Riccardo Magi è pronto a mettersi in gioco alle primarie del centrosinistra, convinto che “ci dovrà essere una candidatura di +Europa”. Il segretario di +Europa lo annuncia in un’intervista al quotidiano La Stampa e spiega: “Io correrei con grande entusiasmo e con la convinzione di portare nella discussione il tema dei temi: il nostro futuro nell’Unione europea. E con questo, le nostre idee su diritti civili, libertà individuali ed economiche, antiproibizionismo”.
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Magi aggiunge: “Nella seconda metà di agosto, spingerò affinché si intensifichino i rapporti e i contatti di quest’area riformista, europeista e liberale” rinviando a settembre i chiarimenti su “alcuni temi programmatici: parlo di questioni di fondo come l’idea di Europa e la posizione sulla guerra in Ucraina”.
Sullo strumento delle primarie, che anima ancora la dialettica tra i leader del Pd e dei 5 Stelle, Magi chiarisce: “Sembrano qualcosa di stonato proprio perché si è accumulato questo ritardo sui punti programmatici della coalizione. Tutti quelli che partecipano si impegnano a riconoscere un candidato comune, ma per riconoscerlo serve un luogo di confronto politico permanente che ancora non c’è stato. Non è solo una questione di metodo, ma anche di serietà e di credibilità”.
Sulla roadmap aggiunge: “Io credo che a settembre si debbano solo fissare alcune questioni di principio nella coalizione. Il programma dettagliato verrà dopo le primarie e sarà coordinato da chi le vince”. Alla domanda su come si concilia la sua disponibilità alle primarie con le divisioni interne a +Europa, il segretario risponde: “Il nostro partito ha sempre avuto forti frizioni interne. In questo momento ci sono lacerazioni profonde dovute anche al fatto che in diversi già guardano ad altre forze politiche. Alcuni sono attratti dal progetto di Renzi, altri da movimenti terzo polisti, esterni all’alleanza di centrosinistra”. E sull’ipotesi di un ‘divorzio’ rispetto agli altri due esponenti del partito, Benedetto Della Vedova e Matteo Hallissey, chiarisce: “Lo spirito è sempre quello di confrontarsi e magari anche di contarsi, ma il partito è uno strumento, non una chiesa. Vedo però, da parte loro, una discussione che non riguarda diverse linee politiche, ma questioni di carattere personale”, sottolineando che “non sono mai state avanzate alternative alla mia linea. Ma se ci si intende su quello che si vuole fare, bene. Altrimenti non è obbligatorio rimanere tutti insieme”.

