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Cronache

E' durata poco piu' di un mese e mezzo la proroga concessa lo scorso 2 aprile a monsignor Mariano Crociata come "numero due" della Conferenza Episcopale Italiana. Il vescovo infatti lascia oggi il suo incarico di segretario generale della Cei per diventare vescovo di Latina al posto di monsignor Giuseppe Petrocchi che dalla scorsa estate e' il nuovo arcivescovo dell'Aquila. Monsignor Crociata pensava probabilmente di restare piu' a lungo a Roma, come si desume dalla dichiarazione rilasciata al momento della proroga nella quale esprimeva gratitudine e confermava piena disponibilita' a continuare il suo servizio. I media interpretarono la proroga come una conferma e a qualcuno fu autorevolmente chiesto di correggere il tiro nei giorni successivi. In realta', infatti, le cose stavano diversamente: Papa Francesco desidera che rapidamente la Cei modifichi il proprio statuto che riserva proprio al Pontefice la nomina del presidente e del segretario.

Mentre il cardinale Bagnasco e' stato confermato per un quinquennio da Benedetto XVI nel 2012 e scadra' nel 2017 (a meno di decisioni diverse), Crociata chiamato a Roma dalla diocesi di Noto nel settembre 2008 ha dovuto dunque accettare Latina, diocesi importante ma non certo all'altezza di quelle cardinalizie ottenute dai suoi immediati predecessori: Tettamanzi ebbe Genova, Antonelli e Betori entrambi Firenze. Risalendo pero' all'epoca pre-Ruini (anche lui fu segretario Cei nella seconda meta' degli anni '80, prima di diventare Vicario di Roma e presidente dei vescovi italiani) si vede che l'allora segretario Caporello fini' a Mantova, che piu' o meno equivale a Latina. Una nota curiosa riguarda il fatto che proprio a Ferriere di Latina nel 2009 monsignor Crociata pronuncio' una omelia famosissima, quella in cui - in occasione di una celebrazione di Santa Maria Goretti - denuncio' lo sfoggio di un "libertinaggio gaio e irresponsabile" e ricordo' che non si possono "considerare privati questi comportamenti soprattutto quando sono implicati minori". Erano i giorni delle polemiche sulla festa di Casoria e queste parole furono lette come un attacco al premier Berlusconi. Secondo molti osservatori il "caso Boffo" fu proprio una reazione a quelle parole di Crociata, pastore saggio e dialogante ma anche molto diretto e sincero nelle sue prese di posizione. Ad esempio defini' pubblicamente una "poltiglia immangiabile" le omelie di tanti parroci italiani.

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