Eurovision: stando a un’inchiesta del New York Times, il governo di Israele si sarebbe messo in moto per utilizzare l’evento come strumento di propaganda e avrebbe anche influenzato l’esito della competizione
Da qualche anno a questa parte la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest, l’evento televisivo non sportivo più seguito al mondo, ha suscitato forti polemiche. In molti infatti ritengono che gli artisti israeliani non dovrebbero esibirsi come segno di protesta nei confronti dell’eccidio di civili che sta avvenendo a Gaza. Stando a quanto si afferma in una inchiesta del New York Times, però, Israele ritiene l’Eurovision Song Contest un evento di grande importanza per promuovere la sua immagine nel mondo e avrebbe anche avviato una campagna strutturata per influenzare la competizione.
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Secondo quanto afferma il quotidiano statunitense, alti funzionari del governo guidato da Benjamin Netanyahu avrebbero contattato diverse emittente pubbliche e dirigenti televisivi europei per evitare una possibile esclusione di Israele dall’Eurovision. Questa mossa “diplomatica” sarebbe partita tra l’autunno e l’inverno scorsi, quindi ben prima che scoppiassero la proteste per escludere il Paese dalla competizione.
Alcune televisioni, infatti, avevano minacciato di boicottare l’evento in segno di protesta contro la guerra a Gaza. Altre emittenti, invece, denunciavano forti interferenze del governo israeliano nel voto popolare attraverso una campagna online ben strutturata e pervasiva. “Sono un po’ sorpreso che sia una questione di cui si stia occupando l’ambasciata”, scriveva lo scorso dicembre Stefan Eiriksson, direttore dell’emittente pubblica islandese, in una mail di risposta a un diplomatico israeliano interessato a discutere della questione dell’Eurovision. Islanda, Irlanda, Paesi Bassi, Spagna e Slovenia hanno poi confermato il boicottaggio dell’edizione di quest’anno.
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Nella ricostruzione del New York Times, Israele avrebbe investito almeno un milione di dollari in promozione legata all’evento canoro europeo. Parte di questo denaro sarebbe arrivato anche dall’ufficio governativo che si occupa della promozione del Paese all’estero. Lo stesso direttore dell’Eurovision, Martin Green, ha ammesso al quotidiano americano che le iniziative che Israele ha messo in atto l’anno scorso per sostenere i suoi artisti siano state “eccessive”. Green comunque ha negato che queste abbiano alterato il risultato finale del concorso.
Il New York Times, però, sulla base di documenti interni, dati di voto e oltre 50 interviste, sostiene che la campagna di Israele ha effettivamente inciso sul televoto anche in Paesi dove l’opinione pubblica è fortemente critica nei confronti di Tel Aviv. Bastavano infatti pochi voti pilotati per sconvolgere completamente le classifiche e favorire un miglior posizionamento. Dall’indagine non sono comunque emerse manipolazioni illegali tramite bot o strumenti informatici simili come sostenevano alcuni.

