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Cronache
cerviaDavide Cervia

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Davide Cervia, ex militare e tecnico di guerra elettronica, è sparito nel nulla il 12 settembre nel 1990. Forze dell'ordine e inquirenti hanno provato a far passare la tesi dell'allontanamento individuale, poi smentita da una sentenza che riconosce il rapimento. Ma nessun responsabile è mai stato trovato né cercato. Ora la famiglia ha presentato una causa civile contro i ministeri della Difesa e della Giustizia. L'avvocato Licia D'Amico prova a far luce su questa inquietante vicenda in un'intervista ad Affaritaliani.it: "Ci sono stati depistaggi e omissioni". La Marina ha provato a nasconderlo, ma "Davide aveva competenze uniche, l'ipotesi è che sia stato venduto a un Paese straniero come la Libia o l'Iraq. La sua famiglia ha subìto intimidazioni e minacce, c'è stata anche una strana esplosione nella loro casa". Sul coinvolgimento di alte autorità dello Stato: "Le istituzioni non ci hanno aiutato, anzi hanno reso più difficile il raggiungimento della verità".

Davide Cervia è sparito il 12 settembre del 1990, all'età di 31 anni, dalla sua casa di Velletri, lasciando i due figli Erika e Daniele e la moglie Marisa. Dopo il diploma di perito elettronico, nel 1978, all'età di 19 anni si arruola come volontario entrando a far parte come sottufficiale degli addetti agli armamenti tecnologici della nave Maestrale. Nel 1980 frequenta il corso di specializzazione che lo qualifica esperto in guerra elettronica. Nel 1984 si congeda con il grado di sergente. Il 12 settembre 1990 scompare. Alle iniziali reticenze e ipotesi di allontanamento volontario sostenute dalle forze dell'ordine, si oppongono due testimoni che parlano di un sequestro. La famiglia si convince si tratti di un rapimento, connesso alle sue conoscenze tecniche e militari alla vigilia della Guerra del Golfo. Il suo profilo professionale poteva essere un obiettivo importante per i tanti stati del medio oriente interessati ai sistemi di difesa Nato. Inizialmente la Marina militare aveva occultato le specializzazioni di Davide, ammettendo in seguito le sue specializzazioni. La Procura generale presso la Corte d'appello di Roma ha archiviato nel 2000 il fascicolo confermando il rapimento, ma rassegnandosi all'impossibilità di individuare i colpevoli. Nel 2012 la famiglia ha presentato una causa civile contro i ministeri della Difesa e della Giustizia.

Proprio negli scorsi giorni i deputati Sel Ileana Piazzoni e Nazzareno Pilozzi hanno presentato un’interrogazione al Ministero dell’Interno per chiarire un episodio di presunta ingerenza delle Forze dell’Ordine nel processo civile di risarcimento del danno legato alla vicenda di Davide Cervia. "Se fosse confermato – affermano i deputati Piazzoni e Pilozzi - si tratterebbe di un grave episodio di ingerenza immotivata da parte delle Forze dell’Ordine nell’ambito di un processo civile".

Licia D'Amico, secondo lei le indagini sulla scomparsa di Davide Cervia sono state fatte bene?

Assolutamente no. C’è una causa civile che pende proprio sulla violazione del principio fondamentale della verità della giustizia. Il nostro studio, lo studio Galasso, ha portato a compimento lo stesso aspetto a proposito della strage di Ustica. In quel caso abbiamo ottenuto l’affermazione dell'esistenza nel nostro ordinamento di un diritto fondamentale alla verità e alla giustizia. La stessa cosa abbiamo prospettato al giudice civile a Roma e siamo nella fase iniziale del processo. Abbiamo presentato molteplici prove a sostegno della nostra tesi, ora il giudice dovrà decidere se ammetterle o meno.

Voi e la famiglia Cervia contestate depistaggi, ritardi e omissioni. A che cosa fate riferimento?

Davide Cervia è sparito 23 anni fa. E, come è stato scritto anche negli atti giudiziari, è stato rapito. A oggi non si è arrivati a una verità piena. Nel senso che ci sono provvedimenti giudiziari nei quali si riconosce che è stato rapito, ma lo si è riconosciuto solo al termine di una battaglia giudiziaria infinita fatta dalla famiglia. In fase iniziale si sosteneva che fosse scappato di casa per motivi sentimentali… le solite storie… ora si dice anche che è passato troppo tempo: “non riusciamo più ad accertare la verità”. Resta da capire chi è che ha fatto passare tutto quel tempo…

All'inizio però si era parlato di un allontanamento volontario. La famiglia non ci ha mai creduto?

Era una tesi che non aveva nemmeno una parvenza di credibilità. C’era un testimone che aveva assistito al rapimento, un altro che aveva visto la macchina che si allontanava… E poi c’erano dei comportamenti di Davide che andavano in senso totalmente opposto. Pensi che aveva appena prenotato il fotografo per l’anniversario di nozze…. Insomma, quella dell'allontanamento volontario era proprio una cosa insostenibile, sin dal primo minuto.

Come spiega allora questo errore da parte della magistratura?

La questione è scottante, perché l’attività che faceva Davide era un’attività particolare. Era un esperto di guerre elettroniche, e nel 1990 come lui ce n'erano pochissimi non solo in Italia ma anche in tutta Europa. Era in grado di fare la manutenzione di sistemi di puntamento. Se si torna con la mente a quello che era il bacino del Mediterraneo 23 anni fa ci si accorge che certamente poteva esserci interesse nel vendere delle armi e vendere un soggetto che sapesse aggiustare quelle armi e sapesse anche insegnare come usarle.

Esiste l'ipotesi che Davide sia stato venduto con la partecipazione o comunque con il silenzio dallo Stato?

L'opinione della famiglia è questa e il quadro processuale rende plausibile questa ricostruzione.

Può essere stato venduto alla Libia?

La Libia è una delle ipotesi, a causa del suo ruolo nel Mediterraneo in quegli anni. Ma ci sono anche altre ipotesi di paesi della stessa area. Si parlò di diversi siti, tra i quali l'Iraq. Sarebbe interessante vedere quali di questi paesi avevano acquistato armamenti in quel periodo e potevano avere interesse alle capacità di Davide Cervia.

La moglie di Davide, Marisa Gentile, e i suoi due figli Erika e Daniele non si sono mai arresi e continuano a cercare la verità. Questo loro "attivismo" gli ha provocato qualche conseguenza?

Nel corso degli anni hanno ricevuto varie intimidazioni e minacce. Proprio un anno fa, a ottobre, la famiglia Cervia ha subìto un atto che lascia senza fiato. Il forno della dependance che c'è nel giardino di casa loro è improvvisamente esploso.

Crede che lo Stato non abbia interesse a scoprire la verità su Davide?

Le istituzioni, o almeno una parte di loro, hanno semmai reso più difficile il raggiungimento della verità e della giustizia. E lo hanno fatto in tutte maniere. Le racconto un episodio del 10 ottobre scorso, accaduto presso il Tribunale di Roma dove si sta tenendo la causa civile. Due poliziotti in divisa sono entrati nell'aula del giudice subito dopo la fine della nostra udienza. La signora Marisa gli ha chiesto spiegazioni e loro hanno candidamente ammesso di essere entrati in tribunale per parlare di qualcosa a proposito della nostra udienza. 

I figli di Davide, Erika e Daniele, hanno anche scritto un appello al Presidente Napolitano. Hanno ricevuto risposta?

Sì, dopo qualche tempo hanno ricevuto una risposta firmata dal consulente giudiziario Loris D'Ambrosio (deceduto qualche mese fa, ndr) nella quale venivano invitati ad avere fiducia nei giudici ai quali si erano rivolti. "In quella sede le vostre parole saranno ascoltate", c'era scritto. In realtà è proprio quello che noi vorremmo ci fosse riconosciuto.

Crede che ci sia la possibilità che Davide sia ancora vivo?

E' impossibile da dire con certezza, io posso esprimere solo un'opinione del tutto personale e che va presa solo per tale. Credo sia passato troppo tempo, Davide era una persona che aveva accesso a mezzi di comunicazioni sofisticati e penso che se fosse stato ancora vivo avrebbe dato un segno di sé. La famiglia però la pensa diversamente. In ogni caso credo che sarebbe ora di far venire fuori la verità su questa brutta storia.

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