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Il burrito da 20 dollari manda in crisi i repubblicani: nel partito di Trump scoppia la “guerra civile”

Donald Trump continua a sostenere che l’inflazione negli Stati Uniti sia diminuita: ma è davvero così?

Il burrito da 20 dollari manda in crisi i repubblicani: nel partito di Trump scoppia la “guerra civile”

Usa, il burrito costa troppo, malumori nel partito di Trump. Ma lui nega l’inflazione

Se anche un burrito diventa troppo caro, la questione non è più soltanto gastronomica. Negli Stati Uniti, il prezzo della tortilla ripiena di riso, fagioli, carne e salse è diventato un piccolo ma curioso campo di battaglia all’interno del Partito Repubblicano, alle prese con il timore che il costo della vita possa trasformarsi in un problema elettorale in vista delle elezioni di medio termine di novembre. A dare fuoco alle polveri è stato Andrew Kolvet, portavoce di Turning Point USA, organizzazione giovanile conservatrice. In un post sui social diventato virale, Kolvet ha raccontato la lamentela di uno studente universitario dell’organizzazione: “Un burrito non dovrebbe costare 20 dollari”. Una frase apparentemente innocua, ma sufficiente a scatenare il dibattito tra i conservatori. Perché il burrito, almeno nell’immaginario americano, è proprio il genere di pasto semplice, abbondante e relativamente economico che dovrebbe permettere di mangiare senza dover fare un mutuo.

Secondo Kolvet, l’aumento dei prezzi è in larga parte il risultato degli effetti della pandemia e dell’inflazione dell’era Biden. Ma, al di là delle responsabilità politiche, il punto sarebbe un altro: quello che gli americani vedono ogni giorno sullo scontrino. “Sembra proprio che le cose di base costino troppo”, ha scritto Kolvet. Il dibattito è diventato talmente acceso da spingere Fox News, emittente di riferimento per l’elettorato repubblicano, a parlare di una sorta di “guerra civile” interna al partito. Da una parte c’è chi mette in dubbio il prezzo del burrito e accusa i critici di alimentare una narrazione negativa sull’economia. Dall’altra c’è chi sostiene che, al di là del singolo panino, le preoccupazioni dei giovani americani sul costo della vita siano reali e possano avere conseguenze politiche.

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Trump: inflazione in calo, ma il conto resta salato

Il caso arriva mentre Donald Trump continua a sostenere che l’inflazione negli Stati Uniti sia diminuita e respinge l’idea che la sua politica dei dazi abbia contribuito all’aumento dei prezzi. Secondo i dati federali citati nel dibattito, l’inflazione aveva raggiunto il 4,2% a maggio, il livello più alto degli ultimi tre anni, prima di scendere al 3,5% a giugno, anche grazie alla diminuzione dei prezzi dell’energia. Sul fronte economico, però, non mancano le incognite. La guerra in Iran ha provocato un’impennata dei prezzi della benzina, alimentando ulteriormente le preoccupazioni dei consumatori.

E i sondaggi sembrano confermare che il problema sia tutt’altro che marginale. Un’indagine della Marquette University ha rilevato che il costo della vita è la principale preoccupazione per il 35% degli intervistati, una quota nettamente superiore a quella di chi indica come priorità la guerra in Iran. Insomma, il burrito potrebbe essere solo un burrito. Oppure, per i Repubblicani, potrebbe diventare il simbolo di qualcosa di molto più difficile da digerire: un elettore che guarda il menu, arriva alla cassa e si chiede perché il conto sia diventato così salato.

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