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Dalla romanica cerevisia, passando per John Lemon e i zero gradi: Yoko Ono “stoppa” una birra mentre la Germania brinda all’analcolica

La vicenda della “John Lemon” dimostra quanto un nome possa pesare più del contenuto. Mentre Yoko Ono difende il marchio del marito, in Germania la rivoluzione del settore passa dalle birre senza alcol. E pensare che nell’antica Roma la birra era considerata la bevanda dei barbari…

Dalla romanica cerevisia, passando per John Lemon e i zero gradi: Yoko Ono “stoppa” una birra mentre la Germania brinda all’analcolica

La birra artigianale “John Lemon”, omaggio ironico al compianto John Lennon, è stata ritirata dopo l’intervento legale di Yoko Ono. Intanto in Germania il mercato cambia: cresce l’analcolica, cala la birra tradizionale.

Quando un gioco di parole finisce in tribunale

Ci voleva un limone per mettere in crisi una birra. O meglio, un cognome trasformato in gioco di parole. La “John Lemon”, prodotta da un piccolo birrificio artigianale della Bretagna e aromatizzata con limone e zenzero, dovrà infatti sparire dagli scaffali dopo la diffida degli avvocati di Yoko Ono, che tutelano il nome e l’immagine di John Lennon. Secondo il trust che gestisce i diritti dell’ex Beatle, il marchio richiamava in modo troppo evidente il musicista, sconfinando nella violazione della proprietà intellettuale.

Dopo una lunga trattativa il produttore ha ottenuto soltanto il permesso di vendere le ultime cinquemila bottiglie già realizzate. Il risultato? Quelle confezioni sono diventate immediatamente oggetti da collezione. Una causa legale che, paradossalmente, ha regalato al piccolo birrificio una pubblicità mondiale che nessuna campagna marketing avrebbe mai potuto acquistare.

Dai barbari ai salutisti

Fa sorridere pensare che la birra abbia attraversato i secoli cambiando completamente reputazione. Nell’antica Roma era conosciuta come cerevisia e veniva guardata con un certo snobismo. Per i patrizi il vino era la bevanda nobile per eccellenza, mentre la birra era considerata un’abitudine dei popoli del Nord, dei Galli e dei Germani, oltre che delle classi più umili. Eppure non mancavano le eccezioni: i legionari la consumavano soprattutto nelle province settentrionali e, secondo diverse testimonianze storiche, perfino imperatori come Augusto e Nerone ne apprezzavano le presunte proprietà terapeutiche, utilizzandola come rimedio per alcuni disturbi.

Oggi la storia sembra essersi ribaltata. In Germania, patria mondiale della birra, la vera rivoluzione non riguarda più le etichette ma il contenuto del bicchiere. Le birre analcoliche continuano infatti a conquistare quote di mercato, mentre quelle tradizionali registrano un costante calo dei consumi. I più giovani cercano gusto e convivialità, ma senza rinunciare alla salute, alla guida sicura e a uno stile di vita più equilibrato.

2000 anni di storia

Così, mentre una birra viene “condannata” per il suo nome troppo simile a quello di un mito del rock, un’intera nazione riscrive il futuro della bevanda più popolare d’Europa. Dalla cerevisia dei legionari alle lager senza alcol il passo è lungo oltre duemila anni. E forse oggi persino i Beatles, davanti a una pinta analcolica, canterebbero: “Let it be”… ma rigorosamente a zero gradi.