Gli ultimi dati nazionali dell’Istituto superiore di sanità non documentano al momento una nuova crescita generalizzata dei casi di Covid in Italia. Nell’ultima rilevazione disponibile, l’incidenza dei casi diagnosticati resta inferiore a 0,5 ogni 100mila abitanti ed è stabile rispetto alla settimana precedente. Anche l’impatto sugli ospedali rimane contenuto: l’occupazione dei posti letto Covid in area medica è allo 0,5%, mentre quella delle terapie intensive è allo 0,1%.
Covid, aumento casi: i contagi stanno davvero crescendo?
L’ultimo bollettino ISS disponibile nell’archivio nazionale al 30 settembre fotografa una circolazione ancora molto bassa. Nel periodo dal 3 al 9 settembre l’incidenza dei casi diagnosticati e segnalati è rimasta sotto 0,5 ogni 100mila abitanti, lo stesso livello registrato nella settimana precedente.
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Tutte le fasce d’età mostravano un’incidenza pari o inferiore a un caso ogni 100mila abitanti. Anche a livello territoriale la maggioranza delle Regioni e Province autonome risultava stabile. Non ci sono quindi, nei dati ISS disponibili, elementi per parlare di una nuova “ondata” nazionale.
Covid, aumento casi: perché allora l’Rt è salito
Un dato può sembrare in controtendenza. L’indice Rt calcolato sui casi con ricovero è stato stimato a 1,76, rispetto a 1,13 nella precedente rilevazione. L’intervallo di confidenza è però molto ampio, da 1,04 a 2,66. Quando i casi osservati sono pochissimi, variazioni numericamente ridotte possono produrre oscillazioni molto marcate dell’indice. Per questo l’Rt non va letto isolatamente.
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Nello stesso rapporto, infatti, l’ISS registra incidenza stabile, ricoveri stabili e terapia intensiva allo 0,1%. È aumentata anche la quota delle reinfezioni, arrivata al 47,5%, ma questo dato indica quale parte dei casi diagnosticati riguarda persone già infettate in passato, non un aumento automatico del numero complessivo dei contagi.
Covid, aumento casi: perché i numeri vanno letti con cautela
Il numero ufficiale dei positivi oggi ha un significato diverso rispetto agli anni della pandemia. Molte persone non effettuano un tampone oppure utilizzano test domestici il cui risultato non entra nelle statistiche ufficiali. Di conseguenza i casi diagnosticati rappresentano soltanto una quota delle infezioni effettivamente presenti.
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C’è anche una seconda limitazione. La sorveglianza integrata RespiVirNet ha sospeso da marzo i normali flussi regionali mentre vengono adeguate le procedure sulla gestione dei dati personali. Per valutare la situazione è quindi particolarmente utile osservare ricoveri e terapie intensive, che per ora restano su livelli molto contenuti.
Il quadro disponibile a fine settembre non indica dunque un’impennata nazionale: il virus continua a circolare, ma gli ultimi indicatori ISS pubblicati mostrano una situazione stabile e con basso impatto ospedaliero.


