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Chiedi alla Olga, quello strano filo che lega l’estetica dell’arte alla chirurgia plastica

” I canoni estetici dominanti possono cambiare, ma non può venire meno la ricerca della bellezza”

Chiedi alla Olga, quello strano filo che lega l’estetica dell’arte alla chirurgia plastica

Chiedi alla Olga, quello strano filo che lega l’estetica dell’arte alla chirurgia plastica

Lo scorso giugno ci eravamo occupati di “Chiedi alla Olga”, blog multi social di Olga Gosteva che rappresenta un punto di riferimento per chi vuole coniugare cura del proprio aspetto, salute fisica ed equilibrio psichico. Gli interventi di Olga non di rado fanno riferimento anche all’arte visiva. Nel nostro articolo, ad esempio, avevamo raccontato come la blogger e coach, che recentemente ha conseguito un Master presso la Scuola di Palo Alto, ricorreva all’Art Brut per i suoi esercizi mentali.

Alcuni lettori ci hanno chiesto quale fosse l’opinione di Olga sul rapporto tra il concetto di estetica nella medicina e chirurgia da un lato e nell’arte visiva dall’altro. “Leggenda vuole che gli antichi greci avessero individuato i principi che danno armonia ed equilibrio a un’opera d’arte”, racconta Gosteva, che continua: “queste regole erano state codificate in una sorta di algoritmo di cui si erano perse le tracce.


 

Sempre leggenda vuole che questa formula per l’armonia venisse ritrovate da Leonardo Da Vinci che la tradusse visivamente nell’Uomo vitruviano. L’ultimo a recuperare la formula sarebbe stato Lucio Fontana. I suoi “Concetti spaziali/attese” testimoniano un equilibrio quasi matematico tra i tagli e i crateri”. Da questo excursus, Olga trae le conclusioni.

“La medicina e la chirurgia estetica hanno ereditato da questa concezione dell’arte la propria idea di proporzione e armonia del corpo”. Gli studiosi di semiotica la definiscono “categoria topologica”: è in buona sostanza il modo in cui si combinano e dialogano tra loro gli elementi di un testo visivo. Nella filosofia estetica greca, come abbiamo riscontrato, ha prevalso, per l’arte visiva la concezione apollinea, cioè dell’arte come equilibrio e armonia.

Ma in Ellade era presente una linea di pensiero opposta, quella dionisiaca, che enfatizzava la vitalità del caos. Parte dell’arte moderna e contemporanea è affascinata dalla visione dionisiaca e ha rinunciato alla ricerca della bellezza classica, rompendo le regole e rinunciando a canoni secolari. Questo può avere un riscontro anche nell’estetica del corpo?


 

“Qui i concetti dell’arte e della medicina e chirurgia estetica si possono distanziare tra loro”, conclude Olga, “è vero che i migliori chirurghi plastici si adeguano ai modelli culturali del proprio tempo. Anzi si può dire che ogni decennio segue forme diverse. I canoni della bellezza ai tempi delle maggiorate del dopoguerra non sono ad esempio più attuali.

Ma, a differenza di certe espressioni dell’arte contemporanea, che puntano solo a provocazione e concettualità, rinunciando alla ricerca del bello, la medicina e la chirurgia estetica hanno sempre come missione il miglioramento dell’aspetto. I canoni estetici dominanti possono cambiare, ma non può venire meno la ricerca della bellezza. Che comunque deve essere coerente con l’identità della persona”.