L’assegnazione dell’inchiesta Ruby al procuratore aggiunto Ilda Boccassini, “Avvenuta nella prima fase solo verbalmente”, e’ stata “confermata con un provvedimento formale” da parte di Bruti Liberati, ma “privo di motivazione della cui opportunita’ (se non addirittura necessita’) non puo’ dubitarsi”. Lo scrive la Settima Commissione del Csm, nella proposta, approvata a maggioranza, da portare in plenum, sullo scontro in Procura a Milano.

Motivare il provvedimento di assegnazione, rileva la Settima Commissione del Csm, sarebbe stato opportuno “per scongiurare qualunque possibilita’ di rischio di esporre l’ufficio al pur semplice sospetto di una gestione personalistica di indagini delicate concernenti un esponente di spicco della politica nazionale”. La motivazione dell’assegnazione a Boccassini, inoltre, avrebbe “dato veste formale alla ragione sostanziale che, del tutto plausibilmente, giustificava, pur dopo l’emersione di una notizia di reato rientrante nella competenza formale del II Dipartimento (quello diretto da Robledo, ndr) la permanenza dell’assegnazione ai soli magistrati che avevano fino ad allora correttamente seguito il procedimento – si legge nel documento che sara’ discusso in plenum – alla luce dello stato di avanzamento delle indagini gia’ condotte con efficacia e tempestivita’”.
Robledo non venne coinvolto; atti al pg – Vanno vagliati dai titolari dell’azione disciplinare – il pg di Cassazione e il ministro della Giustizia – anche i rilievi inerenti le inchieste Ruby bis e Ruby ter, contenuti nell’esposto del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, con cui erano state denunciate presunte irregolarita’ nell’assegnazione dei fascicoli da parte del capo della Procura di Milano Edmondo Bruti Liberati. Lo mette nero su bianco la Settima Commissione del Csm nella proposta, approvata a maggioranza, avanzata al plenum sullo scontro alla Procura di Milano.
