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Meloni al Quirinale, Vannacci a Palazzo Chigi e Salvini al Viminale: ecco la triade che spaventa Renzi. Ma lui ha un piano

Dalla legge elettorale al caso Delmastro, Matteo Renzi “prevede” il futuro e si dice disposto a tutto pur di fermare Meloni al Colle

Meloni al Quirinale, Vannacci a Palazzo Chigi e Salvini al Viminale: ecco la triade che spaventa Renzi. Ma lui ha un piano

Matteo Renzi: “Pronto a tutto pur di fermare Meloni al Colle. Le preferenze? Passeranno “

In un’intervista rilasciata al Foglio, Matteo Renzi apre uno scenario politico tutto orientato alle prossime elezioni, mettendo in secondo piano le polemiche interne al centrosinistra pur di costruire una coalizione competitiva contro il centrodestra. Pur di evitare quello che definisce uno scenario peggiore – Giorgia Meloni al Quirinale, Roberto Vannacci a Palazzo Chigi e Matteo Salvini al Viminale – Renzi si dice disposto a soprassedere sulle polemiche legate a Chiara Appendino, di cui pure ricorda il passato nell’alleanza giallo-verde e le difficoltà giudiziarie che ne condizionano l’eventuale ricandidatura. “Il mondo brucia e noi parliamo di Chiara Appendino. Qui c’è un governo che non sta facendo il bene dell’Italia. C’è un governo fallimentare che però può rivincere se la sinistra va divisa alle elezioni”, ha detto il leader di Italia Viva.

“Pur di non avere Meloni al Quirinale, Vannacci a Chigi e Salvini al Viminale io sono disponibile a fare un esercizio di santa pazienza ed evitare di ricordare ad Appendino tutto quello che lei ha fatto in questi anni. A cominciare dall’alleanza giallo-verde. Appendino che da condannata ha problemi con la ricandidatura non mi interessa. Meloni che vuole andare al Quirinale sì. Però c’è una cosa che voglio dire con franchezza. Ecco, io non ho alcuna voglia di andare in Parlamento con i voti dei 5s. Io ho già detto che se ci sarà la coalizione, e vinceremo, io rinuncio a entrare nei nomi blindati del premio. Non voglio stare in Parlamento grazie a Schlein o Conte. Io, se entro, ci entro con le mie idee, non con il loro seggio blindato. Spero che questa considerazione faccia chiarezza e, se mi permette, anche giustizia rispetto a tutte le polemiche infami che mi hanno lanciato dietro”.

Il campo largo e i centristi

L’ex premier mette quindi un paletto preciso sul proprio ruolo in un’eventuale coalizione: rifiuta l’idea di entrare in Parlamento grazie a un seggio blindato garantito da Elly Schlein o Giuseppe Conte, respingendo così le accuse di aver sacrificato le proprie posizioni politiche pur di ottenere una collocazione sicura in lista. Rivendica invece che a settembre, con l’uscita del suo libro “Quando c’era lei”, porterà al tavolo della coalizione contenuti e proposte concrete. “Nel campo largo ci sono Appendino, Salis, Bonelli. Il campo largo è fatto da Pd, M5s e Avs. Se vogliono andare da soli, auguri. Se vogliono vincere, devono allearsi con i riformisti, che sono diversi dal campo largo”, le parole di Renzi.

Interpellato sull’apertura di Schlein verso il centro, Renzi sostiene che la segretaria dem abbia fatto una scelta realistica. “Ha fatto bene. Conosce la politica e prima ancora la matematica. Io vorrei vincere. Quanto ai centristi: noi come Italia Viva-Casa Riformista abbiamo le firme, le risorse, una struttura organizzativa e una serie di risultati importanti alle regionali. Ci siamo. Siamo disponibili a mettere questa struttura a disposizione anche di altre forze. Ma una coalizione non è una caserma, ognuno deve essere e sentirsi libero. Sulla lista i cittadini ci troveranno come lista di centrosinistra riformista e garantista alternativa a Meloni cui abbiamo fatto un’opposizione durissima in questi anni”. Più tagliente il giudizio su Carlo Calenda, di cui Renzi ricorda gli ex alleati ormai transitati verso il centrodestra – da Enrico Costa a Mariastella Gelmini, da Mara Carfagna a Francesco Paolo Sisto – e di cui prevede un possibile rientro last minute nel centrosinistra, paragonando la dinamica a quanto già accaduto in passato con Enrico Letta.

L’affondo su Delmastro

Tra gli altri temi toccati, la norma anti-maranza. “Penso che il governo stia impazzendo dietro alle notizie. Per ogni fatto di cronaca, un decreto o un ddl. Davanti alla crisi sociale, culturale, educativa l’unica risposta che Meloni conosce è quella che funziona su Twitter. Comunque, prima dicono che la sicurezza è sotto controllo grazie a Piantedosi, poi che c’è un’emergenza sicurezza e dunque vogliono mettere al Viminale Salvini. Sono quanto meno contraddittori. Hanno fallito su tutto, dagli stipendi alle carceri”. Duro anche il giudizio sul caso Delmastro, che “ha aperto le bisteccherie e si è fatto una milizia privata con la penitenziaria. Ma nel frattempo lo stato ha perso il controllo delle prigioni. Folle!”.

Nulla a che vedere, dice lui, con la vicenda del Pd che negò l’accesso alle sue chat. “Io ho sempre detto che avrei messo a disposizione le chat. Non avevamo nulla da temere. Ma pretendevo che ci fosse una formale richiesta che il pm non volle fare, violando la Costituzione. Paragonare uno come lui, e tutto quello che ha fatto da Biella alla bisteccheria fino alle confidenze con Donzelli, a uno come me è roba da querela. Ma voglio essere buono: fa molto caldo, diamo la colpa all’afa”.

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Legge elettorale e Forza Italia

Sul fronte della legge elettorale, l’ex premier si dice convinto che le preferenze passeranno nonostante le resistenze di Forza Italia, e ipotizza che il partito guidato da Antonio Tajani finirà per cedere anche sulla soglia di sbarramento, tornando a una percentuale più bassa rispetto al 3% attualmente previsto. L’intervista si chiude su un fronte più culturale: dopo il taglio di due milioni di euro dell’Unione europea alla Biennale e le difficoltà professionali dello scrittore Pietrangelo Buttafuoco, privato del suo programma in Rai, Renzi esprime solidarietà:  “Voglio mandare un abbraccio a Buttafuoco. Il punto è che Giuli lo odia. E questo è un altro motivo per stimarlo tanto. Vede, questo paese tornerà a essere un paese normale solo quando Giuli ritornerà nel bosco con il flauto a suonare inni al dio Pan. Perché quello è il suo habitat naturale, non il Collegio romano”.

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