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Cyberspionaggio, Occhionero punta dell’iceberg: troppi dati per due dilettanti

Ecco perché Giulio e Francesca Maria Occhionero non possono aver agito da soli

Cyberspionaggio, Occhionero punta dell’iceberg: troppi dati per due dilettanti
occhionero

I fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero sono balzati agli onori della cronaca per questioni di cyber-spionaggio proprio nel periodo in cui il cyber-spionaggio sta riempiendo le prime pagine dei giornali con la questione legata all’hackeraggio dei server di posta del partito democratico statunitense.

Dalle prime notizie trapelate e dalla lettura delle carte dell’ordinanza di custodia cautelare risulta che i due fratelli in cinque o sei anni di attivita’ illecita fossero riusciti ad orchestrare un sistema per le intercettazioni abusive informatiche che gli avrebbe permesso di sottrarre nel tempo ben 87 gigabyte di dati relativi a quasi duemila persone, su un totale di circa 20.000 tentativi di hackeraggio messi in opera (o perlomeno su un totale di 20.000 username da essi recuperati).

Parliamoci chiaro, duemila persone messe sotto intercettazione sono tantissime. Se consideriamo la loro caratura (politici, banchieri, massoni, alti prelati) la vicenda assume toni estremamente allarmanti, perche’ tenendo sotto controllo duemila persone-chiave nel Paese, si e’ in grado di tenere in pugno il Paese.

A cosa servissero i dati ottenuti dalle intercettazioni della coppia di fratelli ficcanaso sara’ la magistratura a dircelo, che e’ peraltro ancora impegnata nell’analisi del materiale sequestrato e nel tentativo di decrittare la gran parte del di esso.

I due fratelli pare che fossero stati autonomamente in grado di modificare un trojan, ovvero un programma che remotamente consente di controllare il pc della vittima, crearsi una rete di server sui quali appoggiare il materiale sottratto, costruire un centro di comando e controllo per pilotare a distanza i pc infettati e successivamente rilasciare diversi aggiornamenti a distanza per riprogrammare il trojan per fargli fare nuove cose.

In questo preciso momento, la comunita’ degli esperti IT italiana e’ impegnata a far notare che la tipologia di attacco utilizzata dagli Occhionero e’ di bassa qualita’ cosi’ come di bassa qualita’ era il profilo hacker di Giulio Occhionero, che avrebbe sì confezionato il trojan ma avrebbe anche commesso almeno un paio di errori fatali che hanno consentito alla magistratura di identificarlo, il piu’ clamoroso quello di costruire il trojan utilizzando anche del software per il quale avrebbe comprato la licenza d’uso senza mascherare la sua identita’ e quindi alla magistratura e’ bastato andare a chiedere all’azienda produttrice a chi appartenesse quella licenza.

Ma il punto e’ proprio quello, viviamo in un’era dove e’ sufficiente avere un minimo di competenze informatiche per mettere in piedi un sistema da far invidia ai legittimi organi d’intelligence.
Il fatto che la magistratura abbia trovato un database con una catalogazione tematica (banchieri, politici, massoni etc.) del materiale sottratto ed il fatto che uno degli ultimi aggiornamenti del trojan avesse introdotto un sistema di allerta tarato su specifiche parole-chiave, fa intuire o che i due fratelli faticassero a stare al passo con l’analisi del materiale sottratto (negli 87 gigabyte sottratti sono infatti contenuti ben 345.120 files) o che si fosse presentata nel tempo l’esigenza del recupero veloce di un particolare tipo di dati.

Perche’ non basta saper rubare a distanza dei documenti, bisogna poi anche leggerli, capirli, contestualizzarli, correlarli al materiale precedentemente sottratto e catalogarli con un sistema per un eventuale veloce recupero futuro.

Come facessero i soli due fratelli a stare dietro alla mole di lavoro procurata dall’operato dei trojan e’ per ora un mistero. Possono due sole persone passare al setaccio, per anni e anni, una mole di dati immensa? Forse, se facessero quello come unico mestiere. Il problema e’ che i fratelli Occhionero facevano altro di mestiere e se aggiungiamo che nelle carte della magistratura si fa riferimento all’utilizzo di quel trojan anche in un’altra inchiesta apparentemente scollegata all’attuale e ad una poco velata ipotesi di uno schema spionistico di dimensioni piu’ ampie , ci sono tutti i presupposti per chiedersi se gli Occhionero fossero semplicemente dei maniaci del controllo che approfittavano delle informazioni cosi’ carpite per ottenere qualche vantaggio personale oppure se i due fratelli non fossero altro che il braccio armato (o una delle braccia armate) di un’organizzazione con obiettivi piu’ ampi.
Ed e’ forse proprio questa la domanda che piu’ sta attanagliando la magistratura in queste ore.