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Cari ragazzi, protestate pure: ma poi tornate a studiare. Chi invece devasta le città merita solo disprezzo

Gridate, discutete, cantate, innamoratevi, fate festa. Poi, però, lunedì mattina, tornate sui libri

Cari ragazzi, protestate pure: ma poi tornate a studiare. Chi invece devasta le città merita solo disprezzo

Caos a Milano: cari ragazzi, protestate pure. Ma poi tornate a studiare

Cari ragazzi, chi vi scrive ha qualche anno più di voi e, proprio per questo, ha un piccolo vantaggio: ha visto passare parecchie delle cose che oggi vi sembrano nuove. Avete protestato per il futuro che non avete, per una scuola pubblica che non funziona abbastanza, per il diritto allo studio, per uno Stato che dovrebbe fare di più. Sono motivi nobili e non sarò certo io a dirvi che protestare sia inutile.

Una società nella quale i giovani non sentono il bisogno di protestare sarebbe probabilmente una società molto più preoccupante. Ma permettetemi, proprio perché vi considero più intelligenti di molti di quelli che vengono a spiegarvi il mondo dalle tribune dei cortei, di dirvi una cosa che forse non vi piacerà. Queste proteste le abbiamo già viste, negli anni Settanta, negli Ottanta, nei Novanta, nel nuovo millennio.

Abbiamo visto gli stessi cortei, gli stessi slogan, i ministri di turno (destra e sinistra senza differenza) trasformati per qualche ora nei responsabili di tutti i mali del mondo. Abbiamo visto i giovani indignarsi, la politica schierarsi, i leader sindacali promettere di mettersi “a disposizione” (ieri Landini). Abbiamo visto anche, puntualmente, la realtà riprendere il suo corso. Una manifestazione può fare rumore, persino spostare qualcosa.

Ma raramente cambia la vita di chi vi partecipa il giorno dopo. Le cose importanti cambiano molto lentamente, attraverso leggi, investimenti, riforme, università migliori, insegnanti migliori, imprese che assumono, ricerca, innovazione. Fra qualche anno potreste ricordare questi cortei con un sorriso, come si ricordano le giornate passate con gli amici, le canzoni cantate insieme, quella sensazione bellissima di essere giovani e di poter cambiare il mondo. Ma non fate l’errore di confondere una giornata di protesta con la costruzione del vostro futuro.

Quello è un altro lavoro, richiede molto meno rumore e molta più fatica. Studiate. Studiate ancora. Studiate cose che abbiano senso per il mondo nel quale vivrete, non soltanto per quello nel quale vivono gli adulti che oggi vengono a parlarvi cercando solo il vostro voto credetemi. Siate curiosi, imparate le lingue, viaggiate. Cercate di essere bravi in qualcosa, possibilmente molto bravi. Non perché qualcuno vi abbia promesso che il merito sarà automaticamente premiato.

Non funziona così, purtroppo, ma perché, in un mondo sempre più competitivo, la vostra preparazione sarà una delle poche cose che nessuno potrà togliervi. Diffidate di chi vi dice che siete una generazione perduta, che non avrete lavoro, che non avrete una casa, che il mondo è finito e che soltanto loro possono salvarvi. È un mestiere antico: raccontare ai giovani che il futuro sarà terribile e poi presentarsi come l’unica possibile soluzione. Di profezie catastrofiche ne abbiamo ascoltate parecchie. Anche alcune di quelle pronunciate da chi oggi si affretta a mettersi dalla vostra parte proclamando lo sciopero generale.

Il tempo, spesso, è stato un giudice meno benevolo delle previsioni. Non credete dunque a chi vi promette il futuro, costruitelo, anche se a mani nude nella ristrettezza delle risorse. Avete a disposizione più conoscenza di quanta ne abbia mai avuta una generazione nella storia. Avete università, biblioteche, internet, viaggi, possibilità di studiare all’estero, strumenti che soltanto pochi decenni fa sarebbero sembrati fantascienza. L’Italia ha problemi enormi, certo.

La scuola e l’università possono e devono essere migliorate. Ma non siete nati in un deserto culturale nel quale l’unica possibilità di emancipazione sia occupare una strada. Perciò fate pure il vostro corteo. Gridate, discutete, cantate, innamoratevi, fate festa. Poi, però, lunedì mattina, tornate sui libri. Perché alla fine, ragazzi, sarà molto più importante quello che saprete fare che quello che avrete urlato in piazza perché il vostro futuro lo avrete costruito altrove. Ovviamente non meritano nemmeno una parola, ma solo disprezzo, i delinquenti che, approfittando della situazione di protesta, hanno distrutto molti centri città, sono solo teppisti e in quanto tali vanno trattati.

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