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Covid-19: così i “furbetti dello scalo” portano in Italia le varianti indiane

La virologa Gismondo: “Impossibile fermare gli arrivi, ci vorrebbe la quarantena”. Per il sindacato di polizia: “Assurdo controllare i ristoranti e non i voli”

Covid-19: così i “furbetti dello scalo” portano in Italia le varianti indiane
covid aeroporto

Mesi di lockdown, restrizioni di ogni tipo, zone colorate prima di rosso, poi arancione, poi giallo. Ma anche arancione rafforzato, giallo rafforzato, rosso ma non troppo. Il blu è cupo e non è en pendant con il Paese, quindi via. Manca il bianco sporco e il pantone colori delle regioni potrebbe avere anche un suo fascino commerciale.

I cittadini stufi di stare in casa, in astinenza da aperitivi, baccanali del venerdì e sabato sera, della socialità, dei viaggi in Europa per il weed end. Di quelli fuori Europa, che fanno tanto esotico e figo. Turismo in uscita: siamo un paese che viaggia. Ma anche turismo in entrata, come in entrata ci sono molti cittadini stranieri che qui vengono a lavorare.

Dunque, in un momento dove il Covid è padrone di tutto, gli aeroporti, da luoghi magici e romantici, diventano trincee, frangiflutti, zone pericolose. E la politica è costretta a rendersene conto e a prendere decisioni.

Fino al 15 maggio prossimo, ad esempio, è vietato l’ingresso in Italia a chi abbia soggiornato o transitato in Brasile, India, Bangladesh, Sri Lanka, nei 14 giorni precedenti. Una misura di sicurezza importante, in linea con i sacrifici fatti finora e che non possono essere messi a repentaglio. Ovviamente da questi paesi ci si arriva in aereo e le cose si possono complicare.

Non tanto per quelli che sono i voli diretti: se arrivi da New Delhi devi sapere che sarai fermato, ti sarà fatto un tampone e sarai inviato in un Covid hotel per la tua bella quarantena. Ma c’è chi, pur di entrare in Italia, adotta come soluzione ciò che le falle nel sistema gli consentono: i voli indiretti. Una volta si faceva scalo in più paesi per abbassare il costo di un volo intercontinentale: qualche ora in più in aereo, ma qualche centinaio di euro risparmiati.

Da qualche tempo invece il volo indiretto viene usato per passare indenni dai controlli. È successo in passato. Oggi forse, qualche controllo in più viene eseguito, comunque qualche furbo passa.

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“Sarebbe un discorso molto semplice e si spiega con l’incubazione dell’infezione”, racconta ad affaritaliani.it la Professoressa Maria Rita Gismondo, Direttrice Responsabile di Microbiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Biomedica dell’ospedale Sacco di Milano.

“Noi sappiamo che l’incubazione di questo virus può variare dai cinque agli undici giorni. Quindi, nel momento in cui il viaggiatore arriva sul suolo di destinazione dovrebbe essere messo sotto osservazione per dieci, undici giorni. Questo per essere sicuri che non si sia portato dietro anche il virus. Devo dire che fino a oggi lo schema migliore è quello adottato dal Regno Unito dove si arriva, si fa un tampone e poi se ne fa un altro dopo dieci giorni. Una volta negativo il tampone si è liberi”, dice la Professoressa.

Forse sarebbe stato il caso che il Comitato Tecnico Scientifico avesse ascoltato la voce degli esperti in modo più approfondito. “Noi non siamo stati interpellati. C’è il CTS che è una roccia inespugnabile e che non ha nessun contatto con gli esperti. Loro consigliano il Ministro. I tempi di incubazione del virus sono noti e quindi immagino si stiano muovendo in questo senso”, aggiunge Gismondo

Di difficile realizzazione per la Professoressa Gismondo l’idea di bloccare i voli da altri Paesi. “E’ impossibile. Arriva troppa gente. Ha idea di quante persone dovremmo mettere in un albergo Covid? Impossibile. Ci sono altri modi per fare controlli. Agli arrivi negli aeroporti chi di dovere sa esattamente il percorso fatto dal passeggero. Si sa se proviene da uno scalo o da un volo diretto. Seguendo le tracce si può fermare il viaggiatore e controllarlo”.

Però adesso è il momento del Green Pass, metodo che dovrebbe mettere al riparo da rischi di questo tipo. “Ha una falla enorme – sottolinea la Professoressa Gismondo – perché fare il tampone ad un passeggero a due giorni dalla partenza non da la certezza che possa essere positivo in fase di incubazione. L’unica sicurezza è avere un controllo anticipato, di almeno cinque o dieci giorni”.

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Poi, c’è chi è in prima linea nei controlli negli aeroporti, difficili da fare considerando la mole di viaggiatori che atterrano in Italia e anche qualche forma di furbizia che può essere messa in atto per bypassare i controlli stessi.

“I controlli in questi casi sono molto difficili. Ed è facile da spiegare. Un viaggiatore può fare un biglietto unico con diversi scali. In questo caso è facilmente rintracciabile da dove provenga. Ma se il viaggiatore si ingegna e fa un biglietto per una destinazione europea, atterra, si ferma qualche ora e poi prenota un biglietto nuovo, allora diventa difficile capire da dove sia partito in origine. Quindi risulta partito da una città europea e io che mi trovo in aeroporto non posso rifiutarne l’ingresso. È una situazione complessa. Su queste cose bisognerebbe avere più attenzione” dice ad affaritaliani.it Gianni Tonelli del Sindacato Autonomo di Polizia.

Che apre anche una polemica: “Se noi prendiamo centinaia di clandestini al giorno che magari sono positivi al virus e li ricoveriamo in ambienti da cui è facile fuggire, allora non capisco certi meccanismi. A questo punto è quasi più conveniente prendere un barcone per arrivare in Italia, rispetto al volo di linea. Queste sono assurdità”.

“C’è dal mio punto di vista un isterismo generale nell’affrontare un problema. Da un lato faccio la guerra al ristoratore che alle 22.10 magari non ha ancora chiuso il locale, poi consento a bivacchi come successo in piazza a Bologna o nei festeggiamenti dei tifosi dell’Inter di ieri. E negli aeroporti l’unica cosa che i controlli possono fare è chiedere al viaggiatore da dove proviene, ma posso ricevere anche una bugia come risposta. Di certo non possiamo fare controlli approfonditi e mettere in mezzo le polizie di mezzo mondo per capire da dove arriva un passeggero. La situazione come detto è complessa e deve essere affrontata con coerenza. E bisogna applicare criteri di buonsenso”, conclude Tonelli.

Le varianti del Covid preoccupano molto. Oggi, soprattutto quella indiana, fa molta paura. Nei giorni scorsi i controlli effettuati dalla Asl di Latina, prima del blocco dei voli dall’India, sui cittadini indiani di religione Sikh impegnati nell’agricoltura, hanno potuto individuare un focolaio importante, e si è agito di conseguenza.

Ma la situazione indiana è davvero quasi fuori controllo. Il più grande produttore al mondo di vaccini, nonostante la campagna vaccinale di massa sia partita, non ha dosi sufficienti.

L’amministratore delegato di Pfizer-Biontech ha dichiarato che la sua azienda donerà l’equivalente di 60 milioni di euro di vaccini al Paese.

Ma il problema è che il vaccino Pfizer non è stato autorizzato nel Paese asiatico. Quindi si porrà il problema su come farlo circolare e iniettarlo. Nel frattempo, alcuni nostri concittadini sono ancora in India in attesa di capire quale sarà il loro futuro. Il Covid non molla e come ha cambiato il nostro modo di vivere e lavorare, sta cambiando anche tutto il sistema-mondo.

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