Prima delle ferie, Giorgia Meloni incontra i leader per un punto politica. La parola d’ordine è serrare i ranghi restare uniti, condividendo una strategia di comunicazione mirata, meglio ancora se in grado di spiegare meglio le attività e le misure proposte dal governo.
Appuntamento a settembre: parola d’ordine flessibilità fra agenda e opportunità

Archiviata la scottatura del primo round della legge elettorale, sigillata con l’accordo, i compiti in vista di settembre sono dettati da agenda e opportunità. Un approccio più soft alla politica estera, tenendo d’occhio la cornice internazionale ma non anteponendola a quella italiana, anche perché lo scenario internazionale rischia di generare corto circuiti e calo di consensi fra crisi ucraina, stretto di Hormuz e “trumpante” varie. Nella speranza che la crisi del Golfo rientri si studieranno provvedimenti in grado di rispondere a un malaugurato choc energetico. In quel caso sarà necessario trovare in extremis le risorse necessarie a contenere i prezzi. Parola d’ordine: vietato mettere le mani nelle tasche degli italiani. Niente aumenti su alcol, sigarette o altri consumi.
Palazzo Chigi fra tagli, scostamento, Safe e manovra
Il vertice tra i leader del centrodestra non si è limitato ai carburanti. Il taglio di 17 centesimi al litro sul diesel fino al 25 agosto, è un messaggio chiarissimo: a Palazzo Chigi è allarme rosso sul gasolio, In questa ottica Meloni avrebbe chiesto agli alleati un cambio di passo a settembre. Del resto i tagli lineari non possano diventare la regola e dopo l’estate andranno utilizzati strumenti più incisivi, incluso un eventuale scostamento di bilancio. Sul tavolo c’è anche il dossier più esplosivo dei prossimi mesi: il Safe, il prestito europeo per il riarmo proposto da Bruxelles e guardato con ostilità dalla Lega che pretende, sulla linea di un noto e consolidato rigore, anche un ulteriore giro di vite sugli interventi dei Comuni a favore degli occupanti.
Il “dossier” Vannacci: per ora nessuna apertura a Futuro Nazionale

Apposto il sigillo all’intesa sulla nuova legge elettorale, si è aperto e chiuso il “dossier Vannacci”. La linea, per ora, è chiara: nessuna apertura a Futuro Nazionale. Una chiusura che, si dice in via della Scrofa, sia dettata da una strategia politica: disinnescare Vannacci prima che il generale possa trasformarsi nell’ago della bilancia del futuro sistema elettorale. Una scelta dettata dall’idea (o speranza, dipende dalle prospettive) che le prossime Comunali possano ridimensionare il peso elettorale del generale, privandolo così della forza negoziale che oggi i sondaggi gli attribuiscono. In attesa di sviluppi, dunque, l’idea è di ripresentarsi per gli ultimi 12 mesi (o giù di lì) di legislatura con l’obiettivo di arrivare alle elezioni del 2027 senza crepe per ottenere il bis della vittoria del 2022.

