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Cronache

 

 

Episodi di violenza gratuita sono ormai all'ordine del giorno. Mariti che uccidono le mogli o i figli. Uomini e donne che si tolgono la vita perchè disperati dalla mancanza di soldi e lavoro. Gesti estremi di presunti folli che si accaniscono contro il prossimo senza un motivo evidente. Abbiamo chiesto da dove nasce tutta questa violenza a Enrichetta Buchli (nella foto, dal sito www.buchlidrenrichetta.com), filosofa e psicoanalista, docente del CIPA e dell'Università Cattolica, dove insegna "Dinamiche teatrali nelle relazioni d'impresa".

buchli

Da dove nasce tutta questa violenza, da che cosa è provocata? Perché si arriva a compiere questi gesti drammatici?
C'è una specie di crudeltà generalizzata, una fragilità psicologico-affettiva e dei valori umani e un bisogno esasperato di controllare gli altri. La mia opinione è che si tratti di una fragilità che viene compensata con l'onnipotenza, una sorta di sostituzione del nostro io dipendente dagli altri con un bisogno di fare tutto quello che si vuole della vita degli altri, soprattutto quando ovviamente ci possono essere dei conflitti e delle frustrazioni. Nel linguaggio psicologico si chiama perversione. Il perverso è chi tratta l'altro non come un soggetto con una sua vita autonoma e che ci può anche contrastare, che può anche abbandonare. Davanti alla frustrazione, alla delusione rispetto alle proprie fantasie, l'altro può deludere, può non essere quello che uno vorrebbe che fosse e molte persone non reggono più. Per sentirsi forti, paradossalmente, uccidono.

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Dalla debolezza l'atto di forza?
Sì, una forza patologica.

I casi aumentano con la crisi, con la mancanza di lavoro?
Io penso che il fenomeno della violenza sia a prescindere dalla crisi. Naturalmente ci sono una serie di concause quando ci sono eventi così drammatici e patologici. Però nel 99% dei casi, nella lunga storia della violenza sulle donne, si tratta di maltrattamenti non dovuti alla gelosia, come spesso si dice. Questi uomini non possono sopportare di perdere il controllo dell'altro. Un dominio mentale, non avrai altro dio all'infuori di me.

L'uomo che si considera dio?
Esatto, se non stai con me ti elimino, ho il potere di distruggerti. Anche perché l'altro non è un altro , ma un mio oggetto. Se non fai quello che voglio, io ti distruggo. Un oggetto su cui posso fare di tutto, che non ha una sua volontà.

C'è secondo lei un abbassamento della soglia di attenzione verso questi episodi?
Certo, non solo i femminicidi, ma gli episodi drammatici di chi uccide i famigliari e se stesso. Molti eventi che in passato avrebbero sconvolto l'opinione pubblica per mesi, adesso appaiono quasi di routine. Un'assuefazione pericolosa. Perché questa assenza di etica e di morale per l'altro inizia a essere condivisa, generale. Come in alcuni popoli, antichi e non solo, che non hanno avuto le nostre conquiste democratiche, dove il valore dell'individuo non è valutato. E' una conquista dei nostri valori occidentali, dai tempi di Atene che ora sembra molto minacciata. Si perde il rispetto per la vita umana, sembra quasi che la vita valga poco. Un altro fenomeno di questa assuefazione che mi ha fatto molto pensare è stato il fatto che davanti al "folle" col piccone nessuno abbia chiamato il 112, non c'è l'idea della legge e della difesa del valore della vita umana.

Come mai secondo lei si è arrivati a tanto? Come mai di fronte a fatti terribili nessuno chiama la polizia? Paura o menefreghismo?
Perchè non si ha più il senso della legge, i valori della democrazia sono in crisi e con essi il senso stesso del limite e della vergogna. Alcuni parlano della deriva post consumistica, dove l'individuo non è più individuo con la sua anima ma un consumatore. Ognuno può fare quello che vuole, senza chiamare la polizia.

Non sono quindi le difficoltà economiche che ci hanno portato sin qui?
No, un conto sono i gesti di disperazione che possono rendere ragione di un suicidio ma non di una strage. Se sei disperato ti uccidi, ma non togli la vita ai figli e alla moglie, che potrebbero avere unìaltra strada. Di nuovo torna il discorso "io sono il padrone delle vostre vite".

Come fare per uscire da questa spriale di violenza?
Io consiglio l'approccio socratico: "conosci te stesso". E soprattuto conoscere se stessi vuol dire sapere di non sapere, coltivare il senso del limite.

Non conosciamo più noi stessi?
Siamo tutti dentro la tv, internet, tutti fuori da noi. Tutto materialistico, dipendente da un mondo effimero. Mancano valori interiori. Dobbiamo ripartire dall'accettare i nostri limiti, i limiti degli altri e cercare la cooperazione. Manca il senso della solidarietà umana.

Andrea Bufo

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