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Ebola, via alla sperimentazione sul sangue dei guariti. Lorenzin: “Più controlli in Italia”

Ebola, via alla sperimentazione sul sangue dei guariti. Lorenzin: “Più controlli in Italia”
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Non è un vaccino, ma un’altra strada che vale la pena percorrere per cercare di sconfiggere il virus. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dato la sua autorizzazione a procedere alla nuova sperimentazione su sangue e plasma di chi è guarito dal virus Ebola. Intanto si è scoperto che la seconda infermiera contagiata in Texas è salita in aereo quando aveva già qualche linea di febbre. E il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “In Italia aumentiamo i controlli ma il rischio è basso”
 

Non e’ un vaccino, ma un’altra strada che vale la pena percorrere per cercare di sconfiggere l’Ebola. L’Organizzazione mondiale della sanita’, proprio in questi giorni, ha dato la sua autorizzazione a procedere ad una nuova sperimentazione basata sul concetto di ‘immunoterapia passiva’, cioe’ sul trasferimento di anticorpi – attraverso un percorso sicuro di donatori di sangue e plasma- nei pazienti affetti dalla malattia. Alla sperimentazione, che coinvolgera’ un gruppo di lavoro di fama internazionale, partecipera’ anche Giuliano Grazzini, direttore del Centro Nazionale Sangue e membro del gruppo consultivo di esperti in Medicina Trasfusionale dell’Oms”. Per saperne di piu’ lo abbiamo intervistato.

Non si trattera’ di un vaccino, ma di ‘un’opportunita’ terapeutica empirica’. Perché è importante fare questa precisazione?

“È assolutamente necessario precisare che quello di cui stiamo parlando e’ – come lo ha definito l’Oms – un trattamento empirico che non ha ancora evidenze scientifiche solide. In poche parole, si tratta di un’opportunita’. Detto questo, nell’ambito di una malattia che oggi non presenta nessuna possibilita’ di trattamento, credo che anche qualcosa di empirico naturalmente valga la pena di essere considerato”. In cosa consisterà esattamente la sperimentazione? “Il trattamento si basera’ sul concetto di ‘immunoterapia passiva’, gia’ applicata con successo per il trattamento di una varieta’ di agenti infettivi. In pratica, si tratta di infondere il sangue, preferibilmente il plasma, di chi e’ guarito dalla malattia (che contiene gli anticorpi anti-virus Ebola) a chi e’ malato, per trasmettergli questa immunita’ al virus e aiutarlo a combattere l’infezione. Solo i pazienti con malattia da virus Ebola confermata, meglio se nelle sue fasi iniziali, dovrebbero essere candidati a ricevere le trasfusioni di sangue o plasma come terapia empirica”.

Quali saranno i soggetti che potranno donare sangue e plasma?

“Quelli che presentano uno stato fisico banalmente idoneo a poter effettuare una donazione. Nello specifico, tali soggetti devono essere clinicamente asintomatici, devono essere stati dimessi dal centro di cura da almeno 28 giorni, e devono essere risultati negativi due volte alla ricerca del virus Ebola eseguita mediante test dell’acido nucleico (NAT). I due campioni per la ricerca, inoltre, devono essere raccolti ad almeno 48 ore di distanza e i risultati dei test devono essere negativi su ciascun campione. Le cartelle cliniche dei pazienti guariti da malattia da virus Ebola, infine, devono essere riesaminate prima del definitivo giudizio d’idoneita’ alla donazione”.

C’e’ il rischio che tale donazione, come accade in alcuni Pesi, possa diventare un mercato?

“Con questa domanda colgo l’occasione per sottolineare che naturalmente siamo nell’ambito di un circuito di donazione assolutamente volontaria, per la quale il convalescente donatore non riceve alcuna remunerazione. Quando un paziente guarito e’ stato identificato come potenziale donatore, deve ovviamente essere informato in maniera esaustiva per poter esprimere il proprio consenso alla donazione. Il paziente trattato, poi, verra’ monitorato attraverso un protocollo di controllo anche sull’innocuita’ della trasfusione che ricevera’. Non solo: sia i dati clinici di accertamento dell’idoneita’ del convalescente donatore sia quelli del malato trattato saranno tutti registrati e messi a disposizione della comunita’ scientifica”.

Una settimana fa, intanto, e’ comparsa una notizia riguardante un vaccino di matrice italiana ‘scelto’ dagli Usa: solo una bufala?

“Quella notizia e’ stata smentita. Quindi, francamente, penso proprio di si’…”.

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USA: 2° INFERMIERA SALI’ SULL’AEREO – La seconda infermiera contagiata dall’ebola in Texas e’ salita su un aereo, lunedi’ scorso, quando aveva gia’ qualche linea di febbre: lo ha rivelato una fonte dell’Amministrazione Usa e la notizia non fa che aumentare le preoccupazioni sulla risposta che le autorita’ sanitarie americane hanno dato all’emergenza.

L’infermiera, Amber Vinson, volo’ da Cleveland a Dallas lunedi’, il giorno prima che le venisse diagnosticato il micidiale virus. La donna aveva gia’ qualche linea di febbre (37,5 gradi), ma meno della soglia di 38 gradi indicata dal Cdc (il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta) come ‘semaforo rosso’ per un viaggiatore; e cosi’ riusci’ a imbarcarsi. Le probabilita’ che gli altri passeggeri a bordo siano rimasti infettati sono molto basse, ha precisato il direttore dei Cdc, Thomas Frieden, perche’ comunque a bordo la Vinson non vomito’ ne’ sanguinava, ma la donna non doveva essere a bordo.

Oggi al Congresso americano ci sara’ un’audizione dei responsabili sanitari sulla riposta data dal sistema all’emergenza: lo stesso Frieden ed altri funzionari saranno chiamati a testimoniari e sfilera’, tra gli altri, anche Daniel Varga, direttore clinico di Texas Health Resources, il consorzio sanitario a cui appartiene l’ospedale Presbiteriano di Dallas, in cui fu curato l’ormai famoso ‘paziente zero’, Thomas Duncan. Varga, che ha gia’ diffuso ai media locali il documento scritto che leggera’ dinanzi alla Camera dei Rappresentanti, ha ammesso che ci furono “errori” nella gestione di ebola quando arrivo’ il liberiano, contagiato da virus e morto l’8 ottobre.

Nel frattempo la Vinson e’ stata ricoverata in isolamento: nella notte italiana l’infermiera e’ stata trasferita all’Emory University Hospital di Atlanta, in aeroambulanza, e li’ sara’ curata in un apposito reparto in isolamento. Le immagini televisive l’hanno mostrata mentre, con le sue proprie gambe, scendeva dall’ambulanza e varcava la soglia dell’ospedale, accompagnata da un operatore sanitario, entrambi con gli indumenti protettivi. Vinson prese un volo per Cleveland, in Ohio, da Dallas, venerdi’; e rientro’ a Dallas, lunedi’, gia’ febbricitante, a bordo di un volo Frontier Flight delle 11:43. i Cdc hanno chiesto a tutti i 130 passeggeri di quel volo di contatttare una ‘linea verde’ per comunicare la loro presenza.