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“De Magistris violò consapevolmente la legge”. Ma lui fa la pre-giunta in ristorante

“De Magistris violò consapevolmente la legge”. Ma lui fa la pre-giunta in ristorante
de magistris
“Volevano conoscere il traffico telefonico dei parlamentari acquisendo i tabulati non per fini di indagine: un’attività illecita perché dolosamente inosservante della legge Boato”. Ecco le motivazioni, depositate a tempo record dai pm di Roma, per la condanna in primo grado di De Magistris e Genchi. “Ci sono prove di collusione tra i due. Non hanno chiesto l’autorizzazione per ottenere i dati dei tabulati. Il fine non era la ricerca della prova ma l’uso strumentale dei tabulati in danno ai parlamentari“. Ma intanto il sindaco sospeso si fa beffe della legge Severino: va a convegni e conferenze, organizza riunioni pre-giunta in ristorante (nella foto). “L’agenda di un sindaco sospeso è piena di cose da fare, il lavoro va avanti”

Volevano conoscere il traffico telefonico dei parlamentari, tramite l’acquisizione dei tabulati: “un’attivita’ illecita perche’ dolosamente inosservante della legge Boato”, che impone l’obbligo di chiedere l’autorizzazione alla Camera di appartenenza. Ecco perche’ Luigi de Magistris, quando a Catanzaro era il pm dell’inchiesta ‘Why not’, e il suo consulente tecnico Gioacchino Genchi sono stati condannati a un anno e tre mesi di reclusione per concorso in abuso d’ufficio.

A due settimane dalla sentenza, i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Roma spiegano, in 97 pagine di provvedimento, le ragioni della colpevolezza dell’ex magistrato, poi sospeso da sindaco di Napoli per l’applicazione della legge Severino all’indomani della sentenza, e dell’esperto informatico.

Rispetto all’accusa di abuso d’ufficio a parere del tribunale “risulta invero provato che gli imputati perseguirono come obiettivo primario quello d’accedere ai dati di traffico dei parlamentari coinvolti nell’indagine, noncuranti di divieti e guarentigie costituzionali: che li acquisirono in violazione delle norme di legge e nella consapevolezza di non potersene avvalere a fini processuali”. Le contestazioni attenguono l’uso di una serie di tabulati telefonici, riferiti a diverse utenze di parlamentari tra cui Romano Prodi, Clemente Mastella e Francesco Rutelli.

Prove di collusione De Magistris-Genchi Luigi de Magistris, come pm a Catanzaro titolare dell’inchiesta ‘Why not’, e il consulente tecnico Gioacchino Genchi “hanno pervicacemente perseguito l’obiettivo immediato e finale di realizzare la conoscibilita’ dei dati del traffico dei parlamentari, non chiedendo l’autorizzazione alla Camera di appartenenza, pur di acquisire con urgenza di tabulati”. “La prova della loro collusione viene desunta non da meri sospetti o illazioni, ma proviene da un contesto univoco, comprovante l’intesa raggiunta e la messa in atto di una violazione comune e consapevole delle disposizioni di legge”. Lo sottolineano i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Roma motivando la condanna a un anno e tre mesi di reclusione, per concorso in abuso d’ufficio, inflitta all’ex sindaco di Napoli e al suo esperto tecnico. “Non c’e’ motivo di dubitare” – prosegue il collegio giudicante, presieduto da Rosanna Ianniello – che tra de Magistris e Genchi ci sia stata “condivisione di intenti e piena cooperazione” durante l’inchiesta ‘Why not’. L’ex pm appare come “il dominus delle indagini in assoluta autonomia quanto a scelta investigative, puntualita’ delle deleghe e strategie da perseguire”, mentre Genchi “e’ il massimo esperto informatico, creatore di un sistema operativo di indubbia efficienza e decisivita’, accreditata dalle esperienze professionali note, di spiccato intuito investigativo”. Per il tribunale “e’ inattendibile la buona fede del pm de Magistris afferente le sollecitazioni del consulente tecnico d’ufficio su autorizzazioni da chiedere ai rami del Parlamento”. Dall’istruttoria dibattimentale risulta smentito “che l’indagine ‘Why not’ abbia riguardato solo di rimando i parlamentari coinvolti, a dimostrazione che il fine principale perseguito non fosse la ricerca della prova, bensi’ l’uso strumentale delle tecniche d’indagine telefonica in danno dei parlamentari e ai fini privati, d’inserimento nel cosiddetto Archivio Genchi e d’ulteriore trattamento non autorizzato”. “La compartecipazione delittuosa e il ruolo primario assunto dal pm trovano riscontro indicativo nel monito, rivolto a Genchi, di non arrestarsi di fronte a implicazioni di sorta. La logica comune – insiste ancora il tribunale – era quella di procedere senza rispettare le garanzie per cariche parlamentari, affatto sconosciute, e di giustificare ex post le violazioni che fossero emerse facendole passare per un ‘error in procedendo’ cosi’ eclatante da denotare la buona fede e comunque tale da poter essere sanato con una ratifica successiva, rinviabile a oltranza”.

Noncurante delle guarentigie costituzionali – Nell’ambito dell’inchiesta ‘Why not’, l’allora pm di Catanzaro Luigi de Magistris e il consulente tecnico d’ufficio Gioacchino Genchi agirono “noncuranti di divieti e guarentigie costituzionali”. Lo evidenzia il tribunale di Roma nel motivare la condanna dei due imputati a un anno e tre mesi di reclusione per concorso in abuso d’ufficio per aver illegittimamente acquisito tra il 2006 e il 2007 i tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza. Per il tribunale “l’obiettivo di de Magistris e Genchi non era quello investigativo consistente nell’espletamento delle indagini di polizia giudiziaria ma – disattendendo le norme che delle indagini disciplinano lo svolgimento e garantiscono la successiva utilizzabilita’ a fini processuali – era precipuamente quello di conoscere il traffico telefonico dei parlamentari tramite l’acquisizione dei tabulati”. Per il collegio dall’istruttoria dibattimentale “risulta provato che gli imputati perseguirono come obiettivo primario quello d’accedere ai dati di traffico dei parlamentari coinvolti nell’indagine, noncuranti di divieti e guarentigie costituzionali, che acquisirono in violazione delle norme di legge e nella consapevolezza di non potersene avvalere a fini processuali”. “La ragione che guidava il comportamento delittuoso era quello d’utilizzare le comunicazioni dei parlamentari – documentate dai tabulati – per ‘incrociarne’ le risultanze e collegare le inferenze di traffico con informazioni bancarie e localizzazioni, si’ da tracciare contatti, relazioni, movimentazioni degli onorevoli nell’immanenza delle funzioni parlamentari esercitate, lese nella rispettiva sfera esclusiva (danno ingiusto); tali elaborazioni avrebbero consentito, oltreche’ di documentare e archiviare nel sistema Teseo il ‘tracciato operativo’ dei parlamentari accusati dalla Merante e dal trasversalismo politico del Saladino, d’individuare gli interlocutori piu’ significativi degli onorevoli, i presunti referenti, le figure di raccordo per nuove captazioni”.

E IL SINDACO SOSPESO SI FA BEFFE DELLA SEVERINO – Ma nel frattempo il sindaco sospeso di Napoli prosegue la sua attività politica. Presenzia a convegni e conferenze stampa, organizza pre-giunte in ristoranre (come documentato dalla foto sopra, postata sul suo stesso profilo Facebook). Ecco che cosa si legge sul profilo Facebook di De Magistris sopra le foto: “L’agenda di un sindaco sospeso, a Napoli, è piena di cose da fare: dal convegno sull’ up-date cardiovascolare alla cena-pregiunta con i mei assessori per affrontare i temi della città, passando per “educatrici di società, racconti di donne e cura” e legambiente per confrontarsi su come lo “sblocca italia” può facilitare la cura del territorio con associazioni, privati e comitati. oggi anche una importante conferenza stampa degli assessori ai beni comuni e all’infrastrutture per presentare il piano di manutenzione stradale che prevede il coinvolgimento di cittadini e comitati. Dobbiamo ricordare che Napoli è la città con il numero maggiore di spazi pubblici adottati. Siamo stati i primi a far partecipare i privati ai progetti della città in modo costruttivo e non speculativo. il lavoro va avanti”.