Il lockdown ha generato in ognuno di noi sentimenti ed emozionalità contrastanti, c’è sicuramente un forte timore causato dall’attuale incertezza, ma cresce la convinzione che stiano nascendo nuove opportunità.
La situazione è del tutto nuova, inimmaginabile, anche solo da prevedere, sino ad un paio di mesi fa. Senza fare retrospettive lontane, ma rileggendo semplicemente la storia al contrario rispetto a come la si insegna nelle scuole, ovvero partendo dall’oggi, risulta abbastanza chiaro che ciò che ci contraddistingue come persone e come italiani sono il coraggio, la creatività e la velocità di sperimentare per primi certe soluzioni, divenendo eccellenza ed esempi per tutti.
Sarebbe un errore proiettare tutte le energie al “day after” semplicemente perché non ci sarà, almeno nell’immediato, un punto di ripartenza che rispedisca nel dimenticatoio quanto accaduto. Molti comportamenti così molte strategie cambieranno, probabilmente sono già cambiate, oggi abbiamo un’emotività legittima che ci impedisce di comprenderlo nel profondo, per questo cerchiamo aiuto, dai balconi come su internet. Improvvisamente la tecnologia è diventata non più solo un fattore abilitante ma un connettore sociale e un modello di interazione per relazionarci e lavorare. Non è casuale infatti che in queste settimane i principali strumenti di comunicazione online siano diventati il punto di riferimento non solo per mitigare quel senso di solitudine causato dall’isolamento sociale, ma anche per crescere dal punto di vista professionale. La domanda e l’offerta di formazione, ad esempio, sono cresciuti in modo esponenziale, ci stiamo rendendo conto che ascoltare non è una perdita di tempo, al contrario è un modo per comprendere e delineare il nostro futuro, partendo dalla centralità degli individui e delle loro esperienze.
E’ assai probabile che tra gli asset strategici che le imprese italiane dovranno rivedere e implementare, oltre al tema della connettività e della sicurezza informatica, vi sarà quello del welfare, un modello di “care” molto più veloce e snello, grazie alle tecnologie, e più sostenibile, ovvero maggiormente calato sulle reali esigenze delle persone. Cultura, conoscenza, specializzazione, confronto, relazione, rispetto delle regole, saranno questi i nuovi paradigmi della formazione? La fotografia di questo periodo delinea un percorso nuovo, spetterà a noi, e solo a noi, saper cogliere gli effetti salvifici di questo dramma e sperimentare modelli di quotidianità personale e professionali diversi e funzionali, tanto da essere visti come esempi e replicati, con buona pace di chi continua ad associare l’Italia e gli italiani a vetusti luoghi comuni. Noi sappiamo di valere molto, spesso non lo diciamo, ma la storia, sempre leggendola al contrario, lo dimostra. Allora senza paura ripartiamo da noi.

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