di Eduardo Cagnazzi
Dove c’è illegalità e corruzione, c’è un’economia malata. Un potere occulto che si affianca all’aspetto economico fino a minarlo alla sua base. In Italia il tasso di criminalità percepito dalle imprese e dalla collettività condiziona negativamente il volume di risorse finanziarie fornito dalle banche al sistema produttivo ed acuisce il clima d’incertezza sociale ed economica. Un’indagine di Srm, il Centro studi legato ad Intesa Sanpaolo, rileva che se il peso dell’economia illegale scendesse al livello medio dei Paesi dell’area euro, sarebbe possibile recuperare il 3,4% del Pil nazionale per un valore di 50 miliardi di euro.
Un’inefficienza che costa alle imprese italiane qualche cosa come 1 miliardo di euro all’anno. E che dipende anche dalle lentezze della giustizia. In Italia, infatti, secondo il centro studi, sono necessari più di tre anni per ottenere una sentenza definitiva in una causa civile. E più di sette anni se la causa si riferisce ad una procedura fallimentare. In Europa, invece, la media è di circa la metà. La gestione inefficace della giustizia civile incide in modo negativo anche sul credito. Gli analisti di Srm stimano il volume dei flussi creditizi in rapporto al Pil diminuiscono dell’1,5% ogni dieci processi aggiuntivi su mille abitanti. Sulla base di un confronto fatto dall’Ocse, inoltre, il costo del credito è di 0,70 punti base più alto nei paesi dove la giustizia è più lenta rispetto a quelli dove è più efficiente. L’efficacia della giustizia dipende però anche dalla collaborazione delle banche nella prevenzione e repressione dei reati economici, riciclaggio e auto riciclaggio.
I dati indicano che all’Unità d’informazione finanziaria sono pervenute nel 2015 oltre 71mila segnalazioni di operazioni sospette, con un incremento dell’11% rispetto al 2014. E l’82,3% di tali segnalazioni provengono dalle banche entro un mese; “un dato che esemplifica bene il rapporto di interdipendenza esistente tra il mondo del credito e quello della giustizia e che conferma come il sistema creditizio sia in prima fila nella collaborazione con la magistratura e le forze dell’ordine”, dice ad Affaritaliani il direttore generale di Srm, Massimo Deandreis. “Corruzione e illegalità si traducono quasi sempre in competizione sleale ai danni di chi opera con correttezza sul mercato. E questo vale soprattutto per quelle imprese che operano sui mercati internazionali. I processi di riforma nel Paese sono solo agli inizi, ma molto c’è ancora da fare per rendere il sistema più fluido, efficiente e virtuoso. Soprattutto attraverso interventi strutturati e multilivello in grado di contrastare sia la dimensione economica della criminalità in tutte le sue forme, sia di fornire più ampie opportunità per il credito”.
Secondo gli ultimi dati sui delitti commessi per estorsione, ricettazione, riciclaggio, associazioni per delinquere di stampo mafioso è la Lombardia la regione dove è inflitto il maggior numero di condanne per queste tipologie di reati, pari a 42.357, seguita da Campania e Lazio, rispettivamente con circa 31mila e 30mila condanne. Più specificamente, la Campania è la regione nella quale la quota pro capite di delitti di estorsione denunciati è superiore alla quota di valore aggiunto per abitante, seguita dalla Sicilia. Inoltre, se la Lombardia è la regione che presenta il maggior numero di denunce di reati per ricettazione, la Liguria si conferma prima in Italia per questo tipo di reato pro capite.
