza dell'autorita' giudiziaria che dichiari la cessazione del vincolo coniugale".

La Corte d'appello di Bologna, invece, accogliendo il ricorso del ministero dell'Interno, aveva ribaltato il verdetto sostenendo che "consentire il permanere del vincolo matrimoniale, rettificato che sia il sesso dei coniugi, significa mantenere in vita un rapporto privo del suo indispensabile presupposto di legittimita', la diversita' sessuale dei coniugi, dovendosi ritenere tutta la disciplina normativa dell'istituto rivolta ad affermare tale requisito". La Cassazione, a cui si era quindi rivolta la coppia, ha dichiarato "rilevanti e non manifestamente infondate" le questioni di legittimita' indicate nel ricorso e trasmesso gli atti alla Consulta.

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