Caso Fakir, Mario Giosuè Balzanelli (SIS 118): “Gli agenti erano in buona fede, ma quella manovra è killer. Schillaci intervenga sulle procedure”
“Ci tengo a dirlo: non ho espresso giudizi su condotte personali. Non l’ho fatto, mai”. Così, Mario Giosuè Balzanelli, presidente nazionale della Società Italiana Sistema 118, ad Affaritaliani sottolinea il suo rammarico per le parole rilasciate ad organi di stampa ma che, dice lui, sarebbero state malamente fraintese.
Il risultato? “Si è alzato un polverone. Mi hanno chiamato tutti, persino la questura. Ho parlato con la stampa e hanno estrapolato solo ciò che volevano, sono molto adirato”, ci racconta Balzanelli. “Io non intendo esprimere alcun giudizio su condotte individuali, che competono all’autorità giudiziaria indagante. Parto dal presupposto della buona fede e del massimo impegno di tutti gli operatori coinvolti, forze dell’ordine comprese. Non ho accusato nessuno: i poliziotti hanno fatto il loro lavoro, hanno applicato una manovra che probabilmente non sapevano essere pericolosa. Il problema è a monte”, racconta.
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Infatti, a suo dire, il caso solleva due questioni di natura diversa: “Primo: davanti a un’agitazione psicomotoria deve sempre essere inviato un mezzo di soccorso con medico e infermiere a bordo, perché quella condizione può avere conseguenze letali per il soggetto. Secondo: la letteratura scientifica mondiale ha dimostrato da tempo che la manovra con il torace schiacciato e la faccia a terra non va mai eseguita. Può portare ad asfissia e acidosi respiratoria. È una manovra sbagliata, e questo richiede una revisione dei protocolli.”
In altre parole, sostiene il presidente, l’accusa non va rivolta a chi ha eseguito quella manovra, ma a chi l’ha insegnata: “Basti pensare al caso dell’Ice negli Stati Uniti: su 1.300 decessi in custodia analizzati, 740 riguardavano persone immobilizzate a faccia in giù. È una manovra killer, e va bandita ovunque, non solo in Italia”.
Da qui la richiesta di un confronto diretto con le istituzioni: “Ho già richiesto un incontro con il ministro Schillaci, per arrivare a definire un protocollo nazionale condiviso, che chiarisca le modalità di gestione dell’agitazione psicomotoria in modo congiunto con il ruolo delle forze dell’ordine. Se questa manovra viene ancora insegnata ed eseguita, la colpa è di chi non ha aggiornato la formazione. I protocolli vanno rivisti e aggiornati costantemente, alla luce di quello che la scienza ci dice”, ribadisce.
Del resto, il problema relativo alla morte di Abderrahim Fakir sembra spostare l’attenzione dai singoli operatori a una questione di sistema. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, citando l’avvocato dei due agenti intervenuti domenica scorsa al Pilastro, i poliziotti avrebbero chiamato subito il 118 chiedendo l’invio di un’ambulanza “con automedica” per una persona “in crisi psichica”.
Dalla centrale operativa, però, sarebbe arrivata una risposta negativa: l’automedica non era disponibile in quel momento. La telefonata è stata acquisita dalla Procura di Bologna, che indaga per omicidio colposo. “Non sappiamo perché il mezzo non sia arrivato, ed è un fatto grave. Ma le spiegazioni possibili non sono univoche: forse l’automedica non c’era davvero, o forse c’era ma si è scelto di non inviarla perché l’evento è stato sottovalutato. Probabilmente, le informazioni fornite dagli agenti non delineavano parametri d’allarme tali da rendere imperativo l’invio, o forse la centrale, con pochi mezzi a disposizione, ha dovuto scegliere dove mandarli. Sta di fatto che non dovrebbe succedere”, conclude.

