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Cronache
Ebola, 4 casi sospetti a Parigi. Allarme Usa: "Epidemia come l'Aids"
 

Ebola: autorità Usa, è la sfida piu' grande dall'Aids

L'epidemia di ebola rappresenta la sfida piu' grande dalla comparsa dell'Aids: e' l'allarme lanciato dalla massima autorita' sanitaria Usa, Thomas Frieden, direttore dei Centri americani per il Controllo e la Prevenzione della Malattia (Cdc) con sede ad Atlanta. "Direi che, in trent'anni di lavoro nella sanita' pubblica, l'unica situazione simile a questa e' stata quella con l'Aids", ha spiegato Frieden, sottolineando che il ritmo di diffusione della malattia e' simile a quello della fase iniziale della sindrome da immunodeficienza acquisita. Il numero uno della sanita' Usa parlava a Washington, al forum ad alto livello per fare il punto sull'epidemia a cui partecipano tra gli altri i vertici di Onu, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, oltre ai presidenti dei Paesi piu' colpiti dalla micidiale malattia. "Sara' una lunga battaglia", ha aggiunto, "e dobbiamo lavorare ora in modo che, per il mondo, non sia una nuova Aids".

GUARDA IL VIDEO/ EBOLA, SCENDE IN CAMPO ANCHE IL MINISTRO LORENZIN: "LA DIFFUSIONE PUO' ESSERE SCONGIURATA SOLO CON IL RISPETTO DEL PROTOCOLLO DI SICUREZZA

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

"Non dobbiamo creare allarmismi ma nemmeno sottovalutare il rischio. Le misure di sicurezza devono essere aumentate e portate al massimo". Giovanni Maga, direttore della sezione di Enzimologia del Dna e Virologia molecolare dell’Istituto di Genetica molecolare del Cnr, spiega rischi e rimedi per Ebola in un'intervista ad Affaritaliani.it.

Dottor Maga, il virus Ebola è arrivato negli Usa e in Europa. Dobbiamo preoccuparci anche in Italia?

Per adesso in Italia non ci sono casi di malati ricoverati per Ebola, al contrario di altri Paesi. Si tratta comunque di casi importate, persone che sono state rimpatriate oppure tornate a casa col virus. Nel caso degli Usa si è trattato di un'infezione causata da una serie di errori umani: la poca chiarezza, la superficialità dei medici. Per ora quel caso non ha portato a nessun'altra infezione accertata ma è comunque un campanello d'allarme che deve essere recepito. Le procedure di sicurezza devono essere migliorate.

Ci sono casi anche in Spagna...

Il caso accertato in Spagna è più evidente. Ci sono stati degli errori di un operatore sanitario che non ha aderito al protocollo. Non è possibile allentare l'attenzione con un focolaio come questo ancora in atto. In Italia il rischio di importare dei casi è al momento molto basso e si aggira intorno al 5 per cento. Non dobbiamo creare allarmismi ma nemmeno sottovalutare la situazione. Fino a che la diffusione della malattia non si sarà esaurita le misure di sicurezza devono essere aumentate e portate al massimo.

A che livello sono le misure di sicurezza in Italia?

Mi sembra che per ora abbiano funzionato bene. Ci sono stati falsi allarmi ma questo è un fatto positivo perché così riusciamo a intercettare casi sospetti, che poi molto spesso si rivelano essere casi di malaria. Al momento il nostro sistema funziona anche se non è mai stato testato con un paziente infetto. Speriamo, ovviamente, che non succeda ma l'attenzione deve restare sempre molto alta.

Ma in che modo si contrae il virus?

Il virus può essere trasmesso solamente nella fase acuta, quando nel suo sangue, nel liquido seminale e, in misura minore, nella saliva del malato è presente il virus. Il virus lo conosciamo da 40 anni, certamente si sa che, per esempio, toccare il sangue fresco di un paziente può portare alla trasmissione del virus. Nel caso di contatto con la pelle, come per esempio stringersi la mano, il rischio è bassissimo. C'è una certa pericolosità invece nel caso della saliva, quindi per esempio si rischia bevendo dallo stesso bicchiere di un malato. Poi si corrono grandi rischi attraverso i rapporti di sessuale. La cosa più importante per scongiurare la trasmissione comqune è curare i pazienti in reparti controllati con altissima protezione.

LA CRONACA/ Sette ricoveri in Spagna, tre in Germania. Secondo caso sospetto negli Usa. E scatta la fobia anche nel mondo del calcio

Quanto è alto il rischio di contrarre il virus andando in Africa? Ci sono per esempio molti club di calcio preoccupati perché dei loro giocatori dovranno andare a giocare la Coppa d'Africa...

Per tutti gli 11 mesi dell'epidemia l'Oms non ha mai specificamente chiesto una restrizione dei viaggi perché il rischio non è così alto. E' chiaro che se si mandano delle persone, siano turisti o calciatori, in zone molto attive per il virus queste persone devono essere preparate e informate sui rischi nel migliore dei modi. In questo caso i calciatori devono evitare comportamenti rischiosi che possono esporli al contagio. Il signore americano che poi è morto, per esempio, ha contratto il virus dopo aver caricato in macchina una donna incinta con la malattia in stato avanzato per portarla in ospedale. La cosa importante dunque è fare attenzione e informarsi adeguatamente.

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