
Centocinquantamila vittime da cibi salati negli Stati Uniti.
Ogni anno gli elevatissimi livelli di sodio presenti nei cibi inscatolati e in quelli serviti ai ristoranti portano a un vero e proprio bollettino di guerra. Le conseguenze? Alta pressione, infarti, disfunzioni cardiache.
Numeri e agghiaccianti tendenze rivelate da uno studio scientifico pubblicato dalla rivista a stelle e strisce Jama Internal Medicine.
L’accusa nei confronti dell’industria alimentare è che tra il 2005 e il 2011 è stato fatto quasi nulla per migliorare la qualità dei cibi serviti alla clientela malgrado i mille moniti delle autorità sanitarie. Peggio: i livelli di sodio sono aumentati di quasi il 3% in almeno 78 diversi piatti.
“Questo problema non sarà risolto senza che il governo federale intervenuto per proteggere la salute pubblica”, ha detto il dottor Havas professore di medicina preventiva all’università dell’Illinois e principale autore dello studio. “Il contenuto di cloruro di sodio deve essere regolamentata”.
Sul banco degli imputati sono soprattutto le grandi catene di fast food che, se le cose dovessero restare così, nel prossimo decennio saranno le principali responsabili di un milione di morti e di 100 miliardi di dollari in spese sanitarie.
