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Napoli, incendio al teatro Sannazaro. Luciano Cannito: "Brucia un simbolo della città. Ora è nostro dovere salvaguardare la cultura dall'invasione dell'IA"
Ad Affaritaliani, il Presidente del Teatro Nazionale della Città di Napoli commenta l'incendio che ha distrutto il Teatro Sannazaro

Incendio al teatro Sannazaro, Luciano Cannito: "Brucia un simbolo della città di Napoli, il fuoco che arde è una metafora di quanto sta accadendo con l'AI"
L'incendio al Teatro Sannazaro, gioiello storico di Napoli situato in via Chiaia, porta via una parte dell'edificio ma anche "storie, emozioni e tradizioni che hanno accompagnato generazioni di napoletani, di cui il teatro, da due secoli un luogo di vita culturale, è stato testimone". A dirlo è Luciano Cannito, Presidente del Teatro Nazionale della Città di Napoli, che commenta ad Affaritaliani il suo rammarico per quanto accaduto nella notte.
"La distruzione del Sannazaro segna una ferita profonda non solo nel tessuto urbano della città, ma anche nel cuore della cultura dal vivo italiana. I teatri non dovrebbero mai bruciare, e il fuoco che arde rappresenta simbolicamente ciò che sta accadendo nel mondo della cultura con l’Intelligenza artificiale", dice Cannito, denunciando la deriva che rischia di sostituire l'esperienza artistica dal vivo con strumenti digitali e simulazioni.
"Abbiamo il dovere di tutelare e salvaguardare la stagione del Teatro Sannazaro, perché questi spazi sono gli ultimi avamposti contro la crescente invasione dell’IA. Il teatro non si fa con l’intelligenza artificiale: ci vogliono persone vere, vita, emozioni, corpo, parola, musica, danza. Il pubblico va a teatro proprio per preservare questo scambio di energie e di emozioni autentiche, antiche e ancestrali, che ci tengono ancorati alla vita. È per questo che è un dramma quando un teatro brucia: sono dei fortini, veri avamposti di difesa, per l’umanità e per tutto ciò che può essere creato solo con esseri umani", commenta il direttore artistico.
Il Sannazaro, testimone di quasi due secoli di storie, rappresenta un nodo fondamentale nella memoria culturale della città. "Sebbene ferito, resta simbolo di memoria e umanità. È un luogo dove tanti napoletani passavano davanti: oggi sanno che in quella via Chiaia, in quel portone, si apriva lo scrigno. Ora non c’è più, e ci fa riflettere su cosa significhi davvero la mancanza di un luogo così".
Il teatro? Un luogo non replicabile
Una ferita dolorosa, che rimanda alla necessità di rilanciare la centralità insostituibile del teatro rispetto a esperienze mediatiche digitali o generate dall’intelligenza artificiale: "Il teatro è del 1864 ed è un gioiellino all’interno del centro storico, un vero tesoro della città. La sua distruzione è una ferita profonda, perché quel luogo è stato teatro per quasi 250 anni: lì attori e spettatori hanno condiviso storie per un tempo infinito, ed è un caposaldo fondamentale della storia napoletana". Cannito sottolinea anche l’impegno immediato delle istituzioni e della comunità teatrale: "So per certo che tanti si stanno muovendo: il Ministero della Cultura si sta attivando, e c’è una bellissima e grande collaborazione da parte di tutti i teatri della città di Napoli".
Nonostante le difficoltà che il mondo dello spettacolo sta attraversando, il teatro continua a mantenere il suo posto nel cuore del pubblico. "La sofferenza la sta vivendo più il mondo del cinema, inteso come luogo fisico. Il teatro, invece, continua a essere un luogo molto amato dalla gente, dal pubblico", commenta il coreografo. Importante, in questo senso, l'esperienza del Covid ha dimostrato al mondo quanto sia importante fare delle esperienze dal vivo: "I concerti si sono moltiplicati, la gente ha affollato i luoghi dove c’era condivisione artistica, e il teatro ha avuto un grande rimbalzo. Del resto, quando una cosa ti viene privata, ti rendi conto della sua importanza".
