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Cronache
Coronavirus, fase 2 e sicurezza sul lavoro: confusione media sui settori Ateco

Con riferimento alle modalità di ripresa delle attività produttive nella c.d. FASE 2, ci sta tanto fermento per il lavoro che sta facendo la task force di Colao per decidere chi riprenderà a lavorare e chi no, verranno coinvolti i sindacati, si farà un aggiornamento del protocollo condiviso del 14/03/2020 e richiamato dall’ultimo D.P.C.M. del 10/04/2020, e si sta puntando tutto sui settori ATECO per identificare le classi di rischio delle diverse attività produttive.

Io sono un igienista industriale e mi occupo da 25 anni di sicurezza ed igiene del lavoro, e tutte le normative emanate in applicazione del D.Lgs. 81/08 (in particolare gli Accordi CSR 21/12/2011, 25/07/2012 e 07/07/2016),  spiegano e ribadiscono più volte che il settore ATECO è solo un riferimento merceologico e si verifica spesso che aziende che rientrano nella fascia di “rischio basso” perché appartenenti ad un settore ATECO classificato in tale fascia, hanno un ciclo produttivo che presenta mansioni o fasi del ciclo a rischio Alto (e viceversa).

A mio avviso ciò che sarà fondamentale per la riapertura delle imprese è l’elaborazione di un documento specifico aziendale (noi lo abbiamo chiamato DVR-COVID 19 ma è il concetto che conta), da trasmettere se del caso alle ASL territorialmente competenti, in cui ogni Datore di Lavoro, congiuntamente ad RSPP, MC e RLS, dichiarerà, prendendosi tutta la responsabilità, di aver attuato nella propria azienda tutte le misure tecniche, organizzative e procedurali per il contenimento del rischio COVID 19 (in coerenza con quanto disposto dall’art. 2087 c.c.); in questo modo tutto questo sbattimento sui settori ATECO sarà bypassato in quanto la responsabilità sarà sempre del Datore di Lavoro. In questa fase emergenziale sarebbe opportuno coinvolgere responsabilmente gli RSPP (che si ricorda devono aver conseguito l’abilitazione per lo specifico settore), che hanno (o dovrebbero avere) la competenza per certificare la sicurezza del ciclo produttivo dell’azienda in cui rivestono tale ruolo!

Faccio alcuni esempi che spiegano meglio quanto sopra:

1.       Il Settore del pubblico spettacolo ed intrattenimento sarà, correttamente, uno degli ultimi a tornare operativo (stadi, cinema, teatri, etc): ma come si fa ad equiparare un Cinema ad una sala gioco SLOT/VIDEOLOTTERY ove è possibile adottare tutte le misure tecniche, organizzative e procedurali per tutelare lavoratori ed utenti?

2.       le centrali che in ogni ospedale provvedono alla sterilizzazione dei ferri chirurgici, come settore ATECO - STERILIZZAZIONE DI ATTREZZATURE MEDICO SANITARIE (settore ATECO 81.22.01) -  sono classificate a “RISCHIO BASSO” (!) ovviamente nel relativo Documento di valutazione dei rischi l’analisi del ciclo produttivo porta a considerare i lavoratori appartenenti alla fascia di rischio Alto (ovvero sono equiparati agli operatori sanitari!): come potrebbe essere diverso?

Dai Media sento solo una gran confusione, e percepisco che al tavolo delle decisioni si gioca con le tabelle dei settori Ateco, in modo sterile, senza capire che ogni azienda ha un ciclo produttivo diverso dall’altra e che l’impianto normativo prevede già da 25 anni (emanazione del D.Lgs. 626/94 confluito nel Testo unico D.Lgs. 81 del 09/04/2008) che ci sia in ogni azienda un comitato per la gestione del rischio che si chiama Servizio di Prevenzione e Protezione. Se si vuole cercare di far lavorare in sicurezza i dipendenti l’unica strada è coinvolgere attivamente gli operatori della prevenzione.

* Studio Rivelli Consulting

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