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Terrorismo, Dambruoso: “Subito la Procura nazionale. Difficile prevenire gli attacchi”

Terrorismo, Dambruoso: “Subito la Procura nazionale. Difficile prevenire gli attacchi”
stefano dambruoso ape
L’INTERVISTA

Una Procura nazionale antiterrorismo. E’ questo l’obiettivo di Stefano Dambruoso, ex pm antiterrorismo a Milano e ora deputato di Scelta Civica. Lo era già in precedenza, ora dopo la strage di Parigi lo è ancora di più. Dambruoso presenta la sua proposta di legge ad Affaritaliani.it.

Stefano Dambruoso, quanto sarebbe importante avere in Italia una super Procura antiterrorismo? E come funzionerebbe?

Sarebbe fondamentale. Si tratta dell’estensione delle competenze già nella disponibilità della Direzione nazionale antimafia anche per fatti di terrorismo. L’obiettivo è creare un coordinamento tra i vari uffici giudiziari che a livello territoriale si occupano della singole vicende che riguardano il terrorismo. Abbiamo fatto un incontro con 18 procuratori della Repubblica e si è dimostrato che è davvero urgente porre rimedio all’assenza di un unico ufficio di coordinamento antiterrorismo.

Come si incrocerebbero le competenze delle due super procure?

Si estendono le competenze di coordinamento della Procura nazionale antimafia. Già a livello transnazionale in Europa ma anche in sede di contrasto svolto presso le Nazioni Unite criminalità organizzata e terrorismo sono sempre uniti proprio perché i contatti tra traffico di droga, traffico d’armi e terrorismo è riscontrato in varie parti del mondo. In Italia non possiamo mantenere ancora una visione miope e provinciale.

Quali saranno i tempi per l’approvazione della sua proposta?

Alla Camera abbiamo in essere un lavoro avviatissomo che può concludersi anche in settimana, prima di passare all’Aula che dovrà deliberare. Poi si andrà al Senato. Comunque se tutto dovesse essere improntato sulla maturata sensibilità di tutti i deputati, visto che si tratta davvero di un’urgenza dettata da un preciso contesto storico, credo che prima dell’estate si potrebbe arrivare al risultato concreto.

Quanto è alto il rischio di attentati in Italia?

Sicuramente l’Italia, così come gli altri 28 paesi europei, corre il rischio possa avvenire qualcosa di simile a quanto accaduto in Francia. Va comunque riscontrato che in Italia vive una comunità musulmana numericamente molto inferiore rispetto a Francia e Inghilterra, anche per quanto riguarda le seconde generazioni. Abbiamo solamente 5-10 cittadini italiani, alcuni convertiti, che sono andati a combattere nei territori di guerra e che possono potenzialmente rientrare in Italia. Questi soggetti sono adeguatamente monitorati dall’intelligence e dalla polizia.

Quanto è difficile prevenire gli attacchi vista anche la diversità delle metodologie di arruolamento rispetto a un tempo?

E’ molto difficile perché non c’è un’organizzazione che tira le fila ed è dura insinuarsi nelle trame di progetti terroristici nei quali non si scambiano informazioni all’esterno. Tutto matura all’interno di una stanza tra il cosiddetto foreign fighter e il suo computer. E’ difficile intercettare e infiltrare perché non c’è uno spazio e una logistica su cui agire. Prevenire è davvero molto complicato, anche per questo si stanno adottando un metodo e una cultura diversi nell’approccio a questo tipo di problema.

In questi giorni in Francia, ma non solo, si parla di leggi speciali sul modello del Patriot Act americano. Secondo lei possono servire?

Va detto in tutta onestà che il Patriot Act negli Usa non ha funzionato e ha rappresentato un arretramento del livello di democrazia. Ha diffuso una percezione di insicurezza superiore a quella effettivamente vissuta e ritengo che dovremmo evitare di ripetere errori già pagati in un altro continente.

@LorenzoLamperti