Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » News » Coronavirus, crolla il traffico aereo. Ospedali a rischio collasso

Coronavirus, crolla il traffico aereo. Ospedali a rischio collasso

Oltre 500 casi in un giorno, si rischia il collasso delle strutture sanitarie per le terapie intensive. Ryanair taglia i voli verso l’Italia

Coronavirus, crolla il traffico aereo. Ospedali a rischio collasso
Coronavirus

Coronavirus: Iata, crollo prenotazioni per Italia, fino a -108%

Il diffondersi del coronavirus ha avuto un “forte impatto sul traffico aereo”: lo si legge in una nota della Iata. Le compagnie aeree stanno subendo “un grave calo della domanda”. L’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo riporta alcuni esempi tra cui un vettore importante che ha dovuto cancellare le prenotazioni per l’Italia del 108%.

La Iata, nella nota, fa degli esempi delle criticità che stanno investendo il settore: “un vettore che ha subito una riduzione del 26% in tutte le richieste rispetto all’anno scorso; un vettore ‘primario’ che riporta le prenotazioni per l’Italia in calo del 108% con il crollo delle prenotazioni a zero e l’aumento dei rimborsi; molti vettori che segnalano il 50% delle disdette in diversi mercati; le prenotazioni sono in calo e i vettori stanno reagendo con misure come il congedo non retribuito dell’equipaggio, il congelamento degli aumenti di stipendio e i piani per il fermo degli aerei.

Coronavirus: Iata, sospendere regole assegnazione slot

L’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA) sta contattando le autorità di regolamentazione dell’aviazione di tutto il mondo per richiedere la sospensione immediata per la stagione 2020 delle regole che disciplinano l’utilizzo degli slot aeroportuali, a causa dell’impatto del coronavirus.  

Circa il 43% di tutti i passeggeri parte da oltre 200 slot coordinati dagli aeroporti di tutto il mondo, si legge in una nota. Attualmente, in circostanze normali, le regole per l’assegnazione degli slot prevedono che le compagnie aeree debbano operare in almeno l’80% di quelli assegnati. In caso contrario, la compagnia aerea perde il diritto alla slot nella stagione successiva. In circostanze eccezionali, le autorità di regolamentazione possono allentare questo requisito. La crisi causata dal diffondersi del coronavirus ha avuto un forte impatto sul traffico aereo. Le compagnie aeree stanno subendo un grave calo della domanda.     Date queste circostanze “straordinarie”, spiega l’associazione a seguito dell’emergenza sanitaria pubblica, “l’opinione collettiva dell’industria aerea è che l’applicazione della regola dell’80% durante la prossima stagione sia inappropriata. È necessaria una certa flessibilità per le compagnie aeree per adeguare i loro orari in base all’andamento straordinario della domanda”. 

GLI ESPERTI: FASE ESPONENZIALE DELL’EPIDEMIA

“In Italia l’epidemia di Covid-19 è ancora in fase iniziale, con un andamento esponenziale: c’è un raddoppio dei casi ogni 2 giorni e mezzo e lo scenario, tra infettati, ricoveri e casi clinici gravi è simile a quello della Corea del Sud”. Parola di Enzo Marinari, del dipartimento di Fisica della Sapienza di Roma, che insieme a Enrico M. Bucci della Temple University di Filadelfia (Usa) firma un’analisi sulla situazione italiana pubblicandola su ‘Cattiviscienziati.com’, blog destinato a smontare pseudoscienza e fake news. “Non è il momento di abbassare la guardia – sintetizza Marinari all’AdnKronos Salute – e di sospendere le misure di mitigazione. Anzi conviene espanderne alcune ove possibile, ad esempio il telelavoro”. “Abbiamo realizzato la nostra analisi a partire dai dati comunicati dalla Protezione civile e monitorato l’evoluzione” del numero di morti e di pazienti in terapia intensiva (casi gravi), a partire dal 24 febbraio. I ricercatori sottolineano l’aumento esponenziale dei casi, “tanto da superare in 10 giorni il numero di mille soggetti trovati infetti”. Secondo le previsioni degli esperti, “il numero di posti letto richiesti in terapia intensiva crescerà rapidamente nella prima settimana di marzo, configurando una situazione di crisi per le strutture sanitarie del territorio”. Analizzando invece retrospettivamente la curva esponenziale ottenuta, “si ottiene – scrivono Marinari e Bucci – che i primi casi gravi dovrebbero essere emersi in una data prossima al 10 febbraio”. Inoltre i dati relativi ai casi gravi suggeriscono “che l’epidemia attualmente in corso non può essere iniziata in una data posteriore all’ultima decina di giorni di gennaio”.

Insomma, per gli esperti “gli effetti delle misure di contenimento messe in atto non potranno essere valutati prima di una settimana, dati i tempi di incubazione e sviluppo della carica virale nei soggetti di nuova infezione”, come spiega Marinari. “Dobbiamo essere chiari: non si tratta di un pericolo forte per la vita delle persone, ma il rischio è che in pochi giorni si blocchino le sale di rianimazione del Ssn: che succederà a tutti i pazienti che ne hanno bisogno, non solo quelli con Covid-19?”. Insomma, per gli esperti “non è il momento di allentare la guardia”. “Contrariamente a quanto ventilato in qualche sede, l’epidemia in corso è ancora nella sua fase iniziale. Pertanto, lungi dall’abbandonare le misure di mitigazione necessarie, in questo momento è più che mai opportuno proseguire”, precisano gli esperti, sottolineando alcune raccomandazioni. “Soprattutto in Lombardia, Veneto occidentale ed Emilia-Romagna del nord, e soprattutto nelle grandi città come Milano e quelle dove ci sono un numero di casi importanti come ad esempio Savona, il numero medio di possibili contatti potenzialmente produttivi (distanza tra un soggetto infetto e uno non infetto minore di due metri) deve essere contenuto al minimo. Ciò significa diminuire la frequenza di tutti i contatti involontari con un gran numero di estranei”. Ma anche “evitare conferenze e incontri affollati: sento che c’è una certa resistenza al telelavoro, ma invece questo può essere prezioso”, dice Marinari.

Se sui social fioccano da giorni le ironie sulla asocialità come arma anti-virus, “le barriere sociali hanno un ruolo: dobbiamo dirlo con chiarezza – aggiunge l’esperto – sono valide le raccomandazioni ad evitare luoghi chiusi e affollati”. Sì dunque al telelavoro, alla diminuzione degli spostamenti non necessari, all’evitare gli assembramenti e “al prolungamento della chiusura delle scuole. Sebbene queste misure non possano, alla lunga, impedire la diffusione del contagio, possono ovviamente abbattere il numero di nuovi contagi giornalieri, dando modo di non sovraccaricare il sistema sanitario di pazienti anche gravi. Ampliare dove opportuno l’estensione geografica della zona rossa, e dove necessario rendere più prescrittive le indicazioni di quarantena potrebbe, in questo senso, probabilmente salvare delle vite”, concludono gli autori.