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Covid, “terapia e non vaccino? Obbligo contro la Costituzione”

Intervista all’avvocato Fabio Garaventa

Covid, “terapia e non vaccino? Obbligo contro la Costituzione”
variante omicron, obbligo vaccino, over 60

“Stato di emergenza o stato di guerra”?

 

Ma si tratta di un vaccino o di una terapia? E che conseguenze giuridiche -soprattutto sotto il profilo della costituzionalità- ha questa distinzione? Il problema viene sollevato da più parti e-come sottolineato anche da Andrea Crisanti su questa testata, oltre che da numerosi membri della comunità scientifica che preferiscono rimanere anonimi- non è un problema da poco. Soprattutto dopo l’intervista rilasciata da Pier Guido Rasi sul Secolo XIX, dove si afferma che “la memoria immunologica del vaccino dura a lungo e protegge dalla malattia, ma è la protezione dal contagio che va rinforzata spesso” e che i cosiddetti vaccini proteggono “solo in parte” dal contagio.  Lo stesso Crisanti aveva affermato su Affaritaliani che “sussiste un problema giuridico, perché lo si fa per impedire  la malattia, non per limitare la trasmissione. Questo diventa un obbligo terapeutico, una novità assoluta nella sanità pubblica?

 

E qui a spiegare il vulnus provvede Fabio Garaventa, responsabile nazionale delle riforme della giustizia per il Partito Repubblicano, avvocato (anche difensore di Beppe Grillo dal 2000 al 2007 fino a che le divergenze sul fronte politico non interruppero il rapporto), membro del gruppo Cottarelli per la riforma della giustizia penale. Perché la domanda se è vaccino o terapia ha a che fare con un rischio di incostituzionalità eclatante.

 

La storica sentenza 307 sull’obbligo vaccinale  e l’assunzione di responsabilità dello Stato in caso di eventi avversi.

“La corte costituzionale si e espressa fin  dal 1990, con una  sentenza 307 che fa scuola nell’ambito dell’obbligo vaccinale, specificando che la Costituzione mette davanti a tutto la salute individuale. Nel caso di  necessità  collettiva, la Costituzione  apre all’obbligo a condizione essenziale che lo stato di fronte a eventi avversi se ne assuma la responsabilità”.   

“Abbiamo altri interventi normativi sull’obbligo che hanno sempre tenuto conto di questo pilastro – continua Garaventa, specificando che “questi presidi medici vaccinali sono stati indicati in grado di immunizzare e se così fosse stato sarebbero rientrati nella sentenza. Ma  ora sappiamo che non lo sono.   Lo stesso Cts prevede migliaia di  infettati al giorno e non possono essere tutti no Vax”. 

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Se si tratta di  terapia e non di vaccino, sul fronte dell’obbligo si profilano problemi di natura giuridica ed etica

“Se entriamo nella terapia, l’obbligo è un problema che la Corte Costituzionale non ha mai affrontato in termini generali e di massa su tutti i cittadini; ma si tratterebbe anche di una decisione  contraria ai principi a fondamento della nostra cultura, in memoria di un recente passato e di ciò che avrebbe dovuto insegnarci. In ogni caso, la terapia obbligatoria pone questioni di incostituzionalità. E le fratture in seno al Consiglio dei Ministri evidenziano già il problema” .

 

Garaventa: “stato di emergenza o stato di guerra”?

“Abbiamo una legislazione che sarebbe compatibile con stato di guerra. Si pensa di poter legiferare al di sopra della Carta Costituzionale. Ma lo stato di guerra deve  essere votato dalle camere e richiede una procedura ben precisa, ovvero la riunione delle  camere in seduta comune a maggioranza,  è  un presidio che la resistenza ci portò -chiosa Garaventa- Ma anche sullo stato di emergenza entriamo in confine minato: già  siamo al di fuori di ciò che prevedeva la legge speciale: a questo punto  o dichiarano lo stato di guerra interna o  siamo nell’ incostituzionalità assoluta”.

 

Il sentore di un’inchiesta chiarificatrice

“Auspico che presto su tutta la questione Covid ci sia   un’ inchiesta. Verranno scoperte cose che, temo,  non faranno piacere agli italiani. Ad esempio, il fatto  che improvvisamente tutta la comunicazione dei media abbia iniziato a ruotare intorno a nomi mai sentiti prima. Luminari sono stati zittiti e personaggi ignoti fino a quel momento hanno preso il loro posto. In ogni caso, sul fronte attuale, se viene spacciato per vaccino una terapia,  viene meno l’obbligo  vaccinale.

Chi non si vuole vaccinare può resistere legalmente, certo,  per il lavoratore c’è  il danno indotto dalla  sospensione della retribuzione,  ma non per più di dieci giorni e reiterato fino a 31 marzo”.