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Corruzione in Sicilia, l’ex vicepresidente Armao ai domiciliari: spuntano le mazzette nell’orologio a pendolo

Armao ha respinto le accuse sostenendo che si tratta di prestiti e compensi professionali

Corruzione in Sicilia, l’ex vicepresidente Armao ai domiciliari: spuntano le mazzette nell’orologio a pendolo
Foto Lapresse

Arresti domiciliari per l’ex vicepresidente della Regione Siciliana Gaetano Armao e per l’avvocato Pierluigi Matta, entrambi indagati per corruzione. La Procura di Palermo ipotizza un sistema di favori alle imprese in cambio di denaro, che sarebbe stato nascosto anche all’interno di un orologio a pendolo. Armao respinge le accuse e sostiene che si trattasse di prestiti e compensi professionali.

Corruzione, domiciliari per l’ex vicepresidente Armao e l’avvocato Matta: cosa contesta la Procura

Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione Siciliana ed ex presidente della Commissione tecnica specialistica (Cts), è agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione. Lo stesso provvedimento è stato disposto nei confronti dell’amico e collega Pierluigi Matta. La decisione è arrivata dalla gip di Palermo Giuseppa Zampino, dopo gli interrogatori preventivi degli indagati. La Procura di Palermo aveva inizialmente chiesto il carcere per entrambi, modificando successivamente la richiesta per Matta, che nel frattempo aveva compiuto 70 anni. Ai domiciliari è finito anche Luigi Zancla, presidente della Samo Onlus, coinvolto nel filone dell’inchiesta relativo alle cure palliative.

Al centro dell’indagine, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, c’è un presunto sistema di favori ad alcune imprese, in particolare nel settore delle energie rinnovabili. Secondo gli investigatori, Armao avrebbe sfruttato i suoi incarichi istituzionali e i rapporti negli uffici regionali per agevolare pratiche e procedimenti amministrativi in cambio di denaro. Un ruolo centrale sarebbe stato ricoperto proprio da Matta, che secondo l’accusa avrebbe fatto da intermediario tra gli imprenditori e l’ex vicepresidente della Regione. I soldi sarebbero stati versati sul conto dell’avvocato come compensi per consulenze ritenute fittizie, per poi essere prelevati e consegnati in contanti ad Armao.

Le presunte mazzette nascoste nell’orologio a pendolo

Uno degli elementi più particolari dell’inchiesta riguarda un orologio a pendolo nello studio privato di Armao, che secondo gli investigatori sarebbe stato utilizzato per nascondere il denaro ricevuto.

Le videocamere installate dalla Squadra mobile di Palermo avrebbero documentato diversi passaggi di contanti tra i due professionisti. In alcune riprese l’ex vicepresidente della Regione viene immortalato mentre prende delle banconote e le sistema all’interno di contenitori cilindrici nascosti nell’orologio. Le indagini hanno ricostruito anche una presunta consegna di denaro avvenuta nel febbraio scorso. Dopo un incontro con Matta, Armao sarebbe tornato nel proprio studio e avrebbe riposto un involucro di carta all’interno del pendolo. Per la Procura quelle somme sarebbero state tangenti, versate in cambio di interventi su pratiche amministrative legate ad attività imprenditoriali. Una ricostruzione che l’ex vicepresidente ha sempre contestato.

Il filone delle cure palliative e il pagamento di 6mila euro

L’inchiesta non riguarda soltanto il settore energetico. Gli investigatori ipotizzano un secondo filone legato ad alcune società specializzate nelle cure palliative, preoccupate dall’eventuale ampliamento degli accreditamenti regionali ad altre realtà operanti nello stesso campo. Secondo le contestazioni della Procura, Armao, nel suo ruolo di esperto del presidente della Regione Siciliana e con l’intermediazione di Matta, avrebbe richiesto e ottenuto 6mila euro nell’ambito dei rapporti con Luigi Zancla, presidente della Samo Onlus.

Il pagamento, effettuato tramite bonifico bancario secondo l’accusa, sarebbe stato collegato a un intervento volto a impedire l’attuazione di provvedimenti regionali sull’ampliamento degli accreditamenti. Gli inquirenti sostengono inoltre che Armao avrebbe convocato Salvatore Iacolino, già dirigente della sanità regionale, affinché non venisse dato seguito agli atti esecutivi del decreto relativo all’allargamento della platea delle strutture accreditate.

Armao respinge le accuse: “Le cose non stanno come dice la procura”

Armao ha sempre negato di aver ricevuto tangenti. Presentandosi in tribunale per l’interrogatorio preventivo, aveva dichiarato ai cronisti: “Le cose non stanno come dice la procura”.

L’ex vicepresidente della Regione aveva anche spiegato che quello dell’orologio a pendolo era un nascondiglio utilizzato da tempo nella sua famiglia, anche dal padre. La sua ricostruzione dei rapporti economici con Matta è diversa da quella degli investigatori: non si sarebbe trattato di mazzette, ma di prestiti e somme dovute per prestazioni professionali. Davanti alla gip Armao si è avvalso della facoltà di non rispondere, rendendo comunque dichiarazioni spontanee. I suoi legali, Giovanni Rizzuti e Valerio Galassetti, hanno depositato una memoria difensiva, contestando sia la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari.

La difesa ha inoltre sollevato dubbi sull’utilizzabilità e sulla corrispondenza alla realtà di alcune intercettazioni. Anche Matta ha respinto le accuse attraverso dichiarazioni spontanee e memorie difensive.

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