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Cronache
Elettroshock

L’elettroshock “è persino preferibile, rispetto ai farmaci, per le donne in gravidanza”, questa l’agghiacciante dichiarazione riportata dalla stampa locale del Direttore del Dipartimento di Salute Mentale Giampaolo Minnai. Dopo l’inquietante iniziativa del Dipartimento di Salute Mentale di Oristano che pochi giorni fa ha organizzato un convegno per rilanciare la barbara pratica dell’elettroshock, il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ha deciso di intraprendere una serie di iniziative, inclusa la segnalazione alle autorità competenti, al fine di difendere le persone affette da disagio mentale.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il convegno sull’elettroshock organizzato all’ospedale “San Martino” di Oristano appare essere una sfacciata promozione di questa “pratica” che, tra l’altro, viene effettuata proprio in tale sede. L’opera di disinformazione attuata dagli organizzatori è sconvolgente. Per prima cosa l’uso stesso della parola “terapia elettroconvulsivante (TEC)” è fuorviante, dato che si tratta sempre e comunque di un elettroshock camuffato con farmaci bio-rilassanti che rendono la procedura meno sgradevole alla vista, ma certamente non meno dannosa.

E un altro mito diffuso dagli organizzatori è che l’elettroshock non sia redditizio. A questo proposito ci chiediamo quali siano gli introiti dell’ospedale per gli elettroshock amministrati nello stesso e soprattutto chi abbia finanziato il convegno. Il nostro comitato ha informato anche la dirigenza di CittadinanzAttiva in merito al loro presunto sostegno all’elettroshock pubblicizzato alla stampa locale. Ci risulta infatti che Cittadinanzattiva assieme a Libera, Unasam, Legacoopsociali aderisca alla campagna di Psichiatria democratica “No elettroshock” che si batte contro tale pratica disumana, distruttiva e altamente lesiva dei diritti dei pazienti. Nelle parole degli organizzatori riportate dalla stampa, fioccano anche altre affermazioni prive di fondamento in cui, a dispetto del recente documento delle Nazioni Unite che include l’elettroshock tra gli strumenti di tortura, si sostiene addirittura che l’elettroshock abbia “meno effetti collaterali e migliori risultati clinici” o addirittura che “migliori l’attività cerebrale e dia migliori effetti sul sistema nervoso centrale”.

Ci auguriamo che queste affermazioni vengano smentite e chiarite esaurientemente dagli interessati. Infatti, uno studio del 14 marzo 2010 “L’efficacia della terapia elettroconvulsivante: una revisione della letteratura” di John Read (Dipartimento di Psicologia, Università di Auckland – Nuova Zelanda) e Richard Bentall (Dipartimento di Psicologia, Università di Bangor, Galles – Regno Unito) è giunto a queste conclusioni: «Una revisione precedente, opera di uno degli autori di questo testo (Read, 2004), giunse alla conclusione che: “Non esiste assolutamente nessuna prova che questa terapia abbia alcun beneficio per nessuno che duri più di qualche giorno. L’ECT non previene il suicidio. Il beneficio che alcuni possono trarne nel breve periodo semplicemente non giustifica correre i rischi che la terapia comporta.”

Non c’è assolutamente nessuna prova del fatto che la terapia abbia effetti benefici per alcuna persona oltre il periodo del trattamento, o che prevenga il suicidio. Il brevissimo beneficio ottenuto da una piccola minoranza non può giustificare i rischi significativi a cui sono esposti tutti i pazienti sottoposti a ECT.» Secondo la nota del Ministero della sanità alle regioni del 15 febbraio 1999 la letalità della TEC è di circa 2-3 per 100 mila applicazioni somministrate e di 1 per 10 mila pazienti trattati. Sono state poi riscontrate lesioni celebrali, perdita di memoria (a volte transitoria) e di identità e, comunque, nell'80 per cento dei casi il paziente è soggetto a ricadute. L'elettroshock, pertanto, ben lungi dall'essere una terapia efficace, si caratterizza per l'invalidazione intellettiva e sociale che provoca ai pazienti, degradandone la dignità e compromettendone il reinserimento nella collettività. Il nostro comitato continuerà l’opera di segnalazione e informazione, finché gli organizzatori del convegno non saranno stati correttamente sanzionati per la loro opera di disinformazione, e questa pratica brutale non sarà stata abolita in tutta la Sardegna e nel resto d’Italia.

Silvio De Fanti

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

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