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Caso Ricina, Di Vita per tre volte in Questura: forse la verità è nascosta nella borsa della moglie e in una chiavetta usb

Possibile svolta nel caso, ma sarà molto importante l’esito dei test in Germania

Caso Ricina, Di Vita per tre volte in Questura: forse la verità è nascosta nella borsa della moglie e in una chiavetta usb

Continua a tenere banco l’incredibile vicenda legata alla morte per avvelenamento da ricina di madre e figlia in provincia di Campobasso. Ieri c’è stata una possibile svolta nelle indagini, anche se bisogna attenersi ai fatti e non ci sono novità chiare. Ma se per tre volte nel giro di poche ore il padre e marito delle vittime è stato convocato in Questura sicuramente un motivo ci sarà. Giuseppe Di Vita si è recato una prima volta dai carabinieri verso le 10 di ieri mattina per firmare un verbale di perquisizione. Poi tre ore dopo, attorno alle 13, per consegnare una chiavetta Usb. Infine alle 18, per un’altra consegna, quella di due computer.

Di Vita, 55 anni, commercialista, marito e padre, rispettivamente, di Antonella e Sara, morte per l’avvelenamento dovuto alla ricina nei giorni successivi allo scorso Natale, è rimasto negli uffici della Mobile di Campobasso per 45 minuti. Tra i vari elementi prelevati in ufficio dagli inquirenti – riporta Il Corriere della Sera – ci sarebbe anche una borsa appartenuta ad Antonella, che collaborava con il marito anche come consulente del lavoro, e rimasta lì dai giorni successivi alla doppia tragedia di Natale.

È atteso il rapporto dei tedeschi del Koch, massima autorità europea in bioterrorismo, sui 131 reperti sequestrati a casa dei Di Vita. Sarebbero state individuate “anomalie” sui cibi, ovvero la presenza della letale proteina, ma gli inquirenti non confermano. Il caso potrebbe essere vicino a una svolta, molto importante sarà l’esito di quei test in Germania. Bisogna attendere.