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Cronache
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di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Antonio Concas, sindaco Pd di Pioltello (Milano), aveva approvato un regolamento per proibire l'apertura di una sala giochi. A volerla aprire il fratello di uno 'ndranghetista condannato al 41 bis. Ma un Tar ha bocciato il provvedimento e ora la sala è aperta. "I sindaci non hanno nessun potere", spiega Concas in un'intervista ad Affaritaliani.it: "Il gioco d'azzardo è un problema drammatico, ma da Roma non fanno nulla. E' la terza industria italiana con una pressione fiscale solo dell'8%. E intanto c'è chi non manda più i figli a scuola perché spende tutti i soldi alle macchinette". Ad approfittarne anche i clan: "Lo Stato non ci mette a disposizione gli strumenti adeguati. Tutto sta alla nostra buona volontà, ma tanti preferiscono non fare niente perché così si rischia di meno..."

Sindaco Concas, lei è stato protagonista diretto di una vicenda legata alle tante sale giochi che stanno aprendo sul territorio italiano. Quanto è importante il problema del gioco d'azzardo?

E' un problema centrale. E' fondamentale prendere coscienza della gravità della situazione. Personalmente sto cercando di fare qualcosa, in questo senso sto cercando di mettere a frutto il mio ruolo di presidente dei sindaci di Asl Milano 2. Abbiamo approntato un progetto serio per formare il personale dell'Asl, il personale dei comuni e anche i conduttori della sale giochi. Stiamo tentando di formare delle persone che imparino a riconoscere il potenziale malessere nei giocatori. Dobbiamo lavorare sia dal punto di vista sanitario sia dal punto di vista etico e amministrativo. Dobbiamo essere tutti consapevoli del nostro ruolo. Il sindaco ha anche un'autorità sociosanitaria, deve tutelare e non solo curare. Non è banale sottolineare che è meglio prevenire che curare. Non bisogna aspettare che uno si ammali di gioco per intervenire.

In un momento di crisi com'è questo quanto è forte il problema del gioco?

Da tutta una serie di analisi si può dire che quel mondo determina un grande disagio sociale. Anche a Pioltello lo registriamo in numerosi casi: ci sono coppie che si rompono, padri contro figli, persone anziane che si dedicano al gioco. I momenti di crisi aiutano questo sistema. E sono tante le persone in situazioni economiche difficili che buttano tutto al gioco.

Con quali strumenti si può far fronte al problema?

E' importante trovare una normativa adeguata. Personalmente ho cercato di realizzare un provvedimento commerciale che impedisca la realizzazione di queste sale a 200 metri da luoghi sensibili. Non è giusto che questi luoghi sorgano vicini a scuole, centri educativi, centri anziani o di aggregazione giovanile.

Lei si oppose in particolare alla richiesta di due soggetti, uno dei quali fratello di uno 'ndranghetista condannato al 41 bis. Ma il suo regolamento è stato bocciato al Tar e ora quella sala giochi è aperta...

Sì, il nostro provvedimento è stato impugnato dalle aziende al Tar. Purtroppo manca una normativa nazionale, che avrebbe molto più senso. Purtroppo in queste situazioni l'unica aperta è quella del sindaco, non certo quella del deputato o del senatore. E il Parlamento di questi argomenti non se ne cura, anzi ci hanno tagliato i fondi sulla socialità.

Quanti malati di gioco ci sono a Pioltello?

Solo a Pioltello sono in 20, almeno 200 in tutta l'Asl Milano 2. E quelli che decidono di farsi curare sono la punta dell'iceberg. Purtroppo gli altri sono sotto usura e vanno avanti a vendersi la vita.

Le sale giochi possono diventare un grimaldello per le infiltrazioni della criminalità organizzata?

Certamente è un problema con molte articolazioni. Alcune attività malavitose, criminose e anche mafiose guardano con interesse alle sale giochi. Basta andare a vedere i nomi delle persone che le aprono o chiedono di aprirle. Molti malati di gioco finiscono sotto usura e agevolano dunque il sistema corruttivo. Attenzione, non voglio condannare o demonozzare il gioco di per sé. Però bisogna porre un freno a una situazione che sta diventando drammatica, con genitori che non hanno i soldi per mandare i figli a scuola perché spendono tutto alle macchinette.

Il punto è che il gioco è anche un grande affare per lo Stato. Da Roma non arriva nessun aiuto?

Gli strumenti messi a disposizione non sono sufficienti, i sindaci non hanno nessun potere. Nel mio caso quella sala giochi di cui si parlava prima oggi non sarebbe aperta se io avessi avuto un potere decisionale. Dal punto di vista economico è uno scandalo, perché il grande volume di denaro prodotto dal gioco, che è la terza industria italiana, non è commisurato alla pressione fiscale, che è solo dell'8% su un giro di affari annuale che si aggira sui 98 miliardi di euro. E il lavoro dipendente è tassato al 34-35%. C'è qualcosa che non torna.

Insomma, quello che alcuni suoi colleghi leghisti chiamano "Stato biscazziere"...

Sì, anche se i leghisti sono sempre paladini sul territorio ma poi a Roma non è che facciano granché per cambiare le cose...

Parlando di criminalità organizzata, com'è la situazione di Pioltello?

A Pioltello c'è una situazione uguale a quella che c'è a Cernusco. Qui è stata scoperta una locale poi azzerata dall'operazione Infinito ma non abbiamo fatto tutto. Le nostre attività economiche devono essere attenzionate. Già in occasione del voto del 2011 abbiamo imposto alle nostre liste una dichiarazione di appartenenza a un codice etico. Con la polizia locale faccio tutto quello che è in mio potere per tenere la situazione sotto controllo, per esempio per quanto riguarda i materiali interrati nei cantieri Bre.Be.Mi. Mando spesso aenti a verificare che i materiali siano di una qualità opportuna per non scoprire dopo qualche anno, come è invece è successo a Santa Giulia che si trattava di materiali dannosi.

La criminalità organizzata è ormai ben radicata al Nord. Anche dei comuni a guida centrosinistra sono stati sciolti per mafia. Come fa un sindaco a evitare tutto questo?

L'unico strumento che ci può aiutare è la trasparenza e la partecipazione diretta dei cittadini. Pioltello è stato uno dei primi comuni ad adottare la mappa strategica che serve a misurare, insieme ai cittadini, tutte le nostre attività.

Insomma, sembra che sia tutto lasciato alla singola iniziativa comunale. I sindaci sono lasciati da soli dallo Stato a fronteggiare problemi come il gioco e la criminalità organizzata?

Tutto sta alla buona volotnà dei sindaci. Pensi che qualche anno fa sono stato indagato dalla Corte dei Conti per un pranzo con il prefetto di Milano ed esponenti della Guardia di Finanza e dei Carabinieri. Tutti insieme, anche con don Virginio Colmegna, avevamo appena presentato un progetto di inserimento sociale per 14 famiglie e 35 persone della comunità rom. Anche per questo c'è chi preferisce starsene fermo e non fare niente. Si rischia meno.

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