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Così Renzi sminuzza il consenso

Da un lato il vertice Asem di Milano, che rivela il presidente del Consiglio Matteo Renzi quale leader mondiale a tutto tondo. Dall’altro lato lo scontro con le Regioni, che si lamentano del taglio di quattro miliardi previsti dalla Legge di Stabilita 2015. In questa apparente ambivalenza, nel rapporto tra politica nazionale e internazionale, è possibile decifrare il meccanismo caleidoscopico della gestione del consenso e del potere di Renzi.

Come sa chi vive fuori dai Palazzi, chi vive sul territorio, incontra le persone, frequenta le aziende, la crisi economica sta radendo al suolo l’Italia che conoscevamo. Di fronte a una simile situazione, va da sé che servono interventi radicali. Tutti sanno che questo è stato fino a oggi il Belpaese dei privilegi. La crisi sta anche sbaragliando le vecchie categorie del consenso. Con il presidente del Consiglio c’è la stragrande maggioranza del partito. Il vicesegretario del Pd, Debora Serracchiani, è arrivata a dichiarare che l’obiettivo è superare la soglia del 50% dei voti.

Chi sta con Renzi? Certamente tutti coloro che sono da sempre sostanzialmente privi di privilegi, seppur per ragioni diverse: dagli insegnanti agli imprenditori ai manager. Ma il consenso tra questi ultimi inizia a calare perché i manager guardano a risultati quasi immediati. Poi c’è tutta una zona grigia, rappresentata dalla Pubblica Amministrazione in senso lato, dagli operai, categorie molto frammentate al loro interno. Sui temi più sensibili come quelli etico-religiosi, o quello delle unioni civili degli omossessuali, la poca chiarezza finora manifestata dal presidente del Consiglio riflette la confusione e la divisione che ci sono su questi argomenti in un Paese cattolico come l’Italia.

Quindi c’è la politica estera, che per un leader politico ha un peso altrettanto importante di quella interna. A ciò il cittadino comune non pensa, ma è necessariamente fondamentale nel determinare le scelte nazionali di un leader. Politica estera dove le idee sono premiate più dei fatti e il consenso è più facile perché la catena della declinazione delle idee in scelte concrete è più lunga e il giudizio dei cittadini procrastinato.

La sintesi (per così dire hegeliana) tra politica interna ed estera del presidente del Consiglio sono la comunicazione e il rapporto coi media. E basti vedere la visibilità che stanno avendo i leader e il padrone di casa Matteo Renzi al vertice Asem.

Ernesto Vergani