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Economista anti-sprechi, interista e premier per un giorno: chi è Carlo Cottarelli, l’ex Pd che Calenda vorrebbe sindaco di Milano

Dalla spending review al quasi-governo del 2018, dal Pd lasciato dopo l’arrivo di Schlein alla possibile carta riformista per Palazzo Marino: storia pubblica e privata dell’economista cremonese, interista e liberaldemocratico

Economista anti-sprechi, interista e premier per un giorno: chi è Carlo Cottarelli, l’ex Pd che Calenda vorrebbe sindaco di Milano
Carlo Cottarelli

“Il candidato sindaco di Milano? Non me l’ha chiesto nessuno, ma se me lo chiedessero ci penserei. In questo momento però mi sembra improbabile”. Carlo Cottarelli non annuncia una candidatura, non apre formalmente una campagna elettorale e non scioglie alcuna riserva. Però, nel lessico prudente dell’economista cremonese, quella frase pronunciata al Teatro Franco Parenti durante la presentazione di Europeisti.eu basta a riaprire un dossier politico: quello del possibile spazio per una candidatura riformista, liberale ed europeista fuori dagli schemi più tradizionali del centrosinistra.

Subito dopo, Cottarelli ha provato a ridimensionare il peso della risposta: “Non è il momento”. Ma il segnale resta. Perché il suo nome circola da tempo nell’area moderata e riformista come possibile figura capace di parlare a un elettorato milanese che guarda con diffidenza sia alla destra sia a un Pd percepito, dopo l’arrivo di Elly Schlein, come troppo spostato a sinistra. Non a caso, l’ex senatore dem si definisce senza troppe acrobazie: “Io sono centrista, un liberal democratico”.

Cottarelli, suggestione che Calenda accarezza almeno dal 2025

L’idea di Cottarelli candidato sindaco di Milano non nasce ieri. Il precedente più chiaro risale al giugno 2025, quando già Carlo Calenda lo indicò come possibile profilo per il dopo Sala. Il leader di Azione parlò di Cottarelli come di un “ottimo nome”, rilanciando quello che negli ambienti riformisti veniva già considerato un vecchio cavallo di battaglia: un candidato tecnico-politico, credibile sul piano amministrativo, moderato nei toni e riconoscibile per l’elettorato europeista.

Anche allora Cottarelli rispose con prudenza: “Sinceramente non lo so, uno deve sapere cosa va a fare, avere un programma, non ci ho ancora pensato. Non è una cosa semplice e ci sono ancora due anni. Ma sinceramente non ci sto pensando. Comunque è sempre bello quando qualcuno ti propone per una carica importante. Chi vivrà vedrà”. A distanza di un anno, la formula è cambiata appena: da “chi vivrà vedrà” a “se me lo chiedessero ci penserei”. Non è una discesa in campo, ma neppure una porta chiusa.

Il precedente della Regione Lombardia

Prima di Milano, c’era stata la Lombardia. Il nome di Cottarelli era circolato anche per la presidenza della Regione, in vista delle elezioni del 2023. Già nel 2021 era indicato tra i possibili candidati del centrosinistra per il Pirellone, insieme ad altri profili come Emilio Del Bono, Giuliano Pisapia e Pierfrancesco Maran. L’idea era quella di un candidato capace di tenere insieme Pd, riformisti e area civica, rendendo più competitiva la sfida al centrodestra.

Poi arrivò la campagna per le Politiche del 2022. Cottarelli fu candidato al Senato nel collegio uninominale Lombardia 11, quello di Cremona, sostenuto dalla coalizione di centrosinistra in quota Pd. Ottenne il 27,37% dei voti e arrivò secondo dietro Daniela Santanchè, candidata del centrodestra. Entrò comunque a Palazzo Madama grazie al proporzionale, come capolista del Partito Democratico nel collegio plurinominale Lombardia.

Quando, pochi mesi dopo, il Terzo polo scelse di sostenere Letizia Moratti nella corsa alla Regione, lo schema largo immaginato attorno a Cottarelli venne meno. Lui stesso spiegò che avrebbe preso seriamente in considerazione la candidatura solo davanti a “una proposta da un’alleanza ampia e con una condivisione forte di programma”. Le condizioni politiche non c’erano più. Il centrosinistra scelse Pierfrancesco Majorino, mentre Cottarelli restò per poco ancora in Senato.

L’addio al Senato ed al Pd di Schlein

La parabola parlamentare di Cottarelli è stata infatti breve. Entrato a Palazzo Madama nell’ottobre 2022, annunciò le dimissioni nel maggio 2023. La ragione ufficiale fu l’incarico offerto dall’Università Cattolica per dirigere un programma di educazione alle scienze sociali ed economiche rivolto agli studenti delle scuole superiori, incarico ritenuto incompatibile con il seggio da senatore. L’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica oggi presenta infatti il Programma di Educazione per le Scienze Economiche e Sociali, diretto da Cottarelli, come un percorso rivolto agli studenti delle scuole secondarie.

Ma la scelta aveva anche un significato politico. In una lettera a Repubblica, Cottarelli spiegò il disagio per la nuova linea del Pd dopo l’elezione di Elly Schlein: “È innegabile (basta vedere la composizione della nuova Segreteria) che l’elezione di Elly Schlein abbia spostato il Pd più lontano dalle idee liberaldemocratiche in cui credo”. Aggiunse di stimare Schlein e di non ritenere sbagliato il suo spostamento a sinistra, ma di sentirsi distante su temi come Jobs Act, Superbonus, termovalorizzatori, gestazione per altri, nucleare e ruolo del merito.

Cottarelli premier per un giorno nel 2018

Ma il momento in cui Carlo Cottarelli è entrato davvero nell’immaginario politico nazionale è ancora precedente e data 28 maggio 2018. Dopo le elezioni politiche del 4 marzo, il tentativo di formare il primo governo tra Movimento 5 Stelle e Lega si incagliò sulla nomina di Paolo Savona al ministero dell’Economia. Giuseppe Conte rimise l’incarico e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella convocò Cottarelli al Quirinale. Il 28 maggio 2018 Mattarella gli conferì l’incarico di formare il governo, Cottarelli accettò con riserva. La nota ufficiale del Quirinale registrò il passaggio in modo sobrio: il presidente ricevette il dottor Carlo Cottarelli e gli conferì l’incarico di formare il governo. Le cose non andarono in quella direzione. Già il 31 maggio Cottarelli rimise il mandato, essendosi ricreate le condizioni per un governo politico: nacque così il primo governo Conte.

In quei giorni tornò celebre una sua battuta di poche settimane prima. A chi gli chiedeva se potesse essere chiamato a Palazzo Chigi, aveva risposto: “A me sembra più probabile che mi chiamino nell’Inter a giocare al posto di Icardi, come centroavanti”.

Da Cremona al Fondo monetario internazionale

Carlo Cottarelli è nato a Cremona il 18 agosto 1954. Si è laureato in Scienze economiche e bancarie all’Università di Siena e ha poi conseguito un master in Economics alla London School of Economics. La sua carriera comincia alla Banca d’Italia, dove lavora dal 1981 al 1987 nel servizio studi, occupandosi di questioni monetarie e finanziarie. Dopo una breve esperienza all’Eni, nel 1988 entra al Fondo monetario internazionale.

È al FMI che Cottarelli costruisce la parte più importante della sua reputazione professionale. Lavora in diversi dipartimenti, si occupa di Europa, mercati monetari e capitali, strategia, politica economica, revisione e soprattutto affari fiscali. Dal 2008 al 2013 dirige il Fiscal Affairs Department, il dipartimento del Fondo dedicato alle politiche di bilancio. In quegli anni segue dossier internazionali complessi, coordina analisi sui conti pubblici e contribuisce alla redazione del Fiscal Monitor, uno dei principali rapporti del Fondo monetario.

La sua cifra diventa quella del tecnico capace di rendere leggibili i numeri della finanza pubblica. Rigore, sostenibilità del debito, disciplina fiscale, ma anche capacità di spiegare al grande pubblico perché deficit, spesa e crescita non siano concetti astratti da convegno, bensì pezzi molto concreti della vita quotidiana di uno Stato.

Mister spending review

Nel 2013 Cottarelli torna in Italia come commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, nominato dal governo Letta. Da quel momento, per tutti, diventa “Mister spending review”. Il suo compito è individuare sprechi, inefficienze e possibili risparmi nella pubblica amministrazione, negli enti pubblici e nelle società controllate. Il piano prevede interventi su partecipate, acquisti, auto blu, organizzazione delle forze di polizia, illuminazione pubblica, pensioni alte e molti altri capitoli della spesa.

Il lavoro di Cottarelli incontra però resistenze fortissime. Alcune proposte entreranno negli anni successivi nelle manovre di bilancio, altre resteranno sulla carta. Nel 2014 lascia l’incarico per tornare al Fondo monetario internazionale come direttore esecutivo nel board. Dal 2017 assume poi la guida dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano, diventando una delle voci più ascoltate nel dibattito su debito, deficit, pensioni, tasse e promesse elettorali.

Libri, televisione e battaglie sui conti: il Cottarelli divulgatore

Cottarelli è anche autore di libri divulgativi sui problemi strutturali dell’economia italiana. In testi come “Il macigno” e “I sette peccati capitali dell’economia italiana” ha insistito su alcuni temi ricorrenti: l’elevato debito pubblico, la bassa crescita, la debole produttività, la burocrazia, l’evasione fiscale, l’inefficienza della spesa, la difficoltà di fare riforme coerenti e durature.

Il suo pensiero economico è riconducibile a una cultura liberaldemocratica e rigorista, attenta alla sostenibilità dei conti pubblici ma non estranea al tema della giustizia sociale. Negli anni ha collaborato con diversi giornali, è stato ospite fisso di “Che tempo che fa” e ha portato in televisione il suo stile asciutto, quasi professorale, ma comprensibile.

La vita privata: la famiglia, la chitarra, Guccini e l’Inter

Cottarelli è molto riservato sulla vita privata. È sposato con Miria Pigato, economista e dirigente della Banca Mondiale, esperta di economia dell’Africa subsahariana. La coppia ha due figli e ha vissuto per oltre venticinque anni tra Washington e Londra, negli anni della lunga carriera internazionale di Cottarelli.

Chi lo conosce lo descrive come un grande lavoratore, pignolo, rigoroso. Ma il ritratto privato contiene anche elementi meno prevedibili. Ama la chitarra, gli piace suonare e cantare con gli amici. Il suo pezzo forte, secondo quanto viene raccontato, è “La locomotiva” di Francesco Guccini. Poi c’è l’Inter. Cottarelli è un tifoso nerazzurro appassionato e dal 2018 è presidente di Interspac, società nata con l’obiettivo di promuovere un progetto di azionariato popolare a favore del club.