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Cronache

 

Il mistero di Emanuela Orlandi va avanti da 30 anni. Ma continuano ancora a susseguirsi i colpi di scena. Questa volta, come scrive Pino Nicotri su Blitz Quotidiano, Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, se la prende con Raul Bonarelli, vicecapo della Vigilanza vaticana ai tempi della scomparsa della giovane.

E spunta un'intercettazione telefonica del 12 novembre 1993 nel corso della quale l’allora vicecapo della Vigilanza vaticana ricevette l’ordine dai piani alti del Vaticano di mentire al giudice istruttore Adele Rando che lo aveva convocato per interrogarlo come testimone: “Non dire che la Segreteria di Stato ha indagato. Di’ che siccome la ragazza è scomparsa in territorio italiano, la competenza delle indagini è della magistratura italiana e non del Vaticano”.

La voce al telefono, scrive Nicotri, era quella di monsignor Bertani, “cappellano di Sua Santità”, affiancato dal diretto superiore di Bonarelli, il capo della Vigilanza, Camillo Cibin. I magistrati inquirenti avevano convocato Bonarelli per interrogarlo come testimone, partendo da tutt’altra faccenda, quella della scomparsa, quasi contemporanea a Emanuela, di Mirella Gregori, e così hanno scoperto che Bonarelli, da loro convocato come testimone, aveva ricevuto dal Vaticano l’ordine di tacere e di tacere proprio riguardo la Orlandi.

In quell'occasione, incalzato dai magistrati che gli chiedevano spiegazioni, Bonarelli non ne seppe dare, motivo per cui venne indiziato del reato di concorso in sequestro di persona. Poi la cosa cadde per motivi procedurali. Ora però il caso torna di attualità. Fino al prossimo colpo di scena.

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