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Cronache
Addio a Don Gallo, pecora matta del Signore

Genova e' in lutto per la scomparsa di Don Andrea Gallo, fondatore della Comunita' di San Benedetto al porto, 'prete di strada' da sempre al fianco dei piu' deboli, degli emarginati, degli 'ultimi'. Nelle settimane scorse il sacerdote era stato ricoverato all'ospedale ma poi, a seguito di un miglioramento, i sanitari avevano deciso per le dimissioni. Don Gallo era tornato nella sua casa, presso la Comunita' di San Benedetto, dove le sue condizioni erano improvvisamente peggiorate. Il prete e' stato monitorato dai medici e accudito dai suoi nipoti, Paolo e Vittorio. Poi "il suo cuore ha cessato di battere - ha riferito il suo portavoce, Domenico Chionetti - e Don Gallo ha esalato l'ultimo respiro". Aveva 84 anni.

 

ESCLUSIVO, I PENSIERI DI DON GALLO SULLA MORTE

"Caro Faber, la tua morte ci ha migliorati, come sa fare l'intelligenza". L'amicizia tra Don Gallo e Fabrizio De Andrè ha radici profonde, e proprio al cantautore il 'prete degli ultimi' dedica una lettera, contenuta nel libro 'In cammino con Francesco', pubblicato in questi giorni e di cui Affaritaliani.it propone in esclusiva alcuni stralci. Come l'orazione a Francesca, morta di Aids: "Dinanzi alla salma ci sentiamo finalmente poveri che gemono". O la lettera al leader dei portuali genovesi che "con le sue battaglie ha fatto crescere la democrazia". Don Gallo non risparmia critiche alla Chiesa, alle gerarchie, all'opacità dello Ior, ai 'corvi' di Ratzinger. Ma ha una speranza: "Ora è arrivato Francesco a farci credere di nuovo in una Chiesa dei poveri". LEGGI TUTTO

VENDOLA: "SEMPRE NEI NOSTRI CUORI E NELLE NOSTRE LOTTE" - - "Don Andrea Gallo, bambino di Dio, compagno di viaggio, padre, fratello,amico, ci sarai sempre nei nostri cuori, nelle nostre lotte , nelle nostre utopie". Lo scrive su twitter Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta', appresa la notizia della scomparsa di don Andrea Gallo.

BURLANDO: "ORA POTRAI DI NUOVO PARLARE CON PARIDE BATINI" - "Don Gallo, ora potrai di nuovo parlare con Paride di porto e di camalli. Ciao Andrea". Cosi', il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, in un tweet commenta la notizia della scomparsa di Don Andrea Gallo, fondatore della Comunita' di San Benedetto al Porto. Il governatore ligure fa riferimento alle chiacchierate che il sacerdote faceva con Paride Batini, console storico della Compagnia Unica dei 'camalli' del porto di Genova, scomparso nel 2009.

CRIMI (M5S): "DA OGGI IL CIELO HA UNA STELLA IN PIU" - "Da oggi il cielo ha idealmente una stella in piu': quella di un uomo che con coerenza, onesta', semplicita', umilta' ha portato avanti i valori della fede cristiana, del bene comune, della democrazia e della liberta'. Don Gallo lo ha fatto sempre da quelli che sono chiamati 'ultimi'. Ciao, amico nostro. Amico di tutte le persone semplici e oneste. Non ti dimenticheremo mai". E' il ricordo di Vito Crimi a nome del gruppo parlamentare al Senato del Movimento 5 Stelle.

VATTUONE(PD): "MAESTRO DI VITA E SACERDOTE STRAORDINARIO" - "Don Gallo e' stato un sacerdote straordinario, un maestro di vita e un punto di riferimento per l'Italia intera e soprattutto per la comunita' di San Benedetto al Porto che lui stesso aveva fondato. Aveva il coraggio di schierarsi sempre dalla parte degli ultimi con forza, impegno e vitalita'. Tutte qualita' speciali di cui sentiremo una profonda mancanza". Lo scrive in una nota il senatore ligure del Partito Democratico Vito Vattuone, capogruppo in commissione Difesa.

DI PIETRO, CI MANCHERAI! HA SEMPRE DIFESO GLI ULTIMI - "Ciao Don Gallo, ci mancherai. Ricorderemo le tue battaglie a difesa dei piu' deboli, degli 'ultimi', della nostra Costituzione e dei diritti". Lo scrive su twitter l'onorevole Antonio Di Pietro dell'Italia dei Valori.  

 

di Antonino D'Anna

dongallo

La scomparsa di don Andrea Gallo priva la Chiesa cattolica di oggi di una figura importante. Prete “contro”, “pretaccio” di strada per dirla con Candido Cannavò che lo inserì nel suo “Pretacci”, raccolta di sacerdoti esponenti dell'“altra” Chiesa, quella non proprio allineata alle posizioni ufficiali ma ufficiosamente presente nelle situazioni più disperate, ex partigiano dal Toscano in bocca, don Gallo non ha avuto una vita ecclesiastica facile. Spesso e volentieri. Nel suo libro “Così in terra come in cielo”, il sacerdote scriveva: “È vero, esiste un profondo dissenso fra me e la curia, ma un dissenso di amore e di profonda, convinta ricerca della verità. la cosa più importante è che si continui ad agire perché i poveri contino. Ci incontreremo ancora. Ci incontreremo sempre. In tutto il mondo, in tutte le chiese, le case, le osterie. Ovunque ci siano uomini che vogliono verità e giustizia”.

E comunque il rispetto c'era. Il cardinale arcivescovo di Genova Giuseppe Siri, roccioso difensore della Chiesa preconciliare, forse due volte eletto Papa e due volte rinunciatario per pressione degli altri cardinali che lo ritenevano troppo duro e capace di mettere a repentaglio la “Chiesa del Silenzio” di Oltrecortina (erano gli anni amari della Guerra Fredda), lo definiva “povero prete” anche se don Gallo lo ha sempre ritenuto un grande arcivescovo. Sacerdote dal 1959 con i Salesiani, già nel 1960 in mezzo ai ragazzi del riformatorio della Garaventa, nel 1964 lascia la congregazione fondata da Don Bosco e si fa incardinare nella diocesi genovese: Siri lo spedisce immediatamente per qualche mese a Capraia come cappellano del carcere. Ci tornerà nel 1970 dopo essere stato viceparroco nella parrocchia genovese del Carmine, ma verrà accolto a San Benedetto al Porto in quel di Genova. Grande amico di Fabrizio De Andrè, un altro che in tema di religione aveva avuto modo di dire la sua con “La Buona Novella”. Per don Gallo valgono forse le parole di “Si chiamava Gesù”: “Venuto da molto lontano | a convertire bestie e gente | non si può dire non sia servito a niente | perché prese la terra per mano | vestito di sabbia e di bianco | alcuni lo dissero santo | per altri ebbe meno virtù”.

Sempre dalla parte degli ultimi, con posizioni spesso molto progressiste e contrarie a quelle della Chiesa, don Gallo è stato etichettato come comunista e nei circoli tradizionalisti il suo nome suscita orrore. A lui non importava, se c'era da fumare uno spinello per la liberalizzazione delle droghe leggere (era convintamente antiproibizionista) lo faceva. E si faceva multare. Difficilmente potrà essere considerato un profeta, ma per lui basta la definizione che diede di sé ad Affaritaliani nel 2006, in piena bufera PACS: “Come prete da 47 anni, amo la mia Chiesa. Il mio dissenso lo considero perché parte dal di dentro, dalla mia casa. Tanti mi invitano ad uscire, ma come faccio? Sono a casa mia: se i miei superiori decideranno un giorno di cacciarmi, io potrò dire: ‘sono una pecora un po’ matta e mi hanno cacciato da casa mia’. Una Chiesa che vuole aiutare deve seguire Gesù: e quindi puoi immaginare se non deve ascoltare fino in fondo”. Don Gallo, con le sue cose giuste e quelle sbagliate, ci ha provato per una vita.

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