Sul prossimo numero della rivista ScienceDirect, che uscirà a marzo del 2021, verrà pubblicato uno studio sull’incidenza del Covid nei servizi psichiatrici.
“300 mila persone in più faranno richiesta di cura ai servizi di salute mentale. Un aumento di un terzo di pazienti”, dichiararono nel maggio scorso Massimo di Giannantonio ed Enrico Zanalda, presidenti di Sip (Società italiana di psichiatria).
Il fenomeno si manifestava virulento già nella primavera scorsa, dato l’aumento delle vendite in farmacia di ansiolitici, ipnotici e antidepressivi. Oggi un gruppo di medici psichiatri e ricercatori spagnoli (Marta Gómez Ramiro, Giovanna Fico, Gerard Anmella ed altri) ha condotto uno studio su quasi 2000 casi di ricoveri psichiatrici di emergenza in Spagna, mettendo a fuoco la tendenza di un fenomeno.
Un’analisi retrospettiva è stata eseguita su tutti i pazienti ricoverati in emergenza psichiatrica 90 giorni prima e dopo il 14 marzo 2020, primo giorno di lockdown in Spagna, analizzando 1.958 ricoveri psichiatrici d’emergenza.
I risultati sono che i ricoveri tradizionali, si ipotizza a causa del blocco, sono diminuiti del 37,9%, con le persone che finivano direttamente in ospedalizzazione psichiatrica acuta.
La diminuzione del numero totale potrebbe essere correlata al rispetto delle restrizioni sui movimenti e delle raccomandazioni sanitarie formulate dal governo o per paura del contagio.
Come ovunque nel mondo, le visite non urgenti, come le visite ambulatoriali, diversi interventi chirurgici e i test diagnostici sono stati annullati o rinviati per evitare il collasso del sistema sanitario.
Ma l’effetto procurato dalla riduzione degli interventi in fase non acuta, dovuta ai blocchi, ha cronicizzato i problemi. E quando si tratta di problemi psichiatrici la gestione non è facile né per chi ne è affetto né per la cerchia di familiari che hanno a che fare col problema. I risultati della ricerca mostrano che i disturbi d’ansia si sono ridotti radicalmente nella popolazione colpita da problematiche psichiatriche, probabilmente per l’uso strutturale della telepsichiatria. Sono invece aumentati i pazienti con demenza, disturbi dello spettro autistico e disturbi da uso di sostanze stupefacenti ma anche alcol e farmaci.
“Le conseguenze sulla salute mentale di COVID-19 stanno diventando evidenti”, scrivono i ricercatori.
La quarantena forzata e la riorganizzazione dei sistemi sanitari con la concentrazione dei medici nei reparti Covid ha avuto una ricaduta inevitabile sul settore.
“I pazienti con gravi malattie mentali potrebbero pagare le conseguenze della pandemia in due modi: 1) l’epidemia e le conseguenti strategie di blocco possono agire come un evento di vita stressante aspecifico, favorendo una ricaduta acuta, 2) il blocco può subire una discontinuità nella capacità del sistema sanitario per affrontare la necessaria continuità assistenziale in questa popolazione”.
Le malattie psichiatriche dei pazienti si sono accentuate, grazie alla mancanza di supporto e stimolazione sociale. La percentuale di ricoveri di emergenza è così aumentata in modo significativo. La demenza, il deterioramento cognitivo, i disturbi dello spettro autistico e disturbi da uso di sostanze sono stati la regola. Bisogna poi tener presente, come scrivono i ricercatori che “la depressione, l’ansia, l’apatia, l’agitazione e le allucinazioni, sono frequenti negli individui con demenza, incluso il morbo di Alzheimer o il deterioramento cognitivo con una maggiore tendenza a manifestarsi in relazione a fattori di stress esterni. Inoltre, le misure di isolamento sociale hanno un grande impatto sugli anziani e potrebbero aggravare la qualità della vita dei pazienti con deficit cognitivo, con conseguente peggioramento delle loro condizioni mediche a causa della loro incapacità di sottoporsi a controlli”.

