Caso Aurora, un'altra ragazza aggredita dal killer Velazco: "All'improvviso mi ha preso per il collo e..." - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 10:10

Caso Aurora, un'altra ragazza aggredita dal killer Velazco: "All'improvviso mi ha preso per il collo e..."

"Mi dispiace tantissimo per Aurora, potevo essere io al suo posto"

di Sandro Mantovani

Caso Aurora, la ragazza aggredita da Velazco: "Mi diceva sei morta"

"Mi diceva solo 'tu oggi muori, morirai' mentre cercava di trascinarmi in un luogo buio e isolato". Lo dice, in un'intervista a 'La Repubblica', Camila, la ragazza vittima dell'aggressione da parte di Emilio Gabriel Valdez Velazco, il peruviano di 57 anni, indagato per l'omicidio di Aurora Livoli.

"Stavo guardando il telefono, all’improvviso quell’uomo mi ha presa da dietro per il collo stringendomi fortissimo. Così forte che non riuscivo a respirare né a parlare - racconta - Mi chiedeva di dargli il telefono e i soldi e mi diceva di stare zitta. Avevo paura, quindi ho fatto quello che mi diceva e gli ho dato il cellulare, perché non avevo soldi con me. Poi mi ha detto di alzarmi. Io sentivo che mi stava portando verso i binari, così ho fatto forza con i piedi perché ho capito che mi voleva buttare sui binari. Appena mi sono opposta, lui ha cambiato idea: mi ha detto di scendere le scale mentre mi stringeva più forte il collo e mi continuava a dire di stare zitta, che mi avrebbe uccisa. E intanto stringeva sempre di più".

"Mentre mi portava giù ho sentito che il metrò stava arrivando - racconta la giovane - Si è accorto anche lui, infatti si è spaventato e mi ha messo l’altra mano sulla bocca per non farmi urlare. Io mi sono girata un po’ con la testa per riuscire a sentire il suono di quando si aprono le porte del metrò e ho pensato 'se le persone escono e mi sentono urlare, vengono di sicuro'".

"Non so da dove mi siano venute le forze, ma ho tolto la sua mano dalla mia bocca e ho iniziato a urlare 'aiuto aiuto' e la gente è venuta - spiega - Lui è rimasto sorpreso dalla reazione, è stato rimasto fermo con le mani alzate. Così l’ho spinto, gli ho tolto il mio telefono e poi lui è salito sulle scale e io ho iniziato a urlare 'prendetelo prendetelo'. Ma lui ha cominciato a dire 'è mia moglie' ed è scappato".

"Il giorno dopo la denuncia mi hanno chiamata e mi hanno fatto vedere delle foto - dice ancora Camila - Mentre mi stringeva io ho inclinato un po’ la testa e l’ho visto di profilo. Mi era rimasto impresso che aveva delle rughe in faccia e i capelli corti. Poi mentre mi teneva il braccio sul collo ho visto che la maglia o il giubbotto erano neri. Appena me l’hanno fatto vedere, l’ho riconosciuto subito. Era lui".

"Mi dispiace tantissimo per Aurora'', afferma. ''Posso immaginare quello che ha provato, forse le ha fatto la stessa cosa - aggiunge -, Ho letto che aveva segni sul collo. Anche io li avevo dopo che mi ha aggredito, e infatti sono andata al Pronto soccorso. Mi sono messa nei suoi panni perché aveva la mia età e perché era successa la stessa cosa a me pochi minuti prima. Potevo essere io al suo posto".