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Cronache

La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di legittimita', sollevata da due tribunali di sorveglianza, inerente la possibilita' di un rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena nel caso in cui la detenzione in carcere, proprio per il drammatico sovraffollamento dei penitenziari italiani, non possa svolgersi nel rispetto dei diritti fondamentali.

La questione era stata sollevata dai tribunali di sorveglianza di Venezia e Milano: con due distinte ordinanze, si avanzavano dubbi di incostituzionalita' dell'articolo 147 del codice penale "nella parte in cui non preveder l'ipotesi di rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena quando essa debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanita'". Secondo i tribunali di sorveglianza, tale mancata previsione sarebbe in contrasto con gli articoli 2 (diritti inviolabili dell'uomo), 3 (principio di uguaglianza), 27 (finalita' rieducativa della pena) e 117 (poteri dello Stato e delle Regioni) della Costituzione, con riferimento anche all'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo che pone il divieto di "trattamenti disumani e degradanti".

Nei ricorsi, in particolare, si poneva l'attenzione sull'inadeguatezza delle celle in cui i detenuti si trovano a vivere: nei due casi approdati davanti alla Corte Costituzionale, non veniva rispettato il parametro minimo dei 3 metri quadrati per detenuto considerato "vitale" in diverse pronunce dalla Corte di Strasburgo. La Corte Costituzionale, dichiarando inammissibili i ricorsi sulla possibilita' di rinviare l'esecuzione della pena nel caso in cui il sovraffollamento carcerario renda impossibili condizioni di vita dignitose per i detenuti, ha ritenuto di "non potersi sostituire al legislatore - si spiega in una nota di Palazzo della Consulta - essendo possibili una pluralita' di soluzioni al grave problema sollevato dai rimettenti, cui lo stesso legislatore dovra' porre rimedio nel piu' breve tempo possibile".

Nel caso di "inerzia legislativa" sul sovraffollamento carcerario, la Corte Costituzionale si riserva, "in un eventuale successivo procedimento, di adottare le necessarie decisioni dirette a far cessare l'esecuzione della pena in condizioni contrarie al senso di umanita'". Lo si legge in una nota diramata da Palazzo della Consulta, nella quale si spiega perche' sono state dichiarate inammissibili le questioni sollevate da due tribunali di sorveglianza.

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