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Cronache
Elezioni Roma, Bertolaso ci pensa: "Ho un piano inattuabile: la rivoluzione"

di Alessio Garofoli

Oggetto del desiderio del centrodestra (tranne Fdi) che per le elezioni di Roma ha bisogno di un nome di peso ha più volte risposto "no, grazie". Eppure, corteggiato tutti i giorni forse Guido Bertolaso al Campidoglio comincia a pensare se, dagli schermi di La7, a L'aria che tira, proclama: "Il mio programma sarebbe irrealizzabile, farei la rivoluzione".

Che tipo di rivoluzione? A sentirla enunciata si potrebbe definire civica ed europea: "Centro storico chiuso alle auto normali e alle auto blu, termovalorizzatore per bruciare i rifiuti, idrogeno verde per far circolare mezzi pubblici, autovelox lungo l'Olimpica, la Colombo, l'Ostiense... un delirio di interventi, ganasce per chi parcheggia in seconda fila... ci sarebbe tolleranza zero, un programma irrealizzabile, che mi metterebbe contro tutto e tutti". E su questo ci sono pochi dubbi. Ma Bertolaso dice di più: per lui amministrare la Capitale sarebbe come "giocare ogni giorno una finale di Champions". Per i romani, invece, "sarei un incubo" perché "non sono una persona facile, non sono propenso alla mediazione e al compromesso". E in effetti il ricordo più vivido che di Bertolaso resta nell'Urbe è quello dell'emergenza causata dalla piena del Tevere nel novembre del 2008: quando, ancora capo della Protezione civile, mise in ombra l'allora sindaco Gianni Alemanno, fresco di elezione, che probabilmente non era felice dello straripare televisivo di Guido che doveva evitare lo straripamento del fiume.

Anche se che allora "valutammo la possibilità di far saltare ponte Sant'Angelo", che con le arcate ostruite da imbarcazioni portate via dalla furia dell'acqua rischiava di creare una pericolosa diga nel cuore della città, quello Bertolaso avrebbe fatto meglio a ometterlo. Tanto più che per fortuna non furono necessari tanto decisionismo e tanta devastazione nei confronti di un monumento lasciatoci dall'imperatore Adriano e già mutilato dai Savoia per tirare su i muraglioni. Ma la rivoluzione, si sa, non è un pranzo di gala. Forse è proprio perché, come afferma lui stesso, Bertolaso non è incline a mediazioni e compromessi che secondo Calenda se fosse eletto gli farebbero fare la fine di Ignazio Marino, un altro che non voleva mediare ma fare e s'è visto com'è andata. "Con Carlo Calenda siamo amici, ci stimiamo e ci scambiamo anche idee e proposte. Lui forse lo dice perchè non vuole avermi come concorrente, perchè sa benissimo che Bertolaso e Marino, che stimo moltissimo come medico, sono due persone completamente agli antipodi", replica Bertolaso. Aggiunge: "Io sono uno che se si mette in testa di fare una cosa la fa. E la mia storia, dal termovalorizzatore di Acerra, al Giubileo del 2000, sta lì a dimostrare che la porto fino in fondo e la faccio". Vuol dire che, domanda fatta per la ventesima volta, si candida? "Lo deve chiedere alla mia nipotina Aurora. Meno male che sta all'estero ed è difficile da raggiungere". Chissà che Tajani e Salvini non la raggiungano.

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