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Medio Oriente, Roma al centro della pace ma la strada resta in salita, Tajani resta prudente

Tajani, un ruolo da protagonista nella diplomazia internazionale sul Medio Oriente ma il percorso è ancora lungo e complicato

Medio Oriente, Roma al centro della pace ma la strada resta in salita, Tajani resta prudente
Antonio Tajani

Roma centro della pace. Perlomeno nelle intenzioni della Farnesina, dove si è riunita l’Alleanza Globale per la soluzione dei due stati con la partecipazione fra i 25 Paesi, dell’Arabia Saudita e dell’Autorità Nazionale Palestinese. Sul tavolo, il futuro di Gaza, il disarmo di Hamas, la ricostruzione della Striscia e la crisi sempre più esplosiva della Cisgiordania.

Israele stato amico, ma c’è il “no” alle violenze dei coloni in Cisgiordania

Il documento condanna apertamente le violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania, boccia qualsiasi ipotesi di annessione dei territori palestinesi e chiede di preservare il cessate il fuoco a Gaza, accelerando la ricostruzione della Striscia e la riforma dell’Autorità nazionale palestinese. Una presa di posizione significativa, su due canali: c’è un irrigidimento nei confronti della politica degli insediamenti israeliani, ma non si mettono in discussione i rapporti tra Roma e Tel Aviv. Grande assente, fra l’altro, proprio Israele. Stupisce chi si stupisce: la classe dirigente ha chiuso le porte a qualsiasi ipotesi di uno Stato palestinese. In quest’ottica, il governo italiano prova a tenere un equilibrio.

Tajani frena: no al riconoscimento della Palestina

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Quanto al riconoscimento dello Stato palestinese, la linea resta quella della prudenza. Il Ministro degli Esteri respinge l’ipotesi di un riconoscimento immediato, definendolo di fatto una scelta priva di effetti concreti. Il concetto è chiaro: lo Stato palestinese, per essere riconosciuto, deve prima esistere e autoregolamentarsi per creare i presupposti di una convivenza pacifica. In questo momento, con Hamas ancora armata, la Farnesina ritiene impossibile anche parlare di uno Stato sovrano. Il riconoscimento arriverà, ma soltanto al termine di un percorso politico condiviso, che preveda il reciproco riconoscimento tra Israele e Palestina e la costruzione di istituzioni solide, indicando nell’ANP l’unico interlocutore.

Disarmo di Hamas e Hezbollah e sicurezza per Hormuz

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Sul tavolo non solo Gaza, ma anche Libano, Iran e lo stretto di Hormuz. Tajani ha anche ribadito un altro punto della strategia italiana: il disarmo di Hamas e Hezbollah, indicando nell’Iran il principale attore chiamato a fermare l’attività dei suoi gruppi alleati nella regione. Nel documento firmato con Riad è sottolineata la necessità di garantire la sicurezza delle rotte marittime nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz, snodi strategici per il commercio mondiale. La diplomazia italiana prova dunque a riportare Roma al centro del dossier mediorientale, ma con Gaza devastata, la Cisgiordania sempre più instabile e Israele assente dal tavolo negoziale, la soluzione appare ancora distante.