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Vannacci da isolare (e in fretta), Gualtieri carta segreta del Pd: i retroscena che muovono la corsa al voto del 2027

Verso il 2027, il centrodestra si compatta sui dossier e nel Pd spunta l’ipotesi Gualtieri come candidato alle Primarie. L’analisi

Vannacci da isolare (e in fretta), Gualtieri carta segreta del Pd: i retroscena che muovono la corsa al voto del 2027

Politica in fermento in vista delle elezioni del 2027

L’ultima settimana di lavori parlamentari ha riservato diverse sorprese in questa fase di avvicinamento alle elezioni politiche del 2027. Contrapposti centrodestra e Campo largo, la maggioranza di governo ha mostrato compattezza e unità, negando alla Procura l’uso delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, approvando vari decreti e la risoluzione sui fondi per la Difesa e lo scorporo delle spese per energia e, appunto, difesa, dimostrando di avere, in politica estera, una notevole coesione. Proprio quella coesione mancata al Campo largo, che si è salvato dal votare in modo frammentato la risoluzione soltanto grazie a un escamotage del regolamento, dimostrando, come scritto da Affaritaliani, che trovare la sintesi per vincere le elezioni 2027 non sarà affatto facile.

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Uno dei dati più interessanti di questi giorni è stata la sostanziale irrilevanza di Roberto Vannacci nel dibattito, avendo votato contro la risoluzione sul SAFE e contro all’uso delle chat di Del Mastro, senza incidere nei due esiti. L’irrilevanza è ciò a cui vorrebbe arrivare Giorgia Meloni, puntando a escluderlo da un eventuale accordo elettorale con largo anticipo proprio per non dare peso al generale. Strategia condivisa dalla Lega che però fa notare per bocca di un parlamentare tra i più vicini a Matteo Salvini: “Meloni non vuole capire che bisognerebbe andare al voto in autunno, dopo le Comunali, così Vannacci dimostrerebbe la sua inconsistenza e si sgonfierebbe in vista delle politiche”. Invece, ciò che filtra è che da Fdi vorrebbero votare alle amministrative dopo le politiche, per evitare che il traino delle città, in maggioranza di centrosinistra, possa incidere negativamente quando si voterà per il rinnovo del Parlamento.

Tra le città in cui è data per scontata la vittoria del centrosinistra c’è Roma, il cui sindaco, Roberto Gualtieri, comincia a essere visto come un possibile sfidante della coppia Conte-Schlein alle primarie per il candidato premier. Con un animale politico di rara intelligenza strategica come Claudio Mancini alle spalle, Gualtieri potrebbe essere il coniglio dal cilindro del Campo largo, in grado di fare sintesi tra le varie pulsioni estere dei partiti, forte anche della sua esperienza come Presidente della commissione finanze del Parlamento europeo e dei rapporti intessuti come Ministro dell’Economia proprio di Giuseppe Conte.

Il nome comincia a circolare nei corridoi della Camera, al punto che un deputato Pd di stretta osservanza franceschiniana afferma: “Se si vuole fare politica a Roma nel Pd devi passare da Goffredo Bettini e Claudio Mancini, e uno dei due è colui che ha creato Gualtieri”. Una scelta in grado di attrarre anche una fetta del mondo moderato, spaventato dalla deriva massimalista che i 5s potrebbero portare, soprattutto se, come sembra preconizzare lo stratega di Fdi Francesco Filini, Alessandro Di Battista dovesse fare il Vannacci della sinistra. Di nuovo un intreccio tra elezioni comunali e quelle politiche, dunque, dato che gli altri nomi che girano, e da tempo, come alternative a Conte-Schlein sono due sindaci: Gaetano Manfredi e Silvia Salis.               

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